mercoledì 6 agosto 2008

La ragazza con la pistola

Tra le innumerevoli incarnazioni (Avatar, visto che siamo in rete, e comunque il termine ha un’origine nobile, dato che in sanscrito indica le incarnazioni di Visnù), il Gattopuzzo è apparso sul terzo pianeta del sole anche in veste di vigile urbano.
Erano anni di giovanile squattrinatezza, in cui pur di mettere insieme una pizza e una birra si era disposti ai crimini più efferati, tra cui quello di elevare contravvenzioni ai propri concittadini; i quali, in più di una occasione, rappresentarono al GPZ il proprio disappunto con il garbo che da sempre li contraddistingue (gomme tagliate e due tentativi di aggressione, uno dei quali con un piccone).
Ma l’intrepido GPZ non era solo, a fronteggiare l’indisciplina e l’ira funesta dei compaesani; era affiancato da due valentissime pulzelle, una delle quali davvero notevole: bionda (senza averne l’aria, cantava Guccini, e Paola era proprio così), grintosa, lineamenti squadrati da dura, eppure… sorriso luminoso e disarmante, dolcissimo, sorprendente, del tutto inaspettato su quel viso di bellezza euclidea. Insomma, uno schianto.
Ve la ricordate, no, la canzoncina di Vasco Rossi dedicata a una vigilessa così: “fammi la multaaaa… fammela adesssooooo…”, che spiega (alle signore, perché i maschietti sanno benissimo di cosa sto parlando) quale ascendente possa avere su tutti noi una ragazza con la divisa.
Il GPZ, più giovane di parecchi anni della stratosferica collega, era solito, in sua compagnia, indulgere a uno scodinzolare scemo e inconcludente, oltre ad atteggiare il muso a un’espressione cangiante tra l’intimidito e l’ebete totale, e non di rado, trovandosi in servizio insieme a questa meraviglia, ne combinava di tutti i colori, tipo scrivere multe senza mettere il numero di targa, fare la multa alla sua stessa macchina e altre testimonianze di amore aulico, accolte generalmente da Paola in modo benigno e indulgente verso il collega più giovane, che di solito veniva blandamente redarguito in modo che non più della metà del paese sentisse le urla e spedito immediatamente a fare notifiche di atti giudiziari, possibilmente a concittadini abitanti in lande remote raggiungibili solo con attrezzatura da montagna e - ahimè - in totale solitudine e con le vibrisse mosce.
Maschietti che mi leggete, provate a immaginarvela questa trentenne avatar (lei sì) della bellezza androgina con addosso la sua divisa, gonna blu e camicetta bianca con le mostrine, occhiali a specchio a coprire (ma soprattutto scoprire, quando se li toglieva all’improvviso lasciando per l’ennesima volta senza fiato chi le stava davanti) due occhi tra il pervinca e il grigio, e ditemi quale ventitreenne non avrebbe dato la stura alle più sfrenate fantasie, al suo cospetto.
E adesso che ve la siete immaginata, provate ad aggiungere un particolare piccolo piccolo, uno solo, che però non può non sfrizzolare il velopendulo almeno ai sadomaso, e ce ne sono tanti, sotto mentite spoglie…
Un reggiseno con le mostrine? Acqua, acqua…Le calze a rete sotto la divisa? già meglio, ma sempre acqua… Mannaggia, il maschio italiano proprio non è più quello dei vitelloni di Fellini… E un po’ di fantasia, porca miseria, o mica sarete tutti di sinistra, intellettualoidi gracilini minidotati a cui non funziona il pistolino… Pistolino… Fuochino, fuochino…
L’avete capito, adesso, perché il sindaco Alemanno appena eletto ha fatto fuoco e fiamme per dare la pistola ai vigili urbani?
E la prossima frontiera sarà la frusta, insieme a giubbotto d'ordinanza borchiato e calze a rete.
I vigili maschi si sentiranno vilipesi, strepiteranno un po',ma gliene frega assai a lui dell'autodifesa dei vigili... Le vigilesse sono il nocciolo della questione, le vigilesse...
Il corpo dei vigili (e delle vigilesse) secondo Alemanno

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