
Da bambino ero un asso con la penna, o almeno così mi hanno fatto sempre credere i miei insegnanti. Il daimon comunque non ce l’avevo, altrimenti adesso starei scrivendo altro che questi velleitari post destinati più che altro all’onanismo telematico. Com’è come non è, però, le parole le sapevo trovare, e mettevo giù tanti bei temini che invariabilmente mi guadagnavano l’agognato riconoscimento di “bambino molto maturo rispetto alla sua età”. Che, a ripensarci oggi, in fondo voleva dire nient’altro che “saccente”. Per fortuna, più che essere farina del mio sacco, quella roba derivava per un buon novanta percento dal saccheggio, ancorché del tutto inconsapevole, del giornale del nonno, con assunzione piuttosto acritica di giudizi di opinionisti di altri tempi e relativo moralismo.
Passando oltre la feroce autocritica del blogger da cucciolo, mi preme dire che questo fatto di saper trovare le parole mi ha accompagnato sempre: magari ciò che scrivo non sarà piacevolissimo da leggere, ma è preciso.
Ma… Eh, sì, adesso devo dire “ma”.
Da un po’ di tempo io le parole non le trovo più. Non mi vengono, punto e basta. Né quelle ispirate per uno degli infiniti incipit al mio romanzo che un giorno o l’altro sfonderà trionfalmente il muro di pagina dieci, né quelle – che dovrebbero, per l’appunto, almeno essere precise – per esprimere non dico il mio sentire, ma neppure il mio pensiero, durante questo periodo buio della storia di noi bipedi.
Ma come si fa a trovare le parole per penetrare la corazza di gente che se gli parli del razzismo che ormai imperversa, dell’omofobia, del conformismo abietto che tutti ormai sembrano praticare, ti guarda come fossi scemo e ti risponde “embè?”.
E fosse solo questo: ribattono pure colpo su colpo con argomenti che sembrano surreali, e che però per loro devono essere verità lapalissiane, data la tracotanza con cui pretendono di imporli. Gli immigrati? Ok a ributtarli in mare, che da noi vengono a rubare e stuprare; gli omosessuali? I froci, vorrai dire… Ah, vabbè…; e la corruzione… sì sì, però quando c’era Craxi i soldi giravano e la gente era felice, guarda che hanno combinato con Mani Pulite. E via sragionando. Con la sicumera di chi sa di essere maggioranza, e da questo trae legittimazione: siamo in tanti, siamo nel giusto, sei tu quello sbagliato. Non c’è contatto emotivo, quello che dico io non li tocca neppure e quello che dicono loro a me fa l’effetto di una salva di randellate, mi offende, mi indigna, mi provoca una rabbia che mi obnubila la mente e mi fa perdere il lume della ragione.
Le parole servono per comunicare, ma per fare questo bisogna volerlo in due. Loro non l’hanno voluto mai. Io non lo voglio più.
Per questo, di fronte a questo, mi sento sopraffatto e la voglia di confrontarmi non mi sostiene più.
Non so quando è successo, ma alla fine è andata così: ho perso le parole.
Che bellezza leggere questi tuoi scritti. Grazie per l'ilarità che hai saputo suscitarmi e non disperare, perchè ancora esistono persone che hanno voglia di lavorare profondamente su stesse cercando il Dubbio in ogni assodata verità dei nostri tempi.
RispondiEliminaGrazie Ancora. :)
Claudio
Sono sempre io! Che brutto il verbo "suscitare" al riflessivo! Ma esiste?! Bha! :)
RispondiEliminaClaudio
Claudio... chissà se capiterai di nuovo qui a leggere il mio grazie per le tue parole... è che il blog è chiuso ormai da anni, e davvero non credevo che qualcuno lo leggesse ancora. Se passi di nuovo... grazie ancora!
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