di Cristiana Capagni
pubblicato da La Voce Democratica – 16-22 gennaio 2009
La Corte di Giustizia Europea ha giudicato iniquo che le donne in Italia potessero (volendo) accedere alla pensione cinque anni prima dei colleghi maschi. Una di quelle volte (neppure tanto rare) in cui le donne usufruiscono di un trattamento di favore. Naturalmente ciò varrebbe come un semplice invito, poi all’interno della Comunità ciascuno Stato fa da sé, ma da noi figurarsi se non c’era qualcuno pronto a cogliere al volo l’idea.
Il sospetto che, ammantata sotto le nobili vesti della parità dei diritti, sieda sullo scranno una solenne fregatura è più che lecito. Fregatura peraltro sollecitata tempo addietro proprio da una rappresentante del sesso in questione, una più realista del re, che forse se stava zitta magari lassù al tribunale del Lussemburgo non ci pensavano nemmeno.
Intendiamoci, è nostra convinzione – peraltro espressa in diverse occasioni – che l’uguaglianza appartenga a tutti, altrimenti che uguaglianza è, non si può essere più uguali o meno uguali: si è uguali e basta. Il godimento dei diritti di parità riguarda tutti. Niente trattamenti di favore, grazie. Eppure. La maggioranza delle persone, di quelle pensanti almeno, è d’accordo nel ritenere che alcune categorie di lavoratori debbano giustamente avere accesso alla pensione con qualche anno di anticipo rispetto alla norma. E’ il caso dei lavori considerati usuranti (e non certamente della vergogna delle cosiddette “pensioni baby” di cui oggi pagano il salato prezzo quei salariati che in pensione rischiano di non andarci mai). Esistono lavori che, per la loro pesantezza fisica o per lo stress cui sottopongono le persone che li svolgono, usurano, fanno invecchiare prima. E fanno giustamente guadagnare il meritato riposo retribuito con un certo anticipo.
Nel nostro Paese una persona di sesso femminile si fa carico in misura maggiore delle faccende domestiche e di quanto ruota attorno alla propria famiglia, dal momento che una concreta parità non è stata raggiunta e chissà ancora quanto tempo passerà prima che ciò accada. Inoltre la differenza tra un corpo di sesso maschile ed uno di sesso femminile, che si esplicita all’incirca una volta al mese per alcuni giorni ogni volta e per decenni nell’arco della vita, come la goccia che scava la pietra lascia un solco - di misura variabile da donna a donna - sul benessere fisico il quale risulterà intaccato anche dalle gravidanze e dagli allattamenti. Tutte cose che ti consumano. E che con la parità c’entrano poco o nulla: contro madre natura c’è poco da fare. A parità di età, nella maggioranza dei casi una donna è più stanca. Ma stanca davvero. Perché essere donna è un lavoro usurante.
Con l'iniziale maiuscola, perché la speciazione si è fermata ad un solo esemplare, e quindi il nome della specie è anche nome proprio. Il Gattopuzzo è un animale un po' puzzola e un po' faina, una creatura dei boschi che si è urbanizzata. Uno spirito vagabondo che potreste incontrare, a vostra insaputa, in un bar o per la strada, a Roma come a Delhi. Sa mimetizzarsi molto bene nell'ambiente urbano, ma in fondo all'anima rimane uno spirito selvatico. Unico segno distintivo: il pelo grigio.
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