giovedì 13 novembre 2008

La spia dell’istruzione

di Cristiana Capagni

Un buon criterio per valutare il livello di civiltà di una nazione è verificare se e quanta attenzione istituzioni e cittadini dedicano a sanità ed istruzione. Un’altra spia è il trattamento degli animali e leggi a loro tutela e salvaguardia.
Nonostante la sanità nel nostro Paese venga assai spesso criticata e a dispetto dei casi eclatanti di malasanità, dobbiamo tuttavia riconoscere che nel suo insieme funziona. Con ampi margini di ‘migliorabilità’, ma funziona.
Non può dirsi esattamente la stessa cosa per quanto riguarda il trattamento degli animali.
Anche per loro, come per i malati, molto ci si appoggia allo straordinario operato dei volontari.
Per quel che riguarda invece l’istruzione, bersagliata dai tagli ai bilanci, il discorso è ancor meno roseo.
La diserzione scolastica nel nostro Paese è una realtà - secondo alcune fonti in costante aumento - intollerabile sotto il profilo etico e morale ma anche dal punto di vista pratico: non potendo contare su preparazione e cultura, qual è il futuro che attende il nostro Paese?
Se un certo potere può auspicare la proliferazione di una massa incapace di essere critica, nel complesso il costo sociale dell’abbandono scolastico è altissimo e si paga anche – non solo – in termini di criminalità.
Invogliare allo studio non può prescindere da alcune elementari regole, prima fra tutte che il conseguimento di un diploma abbia effettivamente valore. Perché ciò avvenga, la selezione deve essere piuttosto rigida: i cosiddetti diplomifici hanno avuto come unica conseguenza quella di abbassare il valore del diploma conseguito. Ciò ha due risvolti: la necessità di ottenere un numero sempre maggiore di riconoscimenti (master, specializzazioni) nella speranza di essere competitivi da una parte, e il depauperamento della qualità di quanto appreso durante la formazione scolastica dall’altra. Uno studio piuttosto recente evidenziava come il livello qualitativo di un diploma di maturità conseguito attualmente corrispondesse a quello di un diploma di scuola media inferiore degli anni ‘Settanta.
Ma per invogliare allo studio occorre anche che esso abbia dei costi sostenibili per le famiglie. In un Paese civile e moderno, almeno la scuola dell’obbligo dovrebbe essere gratuita. Non è così in Italia, dove ciascuno studente al suo ingresso alla scuola media, soltanto per i libri, costerà alla propria famiglia mediamente trecento euro, che diventano cinquecento al liceo. Non c’è dunque da meravigliarsi se nelle fasce non troppo agiate della popolazione l’abbandono scolastico è così frequente.
Eppure la cultura è fondamentale alla formazione di individui coscienti e responsabili, il ragionamento difende le persone dal diventare facilmente manipolabili, la conoscenza consente di non cadere facili prede di assurdi slogan e di pericolosi comportamenti; motivo per cui una nazione che aspira ad un futuro florido dovrebbe avere tra le sue priorità la formazione culturale delle nuove generazioni, indipendentemente dal fatto che non possiamo diventare tutti avvocati o tutti medici. Forse alcuni si domanderanno perché mai un futuro meccanico dovrebbe discettare di Platone: è a costoro che vorremmo ricordare quanto la cultura aiuti ad aprire la mente. E la mente, come ebbe a dire Einstein, è come un paracadute: funziona solo se si apre.

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