- Ma sì che so’ stati loro, ancora ‘sta storia della prova del DNA…
- Come “’sta storia”? Cioè, come fanno a essere stati loro se il DNA non è il loro?
- Ma dai… Ma hai visto che facce? E quello ha pure confessato, poi…
La conversazione è “campionata”, nel senso che è rappresentativa delle tante a cui mi è capitato di partecipare (o anche solo ascoltare) sul caso dei due rumeni accusati di aver stuprato una quattordicenne il giorno di San Valentino, e poi (quello con la faccia più brutta) anche una quarantenne, qualche giorno prima, a Primavalle, a Roma.
- E allora di chi è questo DNA?
- Ma che ne so… E poi quello che ha confessato ha raccontato cose che le potevano sape’ solo i colpevoli, come faceva a saperle lui? Oh, coincideva tutto con quello che aveva detto il ragazzetto, hai sentito, no? E so’ stati riconosciuti, che altro vuoi?
- No, queste cose sono state dette sul momento, a caldo, subito dopo la confessione, ma poi è venuto fuori che c’erano parecchie cose che non coincidevano, e addirittura il ragazzo aveva riconosciuto anche un terzo uomo, oltre a loro due, uno che però non poteva essere lì perché era in Romania.
- E allora com’è che a quello con la faccia da pugile l’ha riconosciuto pure la donna stuprata a Primavalle?
- Ecco, appunto… Prima l’ha riconosciuto e poi ha detto che in realtà non era sicura… E alla fine è venuto fuori che su di lei il DNA non è che era diverso, non l’hanno proprio trovato. Anzi, hanno trovato quello di un egiziano con cui era stata la mattina di sua volontà, quello sì, e invece quello di chi l’ha aggredita la sera no, non l’hanno trovato. Mi pare un po’ poco, un riconoscimento ritrattato, per incriminare qualcuno.
- Sì, vabbè… Però stanno ancora in galera, segno che qualche cosa hanno fatto.
Insomma, per la maggior parte dei nostri concittadini il caso è chiuso a dispetto dei fatti: DEVONO essere stati loro.
Questo dovrebbe dare, a quei pochi che ancora sono capaci di usare il cervello, la misura dello sfregio che trent’anni di televisione commerciale e quindici di egemonia berlusconiana hanno rappresentato per la democrazia e la civiltà in questo paese.
Ormai la polizia e i giudici hanno ragione a scatola chiusa se bastonano i rumeni, e hanno torto per definizione se intercettano qualche politico o se cercano (sempre meno) di fare qualcosa contro il tifo ultras; stranieri colpevoli “a prescindere”, diceva Totò, e gli altri…
- Beh, sì, non saranno stinchi di santo, ma in fondo in Italia per rubare si è sempre rubato eppure siamo sempre sopravvissuti… Anzi, finché c’è stata la DC e c’era Craxi rubavano, ma almeno i soldi li facevano gira’ e ce n’era per tutti, invece guarda che cazzo hanno combinato questi della sinistra co’ ‘sta storia de Mani Pulite, e tutti ‘sti stranieri che hanno fatto entrà, che schifo! Se stanno a preoccupà de quello che ha preso la bustarella all’ufficio tecnico e invece a questi che arrivano, sporcano, rubano, violentano je vorrebbero dà pure la casa popolare… Giuro che se ce provano li vado a buttà fora co’ le mani mia… Li ributto in mare io, li ributto…
Pure questa tirata è campionata, nel senso che non ho sentito proprio questa qui, ma ne ho sentite decine e decine di equivalenti; il dialetto è quello romano del posto in cui vivo, ma non c’è copyright: è stata e viene quotidianamente riprodotta in milanese, in napoletano, in barese, in torinese e chi più ne ha più ne metta.
Ecco, questa è la “rabbia popolare” che tanto piace a tanti nostri concittadini, che ci sguazzano per esorcizzare frustrazioni e insufficienze sociali e personali. Chi l’ha suscitata gongola, chi la esprime (un popolo con il cervello ormai all’ammasso) è ormai solo capace di ululare: hanno sete di sangue, non importa di chi. E intanto uno o più stupratori veri sono in giro e due poveracci invece stanno in galera, e quotidianamente a tutti noi – anche a chi ulula, ma tanto loro non sanno che farsene – viene sottratto un pezzo in più di libertà, e qualche diritto scompare ogni giorno (quello di decidere da soli come vivere e come morire, quello di pagare i servizi pubblici il giusto, e non anche per chi le tasse non le paga, quello di avere una scuola decente, e mille altri).
Poi, se a questa marmaglia berciante e ormai pronta a impugnare i forconi andate a chiedere, uno per uno, quali problemi abbiano avuto con gli stranieri, quali furti abbiano subito loro, quali pericoli abbiano corso le loro donne, li vedrete boccheggiare come tanti pesci rimasti senza ossigeno; in compenso la mancanza di lavoro, una scuola che ai loro figli non insegna più una ceppa, una sanità sempre meno pronta a soccorrerci, un inquinamento che fa dell’Italia l’unico paese occidentale con un incremento della mortalità infantile per tumore, queste cose sì, le patiscono…
- E te pare che so’ questi i problemi? Io quanno esco pe’ strada vojo sta’ sicuro, no che me devo guarda’ le spalle che sennò qualcuno me ce pianta un cortello…
- No, scusa, ma quanta gente conosci che uno straniero gli ha piantato un coltello tra le spalle?
- Aho’, ma che palle! E mo’ ricominci?
- Ricomincio sì, perché ti vorrei far ragionare: ti stanno derubando con la tua stessa complicità, ti stanno togliendo tutto grazie al tuo stesso voto.
- Ma che dici?
- Che ti prendono per il culo.
- E come farebbero, scusa?
- Per esempio con la televisione…
- E sì che so’ cojone! Che te credi, che non so’ capace de giudicà le cose co’ la testa mia?
- Mi sa di no… Per esempio, nella storia di questi due rumeni non ti è proprio passato per la testa che forse la confessione a quello gliel’hanno estorta i poliziotti rumeni a forza di botte o con un ricatto, perché non si erano coordinati con la polizia italiana e pensavano che quelli, di fronte alla confessione, il test del DNA non l’avrebbero fatto…
- Seeee, vabbè! Me sa che guardi un po’ troppi film, tu…
- Forse sì, abbastanza per sapere che il DNA lascia margini di dubbio (molto piccoli) quando viene identificato, ma dà certezza pressoché assoluta quando invece non coincide: quindi non possono essere stati loro.
- Mamma mia che palle! Ancora ‘sta storia del DNA…
Con l'iniziale maiuscola, perché la speciazione si è fermata ad un solo esemplare, e quindi il nome della specie è anche nome proprio. Il Gattopuzzo è un animale un po' puzzola e un po' faina, una creatura dei boschi che si è urbanizzata. Uno spirito vagabondo che potreste incontrare, a vostra insaputa, in un bar o per la strada, a Roma come a Delhi. Sa mimetizzarsi molto bene nell'ambiente urbano, ma in fondo all'anima rimane uno spirito selvatico. Unico segno distintivo: il pelo grigio.
lunedì 16 marzo 2009
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