La gaffe del Berlusca su Obama abbronzato ormai l’hanno commentata tutti fino alla nausea. Io di mio non ci aggiungo niente, mi limito a riportare due commenti secchi e secondo me molto intelligenti fatti da due miei amici.
Francesco ha detto, parlando del coro indignato che si è levato dall’opposizione: “ma questi qui ancora non l’hanno capito che l’indignazione in questo paese fa solo ridere e ti fa fare la figura del trombone? Oltre tutto, chi si indigna quasi mai ha titolo per farlo, perché tutti hanno storie personali a dir poco imbarazzanti. Dovrebbero limitarsi ad un’alzata di spalle sprezzante, lasciarlo affondare nel ridicolo di cui si copre abbondantemente da solo, invece di sollevare questi vespai polemici da cui alla fine esce sempre e comunque vincitore”.
Franco invece, parlando proprio di lui, ha detto: “quella battuta non era razzista, era davvero una battuta; politicamente scorretta, certo, ma senza alcun retropensiero: l’uomo è semplicemente ignorante e insensibile, e quindi non si rende conto. La cosa veramente grave è che in un momento storico, di quelli che tutti noi ricorderemo per tutta la vita e che ha sollevato passioni, emozioni e ha dato a tutti la percezione netta di stare dentro la Storia con la “S” maiuscola, questo non ha trovato niente di meglio da dire. Poteva dire cose banali come limitarsi a constatare che finalmente sono stati superati i pregiudizi razziali, poteva commentare la grande prova di democrazia testimoniata dall’affluenza al voto, che è stata enorme per gli USA; poteva dire tutto questo e molto di più, e invece ha raccontato una barzelletta pecoreccia da bar sport. Il che dà la misura dell’uomo e, purtroppo, del popolo che lo ha eletto”.
Come commentava - se non ricordo male - Michele Serra: loro fanno la storia, noi facciamo il folklore.
Con l'iniziale maiuscola, perché la speciazione si è fermata ad un solo esemplare, e quindi il nome della specie è anche nome proprio. Il Gattopuzzo è un animale un po' puzzola e un po' faina, una creatura dei boschi che si è urbanizzata. Uno spirito vagabondo che potreste incontrare, a vostra insaputa, in un bar o per la strada, a Roma come a Delhi. Sa mimetizzarsi molto bene nell'ambiente urbano, ma in fondo all'anima rimane uno spirito selvatico. Unico segno distintivo: il pelo grigio.
lunedì 10 novembre 2008
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