martedì 11 novembre 2008

Le parole tradite

Su Lavoce.info (URL: ), che è un sito fondato e curato da molti importanti economisti e “scienziati sociali” in generale, c’è un commento di Edoardo Vianello sull’elezione di Obama che, rifacendo la storia delle elezioni americane, ad un certo punto recita: “[…] Dal 1980, la politica americana è stata dominata dall’alleanza costituita da Reagan. La base politica (“silent majority”) ha appoggiato questo programma economico e sociale molto conservatore. Lo stesso Clinton ha continuato molte politiche dei sui immediati predecessori. Per rafforzare le sue credenziali moderate, l’allora candidato Clinton diede il via libera per giustiziare un infermo di mente che si trovava nel braccio della morte in una prigione dell’Arkansas[…]”.
Credenziali moderate? Uno che fa giustiziare un infermo di mente?
Ecco, tra i tanti regali che tra poco chiederemo a Babbo Natale mi sa che dovremmo mettere anche un bel miracolo che restituisca alle parole il loro vero significato; da ormai molti anni a questa parte, infatti, accade che si separi sistematicamente la realtà dalla sua rappresentazione, per far digerire l’indigeribile a elettori, consumatori e lavoratori*. E così le guerre sono diventate operazioni di pace (peace enforcing), la tortura una “tecnica speciale di interrogatorio”, gli insulti razzisti “carinerie”, i repubblichini fascisti di Salò sono combattenti per la patria e uno morto latitante come Craxi è stato insignito dello status di esiliato. E ancora, questo gioco è capace di trasformare la Resistenza in una oscura pagina di guerra civile partigiana, un mafioso in un eroe (prerequisito essenziale: aver fatto lo stalliere del presidente del consiglio), il divieto di ricerca sulle cellule staminali in tutela della vita e chissà, magari anche la cacca in cioccolata (però assaggiate prima voi, io sono un po’ debole di stomaco).
Una volta un moderato era uno magari un po’ grigio, di quelli che difficilmente li vedevi in jeans ma neppure in giacca e cravatta; prediligevano il gileino di lana beige sopra la camicia e i pantaloni di flanella, andavano ogni tanto a messa la domenica e soprattutto erano costantemente impegnati a cercare la via di mezzo in ogni cosa, idealizzando quell’aurea mediocritas che cantava Orazio ed era però una cosa molto diversa dalla mediocrità come la intendiamo oggi. Del resto, la moderazione dovrebbe essere la qualità di chi rifugge dalle posizioni estreme, a rigor di logica. E allora, che c’entra con la moderazione uno che manda al patibolo una persona non in grado di intendere di volere? Anzi, come fa a definirsi moderato uno che è disposto a mettere a morte un altro, indipendentemente da chi è quell’altro?
La battuta di Moretti in Palombella Rossa è diventata un tormentone, negli anni: “chi parla male pensa male, e chi pensa male vive male!”, ma un sacco di gente proprio non ha capito quanto sia vera. Il linguaggio che usiamo, tra le tante altre cose, contribuisce a formare il nostro modo di pensare al livello più basso, quello di cui noi stessi siamo meno consapevoli, impregna le cose che diamo per scontate; e questo spiega cosa è probabilmente accaduto al povero Edoardo Vianello, l’estensore del pezzo che ho citato prima: a forza di sentir qualificare come moderati gli esponenti di un’accolita di pazzi che hanno portato l’Occidente in guerra e l’economia alla rovina, si deve essere convinto anche lui che gli estremisti sono gli altri, quelli che le guerre non le vorrebbero e possibilmente il prossimo vorrebbero evitare di ammazzarlo anche a casa propria.


* queste tre categorie dovrebbero in realtà saldarsi come le componenti di Jeeg robot d’acciaio in un soggetto unico chiamato cittadino, ma ormai questo non avviene più da tanto tempo e in fondo è un’altra storia, anche più grave di quella che stiamo raccontando, per cui lasciamola in serbo per un altro post.

Nessun commento:

Posta un commento