mercoledì 28 gennaio 2009

I vestiti nuovi di Gianfranco

In ordine sparso: Ratzinger revoca la scomunica ai vescovi ultratradizionalisti nonostante uno di loro se ne sia uscito l’altro ieri (e molte altre volte, da vent’anni a questa parte) con tesi negazioniste dello sterminio nazista degli ebrei; del resto, il sospetto che il Ratz sia antisemita mi sa che non è del tutto campato per aria, visti i ripetuti incidenti di questo pontificato con i cugini maggiori; a cominciare dal ripescaggio della ormai muffita “preghiera per la conversione degli ebrei”. E chi è l’unico politico che alza la testa? Gianfranco Fini.
La Chiesa
vuole beatificare il pontefice che chinò la testa davanti al nazifascismo e alle leggi razziali, e chi è che richiama a voce alta e inchioda le gerarchie alle responsabilità di allora? Fini.
Che è anche quello che propose di concedere il voto agli immigrati, almeno quello amministrativo, e di abbreviare l’iter per la cittadinanza.
Che qualcosa di appena appena assimilabile l’abbia detto qualche esponente del PD, io non me lo ricordo.
Un sacco di anni fa, quando Fini era candidato a Roma come sindaco contro Rutelli, ci furono alcuni episodi di ordinaria violenza urbana da parte di alcuni sostenitori un po’ troppo esuberanti del nostro Gianfranco, che allora era ancora fascistello anzichenò; e, se non ricordo male, i ragazzotti si lasciarono andare anche a qualche azione antisemita, per l’imbarazzo del loro candidato.
Sul mai dimenticato Cuore uscì un titolo che mi fece schiattare dal ridere: “Fini: voto Rutelli, questi fascisti mi fanno paura”.
Certo, se uno ragiona non è che si possa davvero illudere sull’approdo laico di questo signore: che è lo stesso che appena qualche anno fa se ne uscì con l'attacco ai docenti gay, che a suo dire avrebbero essere estromessi dall'insegnamento. E' che, per condirla con il gergo del marketing, il buon Gianfranco ha fiutato un nuovo target e si è riposizionato: vuole consolidare la penetrazione – ormai avvenuta – della sua parte politica dentro la comunità ebraica, imbarcando magari per strada qualcuno che alla sua nuova vena laica ci crede davvero; tanto, il buon Ratz ha già scelto Silvio come longa manus politica – lui tratta solo con i capi - ed è difficile che il nostro possa rientrare nelle sue grazie, per cui… tanto vale fare di necessità virtù e brandire la bandiera della laicità.
La cosa bella è che, grazie ai balbettii incomprensibili di PD e compagnia, riesce pure a sembrare credibile, con questi nuovi vestiti. Chi se lo sarebbe mai sognato, quindici e più anni fa, che quel titolo di Cuore sarebbe stato premonitore?

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