Che la social card sia una presa per il culo lo sapevo, però lo dico lo stesso, perché è mezza mattinata che sto impazzendo nel tentativo di capire come si fa a farla caricare. E sì, perché c’è cascata pure mia madre. La tessera era vuota, e non solo: s’è pure accorta che il commerciante aveva gonfiato il conto, “
tanto mica paga la signora”, così nel caso la card fosse stata piena l’elemosina sarebbe stata captata, in buona parte, da questo figuro già abbondantemente beneficiato dal governo Berlusca sotto forma di licenza di evadere.
Se ne era occupata la trasmissione Mi Manda Rai Tre, e per dirla con la Littizzetto: “mamma mia, che scandalo! Sai che casino che succede domani!”, e invece no, non succede assolutamente un cazzo, perché in rete non si trova un suggerimento che è uno su come fare per far caricare quella maledetta card, e i giornali la notizia l’hanno data così, tanto per darla, non è che ci hanno fatto sopra un servizio degno di questo nome, costringendo chi di dovere a scusarsi e a dire ai “beneficiati” (lo metto tra virgolette perché è davvero una presa per il culo) a chi rivolgersi, cosa fare. Se chiami il call center puoi provare pure tutti i numeri della tombola, ma cosa fare non te lo dice nessuno e, soprattutto, parlare con un essere umano è del tutto impossibile.
Mia madre, per fortuna, i soldi per pagare comunque ce li aveva; non voglio neppure pensare a come si devono essere sentiti quelli che, invece, hanno dovuto rimettere la merce negli scaffali.
Io farò così: lascio perdere, mando una lettera a un po’ di giornali (che tanto non verrà pubblicata) e alla mia mamma faccio io un bel regalo. Non ho ancora deciso cosa, ma sarà un bel regalo. Alla faccia di questa manica di teste di cazzo.
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