lunedì 7 settembre 2009

Sindrome cinese



In Cina volevano chiudere internet prima delle Olimpiadi e anche adesso provano a mettere il guinzaglio ai navigatori. Con qualche successo, se è vero che tempo fa pure Yahoo alla fine cedette e fornì alle ruvide autorità cinesi nomi e cognomi di blogger e altri pericolosi controrivoluzionari, che pagarono molto cara la licenza di critica al regime che si erano autoattribuiti. Anche Ahmadinejad non scherza, con risultati però meno spettacolari: le immagini della repressione post truffa elettorale degli Ayatollah hanno fatto il giro del mondo, evidentemente i mullah non sono smanati come i capitalisti di stato mandarini, a imbrigliare le rotte dei naviganti telematici. Di quello che combina Gheddafi non so i particolari, ma viste le affinità esibite e riesibite con il nostro nano alfa – a cui ormai è rimasto solo il libico a cui dare pacche sulle spalle – immagino che non disdegni neppure lui l’arma sempre seducente della censura.
Il Berlusca sta compiendo la sua parabola: ha iniziato riversandoci addosso un fiume di parole che ha rincoglionito l’ottanta percento degli italiani, poi è passato alle urla per impedire che si sentisse anche la voce degli altri e adesso, finalmente, arriva alla pratica che più di tutte rivela il suo concetto del mondo: il manganello. Finora mediatico, almeno per quanto ne so io, ma non mi stupirei se si venisse a sapere che qualcuno ha assaggiato anche quello vero, e non per semplice esagerazione di qualche sodale troppo zelante.
Come i capitalisti di stato cinesi, Silvio nostro ha potere assoluto su tutti gli affari che si trattano e si concludono in questo paese: che si tratti di televisioni o di assicurazioni, di banche o di palazzine, lo zampino suo possiamo star sicuri che lo troviamo sempre ben intinto nel sugo. Una volta disse che il conflitto di interessi non esisteva, perché lui sarebbe uscito dall’aula ogni volta che si fosse votato su temi che lo riguardavano. L’avesse fatto davvero, farlo presidente del consiglio si sarebbe rivelata l’arma migliore per togliercelo dalle scatole: non avrebbe potuto decidere nemmeno quali merendine mettere nel cestino dei bambini. Purtroppo non l’ha fatto, mica è scemo. E, sempre in omaggio alla tradizione mandarina, adesso si è messo a menare legnate contro quel minimo di stampa semilibera che abbiamo ancora in questo paese. Denuncia gente che gli fa delle domande, ne vuole portare in tribunale altra per fargli rimangiare di aver detto che non gli si rizza, quando il primo a dirlo fu Bossi - “Silvio ha la sua età…” - seguito a ruota proprio da Feltri – “dopo l’operazione che ha subito… basterebbe che esibisse il certificato medico…”.
Rispetto all’universo totalitario cinese tutto questo manca di Pathos, sa più di commedia all’italiana che di dittatura, ma conviene non fare troppo affidamento su queste considerazioni: se gli riesce di fare in modo che i quotidiani (e soprattutto i TG) italiani non possano più riportare i titoli di quelli stranieri da lui ritenuti offensivi, l’isolamento del paese è bello che compiuto. Che io o voi siamo capaci di navigare in rete e di leggere le notizie in inglese dove ci pare, a lui non gliene frega quasi niente: quanti siamo noi? In Italia a saper usare un PC è ancora una minoranza di persone drammaticamente esigua, mai ingigantita da quelle “tre i” (inglese, internet, impresa) che rappresentarono, a suo tempo, il suo slogan ultratruffaldino. E in questa minoranza sono ancora meno quelli che masticano uno straccio di lingua, che d’altra parte ai più non servirebbe, perché i giochi in rete e i siti porno si trovano abbondantemente anche in italiano.
La strategia cinese, pure all’amatriciana come la sanno cucinare lui e l’impareggiabile Ghedini, in un paese di semianalfabeti del tutto disinteressati alla tutela dei propri spazi informativi può riuscire ancora meglio che in Cina. Poi, a quel punto, sarebbe inevitabile per il nostro cercare di chiudere la bocca anche alle pulci come me e come voi: spingersi sempre un pochino più in là, non accontentarsi mai, è nella natura del soggetto, e non ci si può illudere che non ci proverebbe. Probabilmente con effetti tragicomici, ma volete scommettere che, magari anche solo per educarne cento al prezzo di una vittima sola, riuscirebbe comunque a far male a qualcuno?

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