giovedì 12 febbraio 2009

Anno zero

Lo sto seguendo, proprio mentre scrivo, e non lo faccio mai. Stasera il circo è lo stesso di sempre, peggio se possibile: oltre al'ubiquo Bersani, il buon Michele ci rifila pure Formigoni e ci infligge una recidiva della Pivetti, da cui pensavo che il paese fosse finalmente guarito – almeno da lei! – dopo averla vista traslocare dagli studi della Camera, di cui fu presidente, a quelli di Italia 1, in coabitazione con Platinette.
Al centro c’è Eluana - e certo che è titolata, l’Irene, ad esprimersi su alte questioni di bioetica; anche dopo morta, questa ragazza viene pesantemente strattonata per l’arruolamento coatto in movimenti di cui non credo abbia avuto il tempo di interessarsi, durante la sua breve vita.
Formigoni, di fronte a uno che reclama a voce alta il proprio diritto di scelta, afferma solenne e convinto che “Eluana il suo diritto di scelta non l’ha potuto esercitare”, sovvertendo in un colpo solo la realtà, la storia, una sentenza della magistratura e il puro e semplice buon senso.
Poi, incalzato sul testo approvato in Parlamento, che obbliga tutti a sottostare all’alimentazione e all’idratazione forzata in spregio a qualsiasi cosa uno possa aver scritto o detto quando era capace di farlo, dice che no, non è così, ma quando mai… Non è forzata l’alimentazione, perché dal testo l’hanno tolto quell’aggettivo, e quindi si tratta ora di semplice cura, che a nessuno si può rifiutare… Proprio “rifiutare” dice il bel Roberto, trascurando che per rifiutare qualcosa a qualcuno occorre che quel qualcuno l'abbia prima chiesto, cosa che Eluana Englaro non ha fatto; anzi, aveva semmai chiesto il contrario, come le indagini hanno accertato.
Ma cosa abbiamo mai fatto di male per meritarci di essere trattati da imbecilli in questo modo? O sarà mica che siamo imbecilli davvero, visto il mucchio impressionante di gente che non vede l’ora di bersi papocchi come questo? Ma li avete visti i sondaggi sul caso Englaro? Fino a pochi giorni fa, 80 percento a favore del padre; parla il nano alfa e il paese si spacca: 50 e 50. Come si fa a dare la patente di maturità democratica a un paese in cui il 30 percento della popolazione adulta autocondiziona il proprio cervello alla sintonia perenne con un eversore bugiardo e ridicolo?
E infine dunque, come al solito, si usano le parole per stendere una bella cortina di fumo intorno alla sostanza dei fatti; la sostanza essendo che, se uno chiede di essere lasciato morire in pace, la riconversione di quella che è una terapia in semplice sostentamento impedirà che le sue volontà possano essere eseguite.
Eppure sarebbe così facile sciogliere il nodo: cos’è questa ipocrisia della sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione, che dà agio ai vampiri della vita di sproloquiare su sofferenze e torture inumane? Com’è che certe tecniche – e anche di più cruente – vengono invocate per gente in perfetta salute, benché criminale, e non si possono invece usare su chi le accoglierebbe come una benedizione? Gli americani giurano e spergiurano che le loro iniezioni letali non fanno in alcun modo soffrire i loro condannati a morte, che pure – loro sì! - sono vivi, e di soffrire sono in grado: e allora perché non usiamo quelle?
Torniamo a chiamare le cose con il loro nome: qui non si tratta solo di lasciar morire, si tratta anche di dare una mano a farlo, quando il corso delle cose sia stato artifcialmente sospeso; nessuna legge sarà mai soddisfacente, se non prevederà anche questa fattispecie che ipocritamente non viene neppure nominata.
Così invece, grazie a un imbroglio verbale, quelli di noi (come sarebbe bello se non dovesse mai accadere a nessuno!) che un giorno dovessero trovarsi in quella terribile condizione, dovranno sorbirsi per intero la propria atroce agonia a tempo indeterminato. In questo paese, ormai, a tempo determinato ci sono solo i contratti di lavoro; invece le condanne sono a vita, e si fa pure in modo che la vita sia assai lunga.

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