di Cristiana Capagni – pubblicato da La Voce Democratica 10-16 aprile 2009
Periodicamente dal settore “libri” arriva il monito: non si legge abbastanza, soprattutto non leggono i bambini, non leggono gli adolescenti. A parte le eccezioni costituite da fortunate serie che diventano anche pellicole (la saga di Harry Potter o di Twilight, per esempio, ma anche libri di autori nostrani la cui complessità della trama non supera quella di uno spot pubblicitario, cosa che ne ha decretato il successo giovanile), in effetti, la carta stampata non copre posizioni di rilievo nella graduatoria delle occupazioni giovanili e di quelle dell’infanzia.
Sul perché ci si interroga da tempo, le motivazioni sono senz’altro più d’una.
Che la televisione abbia riempito molti, troppi spazi nel tempo libero dei bambini e dei ragazzi, ma anche delle famiglie, è senz’altro vero. Non è corretto demonizzarla in toto, bisogna ricordare l’importanza che ebbe nel processo di modernizzazione del nostro Paese contribuendo oltretutto a divulgare una lingua unica, tuttavia oggi non si ravvede la necessità di trascorrervi passivamente davanti ore ed ore ogni giorno, soprattutto considerata la scarsa qualità media dei programmi e dei messaggi (dis)educativi da essi inviati.
Il computer ha occupato altri spazi, alcuni di essi rubandoli alla tivù, e anche lui se ne è presi decisamente troppi. Molti adolescenti vivono attraverso il computer, illudendosi che esso sia in grado di filtrare le goffaggini adolescenziali e la paura di mettersi in relazione con altri esseri umani, affidando alla rete il compito di permettere di comunicare, di informare, di divertire, ma senza che essa possa insegnare la capacità critica, la capacità di sognare, fantasticare, attendere. La necessità di avere tutto subito, di dirsi tutto subito, di sapere tutto subito, sta facendo sì che gli adolescenti parlino un linguaggio povero ed elementare, utilizzando nella lingua scritta delle contrazioni e delle crasi che fanno somigliare le frasi ad aridi codici fiscali .
Eppure tutto questo non è sufficiente a spiegare un dato sconcertante: almeno tre milioni di studenti italiani delle elementari, medie e superiori non leggono libri al di fuori dei testi scolastici.
Le statistiche ci informano di dati piuttosto ovvi: solitamente i figli di genitori che hanno un elevato grado di istruzione leggono di più, così come il numero di piccoli e giovani lettori è maggiore al nord che non al sud.
Come incrementare la percentuale di giovani lettori? Il buon esempio, come suggerisce il dato relativo all’influenza dell’ambiente familiare, dovrebbe essere la prima mossa: se in casa si amano i libri, se fin da piccoli i bambini saranno abituati a sfogliarne le pagine e ad ascoltare adulti che leggono loro delle storie, se i genitori leggono con piacere, già siamo ben oltre la metà dell’opera. E quelle case dove la libreria è un mobile poco apprezzato, utilizzato per lo più per ninnoli e centrini di pizzo? Per colmare la lacuna educativa di chi vive contesti familiari poco inclini a suscitare simpatia per i libri, subentra la scuola, che se riesce a trasmettere almeno una scintilla di sana curiosità per il mondo letterario, può generare il benefico incendio dell’amore per la cultura.
In che modo la scuola debba trovare le giuste parole ed il giusto approccio al fine di far appassionare gli studenti alla lettura, è un dibattito tutt’ora in corso. E’ meglio prendere in considerazione le espressioni di letteratura per così dire “minore” scegliendo fra qualche best seller in voga tra i ragazzi, libri scritti con triste semplicità sintattica soggetto-complemento-verbo, che parlano un linguaggio comune a molti adolescenti che probabilmente non riuscirebbero ad intenderne uno più fiorito, oppure si può tentare l’impresa di accostare i giovani studenti a ricchi e validi esempi di letteratura lasciando che scoprano la sua profonda bellezza, la capacità di incantare e di estraniarsi totalmente da ciò che è intorno? Si può innalzare il livello di qualità di ciò che viene letto o è più importante incrementare la percentuale di chi legge, a prescindere da cosa?
Si può dimostrare a tanti ragazzi che la lettura di un buon libro consente al nostro cervello dei trip che nessuna pasticca potrà mai regalare?
Con l'iniziale maiuscola, perché la speciazione si è fermata ad un solo esemplare, e quindi il nome della specie è anche nome proprio. Il Gattopuzzo è un animale un po' puzzola e un po' faina, una creatura dei boschi che si è urbanizzata. Uno spirito vagabondo che potreste incontrare, a vostra insaputa, in un bar o per la strada, a Roma come a Delhi. Sa mimetizzarsi molto bene nell'ambiente urbano, ma in fondo all'anima rimane uno spirito selvatico. Unico segno distintivo: il pelo grigio.
giovedì 16 aprile 2009
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