giovedì 4 dicembre 2008

Non rompeteci le bolle!

di Cristiana Capagni – pubblicato su La Voce Democratica 7-13 novembre 2008


Notoriamente la comunicazione avviene attraverso diverse modalità, non necessariamente linguistiche: ciascun essere vivente può assumere atteggiamenti estremamente eloquenti ed esprimere chiaramente il proprio stato d’animo attraverso i gesti, la postura, il modo di occupare o gestire lo spazio fisico che lo circonda.
Ogni essere ha un proprio spazio, che gli studiosi di semiologia definiscono zona prossemica, comunemente detta anche “bolla”, che si estende al di là del volume occupato dal proprio corpo.
Tra gli esseri umani la distanza interpersonale fisica è strettamente correlata alla distanza sociale: studi antropologici hanno determinato che esistono quattro zone prossemiche, quattro bolle la cui grandezza è inversamente proporzionale al grado di intimità con gli altri. Naturalmente la grandezza di queste bolle subisce l’influenza di fattori esterni quali cultura, nazionalità, sesso, ecc.
Le quattro bolle definite e misurate dagli studi sono le seguenti: la prima, la più piccola, è quella dello spazio intimo, riservato a partner o figli, e ha approssimativamente un’ampiezza tra gli zero e i 45 cm; la seconda, un po’ più estesa, è lo spazio che accettiamo di condividere con gli amici e va dai 45 ai 120 cm circa; la terza bolla, che va dai 120 cm ai tre metri e mezzo, è quella relativa ai conoscenti; infine la quarta, la più ampia, va oltre i tre metri e mezzo ed è la bolla della distanza pubblica.
L’esistenza di queste bolle è rivelata dall’imbarazzo o dal fastidio che solitamente si prova dovendo subire una forzosa distanza ravvicinata, ad esempio in ascensore con degli estranei o se uno sconosciuto entra in un imprevisto contatto fisico.
Pertanto, si presume che ciascuno dovrebbe sentirsi a proprio agio collocandosi in modo tale che le varie distanze vengano rispettate.
Ecco perché sfugge alla comprensione di chi scrive il motivo che spinge alcuni esseri umani ad infrangere questa meravigliosa teoria delle bolle: perché mai su una spiaggia spaziosa e assai poco gremita la comitiva chiassosa e maleducata scelga di accamparsi proprio accanto all’ombrellone sotto il quale oziano silenziosi e tranquilli villeggianti immersi nella lettura; perché in un cinema semideserto la coppia di amiche che commenterà ad alta voce l’intera pellicola come se si trovasse nel salotto di casa, decida di sedersi in prossimità di posti già occupati; perché quando ci si mette in fila le probabilità di trovare alle proprie spalle qualcuno che imporrà il contatto fisico spingendo o appoggiandosi siano altissime.
La natura umana rimane un mistero insondabile…

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