Ancora sulla pseudorealtà e sulla follia che si è impadronita di un intero popolo (il nostro): ieri sera ho un po’ orecchiato (niente di più, mi stavo voluttuosamente sparando un fumetto di Dampyr) la trasmissione di Lerner su La Sette, l’Infedele; un servizio diceva quello che le persone dotate di buon senso vanno ripetendo da secoli, e cioè che l’Italia è un paese complessivamente a bassa criminalità, come attesta il numero di crimini violenti in continuo calo da decenni e inferiore a quello della maggior parte degli altri paesi occidentali; che gli immigrati non sono poi questa banda di masnadieri, e anzi – aggiungo io – i regolari delinquono in media cinque o dieci volte, non me lo ricordo esattamente, meno dei nativi italiani; e che comunque, in barba ai babau di Bossi, Fini e compagnia ululante, gli sbarchi di clandestini sono più che raddoppiati, negli ultimi mesi. Solo che di queste cose adesso non si parla più: improvvisamente sembra tutto sparito: le rapine in villa, l’assalto dei barbari alle coste, i rapimenti di bambini da parte dei Rom; e si tace – ovviamente –di tanti fatti: ad esempio, che è stata prosciolta anche la ragazza Rom incriminata a Napoli per le urla di una madre isterica, episodio a causa del quale un campo nomadi fu dato alle fiamme: e così fanno più di venti anni che, nonostante le segnalazioni ricorrenti, non viene documentato alcun rapimento ad opera di nomadi.
E’ esagerato, a fronte di questi fatti (e ribadisco: fatti, non percezioni isteriche) definire criminale il comportamento della TV e della stampa italiane?
Io credo di no: in campagna elettorale sembrava che fossimo in stato d’assedio, con i Mori alle porte pronti a entrare per depredare, saccheggiare, sgozzare, squartare, stuprare, terrorizzare; il tutto a beneficio di un signore che sedeva all’opposizione, e che però aveva lo stesso il controllo totale di tre canali televisivi suoi e tre (teoricamente) dello Stato. Questo tizio sull’isteria collettiva che tanto abilmente ha fomentato ci ha vinto le elezioni, e ora si può anche permettere di fare ministro la sua cavallina senza che si levi un fiato in giro, tanto può l’infatuazione collettiva di sessanta milioni di innamorati sospirosi.
In breve: la TV e la stampa hanno deliberatamente alterato i fatti, dipinto una realtà che non esiste; lo hanno fatto per mesi e lo fanno ancora, invertendo semplicemente il segno del messaggio che intendono amplificare: prima eravamo sotto assedio in un paese con gli indici di criminalità più bassi d’Europa, adesso siamo in un ventre di vacca (portafogli compresi) nel bel mezzo di una crisi economica globale; e non corriamo rischio alcuno per la salute e la sicurezza, pur non facendo assolutamente nulla né per il clima, né per l’ambiente, né per l’edilizia scolastica: quanto accade di sgradevole è riconducibile alla categoria “tragica fatalità”.
La storia è stata già riscritta: Craxi, il ladrone morto latitante dopo aver depredato il paese con la sua banda e averlo messo al tappeto con l’esplosione del debito, è ora santo e martire, omaggiato dal premier e da buona parte dell’opposizione; il pool di Mani Pulite, appena quindici anni fa acclamato da un popolo intero, è responsabile della fine “di un’epoca di benessere”, sono sempre parole del nano alfa.
E i media che fanno? Per caso ripropongono i fatti di allora, o ne tentano quanto meno una interpretazione critica? Ma quando mai, meglio accodarsi e suonare la grancassa.
Insomma, viviamo in un mondo e ci comportiamo come se vivessimo in un altro; i media non si impegnano minimamente per smascherare l’imbroglio, e anzi ne sono il centro produttore. E allora torniamo a chiederci: è proprio esagerato definire criminale il comportamento di questi organi di propaganda? E chiamare regime la forma di governo che ci ritroviamo?
Sarà che a me esagerare piace, ma sono proprio queste le parole che userei.
Con l'iniziale maiuscola, perché la speciazione si è fermata ad un solo esemplare, e quindi il nome della specie è anche nome proprio. Il Gattopuzzo è un animale un po' puzzola e un po' faina, una creatura dei boschi che si è urbanizzata. Uno spirito vagabondo che potreste incontrare, a vostra insaputa, in un bar o per la strada, a Roma come a Delhi. Sa mimetizzarsi molto bene nell'ambiente urbano, ma in fondo all'anima rimane uno spirito selvatico. Unico segno distintivo: il pelo grigio.
martedì 9 dicembre 2008
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