mercoledì 13 maggio 2009

Io non sono razzista...

Oggi, tanto per cambiare, ho bisticciato con un paio di colleghe plaudenti ai cosiddetti “respingimenti” degli immigrati sui barconi. Entrambe in palese contraddizione con le proprie convinzioni personali, orgogliosamente sbandierate: sinistrorsa una, cattolica l’altra. Ora, non è che io abbia la pretesa di essere necessariamente nel Vero e nel Giusto quando dico che si tratta di nostri simili in condizioni spaventose, e che anche solo per questo andrebbero soccorsi e accuditi: so bene che esistono milioni di altre possibili posizioni – tutte coerenti - secondo cui è lecito non solo buttarli nei lager di Gheddafi, ma anche evitarsi un simile disturbo semplicemente speronandoli e rimanendo a guardare mentre affondano. Sono posizioni che rispondono al nome di Fascismo, Nazismo, Razzismo e così via, tutte con la maiuscola perché argomentabili (e infatti lungamente argomentate) in senso filosofico. Come dire: a me personalmente fanno schifo, ma purtroppo è vero che, date determinate premesse, ragionamenti ferrei consentono di giungere a quelle dottrine senza incorrere in alcuna contraddizione. Invece le due donzelle, ovviamente, tengono a ribadire piuttosto aggressivamente, quale premessa, di non essere assolutamente inquadrabili in nessuna delle categorie di cui sopra – io non sono razzista... - e anzi, rendono testimonianza di appartenenza a comunità che dovrebbero metterle al di sopra di qualsiasi sospetto di becerume. Verrebbe da completare la loro premessa con la stanca battutaccia - … no, chiaro che tu non sei razzista, sono loro che sono negri... - con la “g” politicamente scorretta. Insomma, se un nazista convinto mi viene a dire che li dobbiamo affogare io reagirò con la dovuta dose di violenza e cercherò di affogare lui (che farà lo stesso con me), ma ne riconoscerò l’onestà intellettuale; a queste due che dovrei dire? O meglio: cosa dire alla cattolica lo so, e infatti le ho detto che la sua chiesa ha da tempo smesso di essere cristiana, dal momento che se Cristo fosse rinato a nostra insaputa starebbe con ogni probabilità su uno di quei barconi, magari pilotato da Simon Pietro il pescatore di Galilea; lei, quindi, a suo modo è coerente, perché la sua religione ha rimosso Cristo da un bel po’, se non come testimonial per il marketing confessionale (la figura ha sempre un suo fascino) e ha riabbracciato l’arida crudeltà del dio degli eserciti veterotestamentario, quello che se ne sta lassù sempre incazzato e del tutto alieno da pietà e comprensione. Lei non ha gradito, ma non mi pare sia possibile altra spiegazione a una contraddizione tanto flagrante tra quello che si professa e quello che si fa.
E l’altra? Quella di sinistra, dico. A quella, oggettivamente, cosa dire non lo so. Non trovo una sola posizione, nella sinistra passata e presente, che possa autorizzare una licenza tanto schifosa. A meno di non andare ai totalitarismi del secolo scorso, che pure a modo loro erano anche terzomondisti.
A entrambe, invece, e all’oceano sterminato di teste di cazzo che parlano e agiscono come loro – Io non sono razzista, ma... - qualcuno dovrebbe chiedere: ma che cos’è, per voi, essere razzisti? No, perché se non è razzismo invocare l’epurazione dello straniero dal proprio suolo, negare le aggressioni finite nel sangue e nel fuoco, arrivare a dire che si tratta di esagerazioni dei media, che sono sempre pronti a denunciare i crimini contro gli immigrati e mai quelli commessi da loro (!), plaudire a chi intercetta in mare zatteroni carichi di poveracci, bambini e donne incinte e li ributta in mezzo al deserto; se non è razzismo questo, allora che cos’è, secondo voi, il razzismo?

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