giovedì 7 maggio 2009

Gianni e Roberta

Qualche giorno fa sono andato a pranzo con Gianni e abbiamo parlato di politica, che è come parlare di calcio con Pelè. Gianni è un mio amico che per lavoro frequenta tutti i giorni gli ambienti della politica e sarebbe un ottimo insider, se solo non avesse un’etica professionale talmente inflessibile che in tanti anni non ero mai neppure riuscito a capire che pendeva a destra, tanto è attento a non far trasparire le sue opinioni. Adesso però l’ho capito e quando ci vediamo mi scatta spesso il tic di provocarlo, un po’ perché mi pare impossibile che una persona della sua intelligenza e della sua cultura, profondo conoscitore degli ambienti della politica internazionale e per di più nella posizione ideale per vedere da vicino le gesta di certa gente, possa pensare che in questo paese il meno peggio è Berlusconi; e un po’ nella speranza, che si rivela sempre vana, di scucirgli qualche informazione ghiotta, di quelle che a noi comuni mortali non è dato conoscere. Ovviamente lo devo fare con molto garbo, sennò non accetterebbe il confronto. Di solito la cosa si svolge così: io parto all’attacco con una stoccatina di fioretto, lui mi guarda, si prende il suo tempo per riflettere e poi comincia a girarmi al largo, quasi volesse invitarmi ad affondare altri colpi. Cosa che faccio sempre, ricavandone ogni volta la frustrantissima sensazione di non averlo neppure scalfito. Poi piano piano, lentamente, inizia lui a dispiegare la sua strategia. Che non è quella solita dei berluscones, gridata e prepotente, anzi: lui la sua inclinazione – per me perversa - la veste di necessità metastorica, evoca personaggi e scenari di cui spesso io non conosco neppure l’esistenza, cita tomi ponderosi di pensosissimi studiosi su cui si è formato, prende il nano alfa e tutta la sua corte di giullari e saltimbanchi e pure la disastratissima sinistra e li proietta in un cosmo in cui operano forze che agiscono e fanno la Storia, in un iperuranio in cui sono possibili cose che voi umani non potete immaginare, per dirla con il replicante di Blade Runner; e poi, dopo aver disposto tutti i pezzi del gioco in quella misteriosa iperscacchiera, ridistribuisce le ragioni e i torti, districa grovigli di cause ed effetti, svela fini che resterebbero per sempre oscuri se non fossero illuminati dalla luce gelida di quel luogo situato al di là dell’esistenza, e che anzi la contiene. Alla fine, com’è come non è, mi trovo a convenire che sì, insomma, quello che mi sembrava delittuoso forse proprio del tutto criminale non è, che in fondo in fondo forse sì, uno può anche pensare in buona fede quella cosa che magari non è proprio irragionevole come era sembrata a me, che certo, la sensibilità di ciascuno non si discute e il mio cuore batte da un’altra parte, però visto in questa prospettiva anche l’odiato nemico le sue ragioni ce le ha… a questo punto lui, elegantemente, sapendo di aver raggiunto lo scopo, si sfila dal confronto e riporta l’astronave sulla terra – allora, quand’è che ci vediamo a cena con le signore? Vorremmo farvi vedere la nostra nuova casa... E a quel punto capisco che l’ora della politica è finita, e mi ha bastonato un’altra volta...
Però quanto ho imparato! Appena torno in ufficio lo devo subito raccontare ad Antonio, il mio capo, che la pensa come me ed è fazioso più di me: gli devo dire, devo condividere, devo far capire anche a lui che ci sbagliamo, che il terreno del confronto è un altro, devo portare anche a lui quest’epifania delle ragioni dell’avversario, che se non le comprendiamo mai lo potremo sconfiggere... E mentre parlo mi incarto, e Antonio il toscanaccio mi guarda come se fossi uscito di senno – A Maurì, ma che 'azzo dici? – No, aspetta che non hai capito, io volevo dire… - Ma che? Tu me sta' a di'che le veline nel parlamento stanno bene lì, che la riforma della magistratura co' il pubblico ministero sotto il piede del ministro è 'na trovata che manco Cavour, e la Gelmini e pure la 'arfagna hanno da sta' lì indove stanno... Ma sei diventato tutto 'oglione? Guarda che 'l tu' giudizio quest'anno ancora 'un l'ho fatto mica, mi sa che faccio ancora in tempo a malmenarti, mi sa...
E in effetti io sto dicendo proprio quelle cose che dice Antonio, non vorrei ma questo dico, e porca miseria, ma dove si è persa quella trama grandiosa che intorno a queste faccende aveva intessuto Gianni, incastonandocele dentro come piccole pietre che necessariamente lì devono stare, o al più come minuscole imperfezioni nell'intarsio maestoso della Storia? Che fine ha fatto il Cosmo-oltre-la-Storia che mi aveva rivelato? Perché da solo non sono capace di tornarci? Corro corro per spiccare il volo e ci riesco quanto può riuscirci un tacchino, e poi a pensarci bene... ma davvero è possibile, sia pure nell’Ultramondo, dare un senso che non sia la decadenza al cavallo di Caligola in Senato? Perché, tornando tra i mortali, è di questo che stiamo parlando, e come cazzo ha fatto Gianni a irretirmi in quella maniera, a circuirmi e alla fine a ipnotizzarmi fino a farmi fare, adesso, questa figura di merda? Batto prontamente in ritirata adducendo una riunione che non ho, lascio Antonio a meditare esterrefatto sul mucchio di idiozie che gli ho appena sciorinato, mi chiudo in stanza, furibondo.
E fosse almeno finita qui... La sera dopo me ne tocca un’altra, del tutto diversa ma altrettanto frustrante, una gentile pulzella che ha nome Roberta e che, a differenza di Gianni, invece del fioretto usa la sciabola, così come io, quando non sono con Gianni, amo dare di piglio alla scimitarra o anche alla clava. E tra due soggetti così sono cornate furiose, trattenute solo dall’affetto e dall’amicizia, e mi sa che finiamo pure per fare due palle così a tutti gli altri partecipanti alla cena, con le disquisizioni che partono dal gazebo del PD (argh! lo detesto!) a piazza Vittorio e finiscono con me all’attacco del pensiero liberale e lei che si mastica Marx e tutti gli hegeliani insieme alle buonissime seppie ripiene di Marilena. E più parlo più mi gaso, e più mi gaso più mi radicalizzo, più mi radicalizzo più le sparo grosse, una videocamera mi ci vorrebbe, per rivedermi, che mi sa che sembro Stalin che vuole fare i piani quinquennali, e lei pure mica è da meno, adesso manco me lo ricordo quello che diceva, ma dimmi tu se uno fa una discussione con un’amica e invece di cercare di arricchirsi nel confronto si ingarella perché la vuole spuntare a tutti i costi (e lei pure però... Vero? Tanto lo so che prima o poi vieni qui a leggerti questo post, confessa che pure tu mi volevi stendere...). Insomma, siamo stati la rappresentazione vivente dello spettacolo indecoroso di tutto quello che la gente di sinistra fa per far vincere gli altri. Ovvero: parlare di cose di cui non frega niente al 99,9 per cento delle persone raziocinanti; ritenere quelle cose tanto fondamentali da rappresentare un solco insuperabile, anche se poi nel vivere quotidiano (che è la vera cartina da tornasole) le differenze significative tra noi ci vuole il microscopio a effetto tunnel per trovarle; fare – l’ho già detto – due palle così a chi ci stava intorno. Eppure ero proprio convinto di avere ragione! Anzi, ora che ci ripenso, è che la foga mi ha fatto incartare, perché altrimenti cara Roberta ti avrei detto… insomma, il mio pensiero... Quello che voglio dire… NON LO SO!!! Però c’ho ragione!
E con questo chiudo. Se vuoi approfondire la citazione colta dell’ultimo paragrafo, eccoti il link: http://www.youtube.com/watch?v=W_jKVgVBCpA&hl=it.
Guardatelo, è davvero divertente! Spero solo di non somigliargli troppo...

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