Erano... meglio che non lo dico quanti anni erano che lo volevo leggere, sennò mi prende la vertigine da vecchiaia. Era tanto, e tanta è stata la delusione. Già il titolo italiano è un crimine contro l'umanità (la macchina a cui si fa riferimento è the difference engine, il motore differenziale, e questo è il titolo dell'originale).
L'idea che regge l'intreccio è intrigante, ma questi due forse avrebbero fatto meglio a scrivere un trattatello di filosofia della storia, che se pure viene noioso si può sempre dire che dato il tema era inevitabile. E qual è questo tema? E' presto detto: la storia non è una successione ordinata di eventi che si compongono in modo necessario, nessuno dei quali potrebbe scambiarsi con quelli che lo precedono o lo seguono, pena il crollo di tutta l'impalcatura; no, la storia è un fiume turbolento, che scorre sì in un certo verso, ma è pieno di gorghi in cui gli accadimenti collassano e possono generare corsi alternativi. Il computer avrebbe potuto essere costruito nel diciottesimo secolo, Byron avrebbe potuto fare il primo ministro invece che il letterato, Marx trovare fortuna in America istituendo una comune a Manhattan e Gautier essere una specie di hacker a Parigi. Non è implausibile: Babbage aveva davvero progettato una macchina che non potè essere costruita, ma che, realizzata in via sperimentale negli anni ottanta del novecento, si rivelò essere un computer funzionante. E quanto a Byron, a Marx, Gautier e compagnia, sbagliano quelli che cercano di rintracciare nel romanzo un filo conduttore che ne spieghi la sorte: è la turbolenza, la casualità selvaggia della storia a spiegarne la posizione e le azioni, nient'altro. Per noi sono stati quello che sono stati, ma in modo altrettanto plausibile avrebbero potuto essere altro, e la stessa storia accaduta essere un'altra. Insomma, non sono propriamente dei marxisti gli autori, e nel caso uno non capisca le loro tendenze si danno molto da fare per dipingere Marx e seguaci come un branco di scimmie prive di qualsiasi barlume di intelligenza e di umanità. E passi pure questa caricatura, ma se almeno il tutto fosse ben scritto... Invece è faticoso, farraginoso, pesante al punto che penso non si siano potuti divertire nemmeno loro, a scriverlo. Uno di quei libri che, anziché farti palpitare per sapere come va a finire, ti tiene avvinto alla pagina per senso del dovere: capisci che c'è qualcosa che vale e ti imponi di finirlo, ma in fondo ne faresti volentieri a meno.
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