Oggi, tanto per cambiare, ho bisticciato con un paio di colleghe plaudenti ai cosiddetti “respingimenti” degli immigrati sui barconi. Entrambe in palese contraddizione con le proprie convinzioni personali, orgogliosamente sbandierate: sinistrorsa una, cattolica l’altra. Ora, non è che io abbia la pretesa di essere necessariamente nel Vero e nel Giusto quando dico che si tratta di nostri simili in condizioni spaventose, e che anche solo per questo andrebbero soccorsi e accuditi: so bene che esistono milioni di altre possibili posizioni – tutte coerenti - secondo cui è lecito non solo buttarli nei lager di Gheddafi, ma anche evitarsi un simile disturbo semplicemente speronandoli e rimanendo a guardare mentre affondano. Sono posizioni che rispondono al nome di Fascismo, Nazismo, Razzismo e così via, tutte con la maiuscola perché argomentabili (e infatti lungamente argomentate) in senso filosofico. Come dire: a me personalmente fanno schifo, ma purtroppo è vero che, date determinate premesse, ragionamenti ferrei consentono di giungere a quelle dottrine senza incorrere in alcuna contraddizione. Invece le due donzelle, ovviamente, tengono a ribadire piuttosto aggressivamente, quale premessa, di non essere assolutamente inquadrabili in nessuna delle categorie di cui sopra – io non sono razzista... - e anzi, rendono testimonianza di appartenenza a comunità che dovrebbero metterle al di sopra di qualsiasi sospetto di becerume. Verrebbe da completare la loro premessa con la stanca battutaccia - … no, chiaro che tu non sei razzista, sono loro che sono negri... - con la “g” politicamente scorretta. Insomma, se un nazista convinto mi viene a dire che li dobbiamo affogare io reagirò con la dovuta dose di violenza e cercherò di affogare lui (che farà lo stesso con me), ma ne riconoscerò l’onestà intellettuale; a queste due che dovrei dire? O meglio: cosa dire alla cattolica lo so, e infatti le ho detto che la sua chiesa ha da tempo smesso di essere cristiana, dal momento che se Cristo fosse rinato a nostra insaputa starebbe con ogni probabilità su uno di quei barconi, magari pilotato da Simon Pietro il pescatore di Galilea; lei, quindi, a suo modo è coerente, perché la sua religione ha rimosso Cristo da un bel po’, se non come testimonial per il marketing confessionale (la figura ha sempre un suo fascino) e ha riabbracciato l’arida crudeltà del dio degli eserciti veterotestamentario, quello che se ne sta lassù sempre incazzato e del tutto alieno da pietà e comprensione. Lei non ha gradito, ma non mi pare sia possibile altra spiegazione a una contraddizione tanto flagrante tra quello che si professa e quello che si fa.
E l’altra? Quella di sinistra, dico. A quella, oggettivamente, cosa dire non lo so. Non trovo una sola posizione, nella sinistra passata e presente, che possa autorizzare una licenza tanto schifosa. A meno di non andare ai totalitarismi del secolo scorso, che pure a modo loro erano anche terzomondisti.
A entrambe, invece, e all’oceano sterminato di teste di cazzo che parlano e agiscono come loro – Io non sono razzista, ma... - qualcuno dovrebbe chiedere: ma che cos’è, per voi, essere razzisti? No, perché se non è razzismo invocare l’epurazione dello straniero dal proprio suolo, negare le aggressioni finite nel sangue e nel fuoco, arrivare a dire che si tratta di esagerazioni dei media, che sono sempre pronti a denunciare i crimini contro gli immigrati e mai quelli commessi da loro (!), plaudire a chi intercetta in mare zatteroni carichi di poveracci, bambini e donne incinte e li ributta in mezzo al deserto; se non è razzismo questo, allora che cos’è, secondo voi, il razzismo?
Con l'iniziale maiuscola, perché la speciazione si è fermata ad un solo esemplare, e quindi il nome della specie è anche nome proprio. Il Gattopuzzo è un animale un po' puzzola e un po' faina, una creatura dei boschi che si è urbanizzata. Uno spirito vagabondo che potreste incontrare, a vostra insaputa, in un bar o per la strada, a Roma come a Delhi. Sa mimetizzarsi molto bene nell'ambiente urbano, ma in fondo all'anima rimane uno spirito selvatico. Unico segno distintivo: il pelo grigio.
mercoledì 13 maggio 2009
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