Sarebbe carino fondarlo davvero, su Facebook, il gruppo “Che altro deve fare Berlusconi per farti cambiare idea, trombarsi tua nonna?”, invocato da Giulio (azionecatodica.blogspot.com).
Però sono pigro, e invece di fondare il gruppo preferisco limitarmi a postare qualcuna delle considerazioni che l’ipotetico titolo mi ispira.
Intanto, quella che molti di noi hanno coltivato per tanti anni in illustre compagnia – Montanelli, tanto per dirne uno - era con tutta evidenza un’illusione: noi pensavamo che alla fine la forza dei fatti avrebbe costretto tutti ad ammettere l’abbaglio collettivo, ma non era vero: non ci sono fatti che possano far cambiare idea agli italiani su questo personaggio.
Uno si interroga (io non più, la risposta me la sono data e un po' più sotto la condivido con voi): ma che deve dire e fare la sinistra per fare breccia nel cuore degli italiani, o almeno nel loro portafoglio? E giù a tentare di tutto: dalla radicalizzazione verso le estreme – la logica essendo che si prevale marcando fortemente la propria diversità – allo snaturamento - vincerò se sposerò le sue stesse tesi (questa non l’ho mai capita, ma io sono vetero e non particolarmente intelligente, e non faccio testo).
La storia dice che di questo tutto non ha funzionato niente, mentre invece a lui è riuscita qualsiasi cosa, alla faccia della coerenza: prima si è presentato come alfiere del liberismo e Grande Innovatore, poi è arrivato a gettare la maschera chiarendo con i fatti, se non con le parole, che lui è il rappresentante più che altro di se stesso, e infine è diventato strenuo difensore del ruolo dello Stato e Grande Protettore degli italiani aggrediti da orde di uomini neri vomitati dal mare e da torvi profittatori finanziari; in tandem con ranocchietto Tremonti bercia tutti i giorni contro la sregolatezza che ha generato la crisi, come se le anime nere della finanza internazionale non fossero i suoi amichetti e tutti quelli come lui, che negli anni belli della finanza d’assalto hanno fatto soldi a camionate. Riuscire a dare all’avversario prima del comunista e poi del bieco finanziere affamatore di popoli è un capolavoro ineguagliato e ineguagliabile: è come se il tuo partner prima ti cornificasse per insoddisfazione sessuale e poi riuscisse a ottenere una sentenza di divorzio per il tuo priapismo (o la ninfomania, a seconda del genere: decidete voi).
Di fronte a virtuosismi di questo livello, ma che potrà mai fare non dico la nostra sgangheratissima sinistra, ma anche una compagine politica degna di questo nome?
La verità è che il discorso andrebbe rovesciato: chiedersi affannosamente, come a sinistra si fa da anni, “che cosa devo dire o fare per avere il consenso degli italiani”, presuppone che gli italiani abbiano in testa un’idea, e che se uno la indovina a quel punto gli resta solo da gridarla a squarciagola, per orribile che sia l’idea, per salire nella considerazione generale; invece gli italiani l’idea non ce l’hanno e non ce l’hanno avuta mai, nemmeno quando qualche milione di loro votava per il PCI (e infatti quelli adesso votano per la Lega, che proprio marxista a occhio non mi pare): gli italiani l’idea, quale che sia, l’aspettano da Berlusconi, così come tutti noi pendiamo spesso dalle labbra dell’amata o dell’amato. E, come a tutti e a tutte nella vita almeno una volta è capitato, ci sono delle carogne infami a cui si perdona tutto: infedeltà, bugie, umiliazioni, addirittura violenze; gli amici stanno là a dirti “ma non vedi?” e tu no, non vedi perché non vuoi vedere, e più grossa te la fa più grossa la dovrai ingoiare, lo sai: stai lì, tremante e speranzoso nella bugia che ti salverà dal dover ammettere che quello o quella che tu vuoi vedere come un angelo è un essere immondo, uno schifo, la quintessenza di tutto ciò che è ripugnante. E si sta approfittando di te. Così quando la panzana arriva, salvifica e tonificante, te la bevi come fossi un assetato finalmente ristorato con purissima acqua di fonte, dopo aver traversato il deserto. E’ un gioco, lo sappiamo, che può durare all’infinito: più ci si umilia, più grossa diventa la fetta di vita che dovremmo rinnegare ammettendo l’abbaglio e più duro il colpo che dovremmo infliggere all’immagine che abbiamo di noi stessi, con conseguenze devastanti per l’autostima. Meglio, quindi, continuare a subire, ingoiare rospi e mentire a se stessi.
Qui non servono le famigerate analisi politiche della fase o le complesse elaborazioni intellettuali sui mutamenti del tessuto sociale: serve Donna Letizia, o magari una intelligente come Natalia Aspesi, qualcuno che sia in grado di sbrogliare una aggrovigliatissima matassa di amorosi sensi, altro che Letta o Bersani o D’Alema.
Perché la domanda vera è: “che cosa si può fare per rimettere davanti agli occhi di un popolo sdilinquito oltre ogni decenza l’immagine dello scarrafone, che è bello sempre a mamma sua (la fu Rosa) ma scarrafone dovrebbe pur sempre rimanere?". Se finalmente la quinta colonna berlusconiana a sinistra, i paladini del “no all’antiberlusconismo”, della “legittimazione dell’avversario” (ma legittimazione di che? Di ciò che è incostituzionale e illegale?) si togliessero dagli zebedei, forse una speranza di far vedere lo scarrafone dietro al velo ci sarebbe; così, invece, viene da rispolverare il grido di dolore di Nanni Moretti di qualche anno fa: con questa gente non vinceremo mai! Loro sono fra quelli che, ogni volta che la cortina fumogena minaccia di dissolversi, si mettono tra gli occhi e il velo, a proteggere l’illusione che mimetizza l’orrendo insetto.
Poi, certo, dopo aver disvelato il bacarozzo, bisognerebbe porsi anche la domanda “come posso fare, adesso, perché questa gente si innamori di me?” o, addirittura, la domanda vera che dovrebbe porsi una sinistra: “come fare perché questa, che adesso è un’accozzaglia, diventi popolo di cittadini che non si innamorano di nessuno e maturino invece delle idee proprie, pretendendo dai politici che si impegnino a metterle in pratica e mandandoli a casa se non lo fanno?” Ma qui, mi rendo conto, stiamo davvero riavviandoci sulla strada tra le nuvole che conduce al regno di Utopia.
Con l'iniziale maiuscola, perché la speciazione si è fermata ad un solo esemplare, e quindi il nome della specie è anche nome proprio. Il Gattopuzzo è un animale un po' puzzola e un po' faina, una creatura dei boschi che si è urbanizzata. Uno spirito vagabondo che potreste incontrare, a vostra insaputa, in un bar o per la strada, a Roma come a Delhi. Sa mimetizzarsi molto bene nell'ambiente urbano, ma in fondo all'anima rimane uno spirito selvatico. Unico segno distintivo: il pelo grigio.
lunedì 22 giugno 2009
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