Questo paese sta dando troppa corda a gente come questo ministro, che si attacca a problemi veri per bandire crociate populistiche. Che ci siano i marescialli panzoni dietro le scrivanie lo sappiamo (e lo deprechiamo) tutti; che il problema possa essere risolto aizzando il
furore popolare contro un'intera categoria è criminale. Ma si sa, oggi va tanto di moda dare risposte semplici a problemi complessi: illude che la soluzione sia dietro l'angolo, basta malmenare il mostro di turno. Del resto, Alemanno ha vinto le elezioni a Roma promettendo di cacciare 20.000 Rom da una città che ne ospita 4.000, e la gente lo ha votato: questo per dire la capacità di discernimento di una massa imbufalita e sbavante che una volta si chiamava opinione pubblica.Da dipendente (quasi) pubblico, mi sono stancato di lavorare come un mulo – come tantissimi altri colleghi, che portano avanti la baracca facendo anche le veci di chi non lavora: perché c'è, questa gente, non lo scopre certo Brunetta - sentendomi qualificare "fannullone" un giorno sì e l'altro pure da questo individuo, che quando era parlamentare europeo è andato a Bruxelles una volta su cinque e vanta un cursus honorum che definire opaco è fargli un complimento.
Lo so che è inutile, ma ci (riprovo lo stesso a dire: stiamo attenti, questa gente sta sfasciando il tessuto sociale mettendo, a turno, una categoria contro l'altra. Dipendenti privati contro dipendenti pubblici, imprenditori contro lavoratori dipendenti, genitori contro insegnanti, nordisti contro terroni (vecchio leit motiv) e tutti insieme appassionatamente contro i Rom e gli immigrati. Ognuna di queste battaglie non si risolve con l’attribuzione di diritti a chi non ne ha, ma con la spoliazione di quelli che ne hanno ad opera di chi sta peggio. Il risultato netto è il progressivo impoverimento di tutti e l’aumento esponenziale dell’incazzatura collettiva, che puntualmente viene sfruttata lanciando crociate (e depauperazioni) sempre nuove, che a turno finiscono per toccare tutti. Anzi, no, tutti non è vero: non toccano gli evasori fiscali, più che mai legittimati e addirittura coccolati; non toccano le caste, tanto vituperate quanto protette, avendo il governo del solerte Brunetta smantellato (nottetempo verrebbe da dire, tanto non se ne è accorto nessuno) le pur timide liberalizzazioni di Bersani; non toccano i politici, che dopo aver tirato il sasso nascondono la mano (che bisogno c’è di una legge di iniziativa popolare per ridurre i parlamentari, quando ci sono proposte già in iter che non vengono discusse?).
Siamo quindi al più incredibile dei paradossi: un governo (e un premier, un ministro) sostenuti entusiasticamente da un'orda berciante che da quel premier, da quel ministro e da quel governo viene quotidianamente umiliata e bastonata. In cambio di cosa? Ma è ovvio: della torva e inconfessabile soddisfazione del rito orgiastico collettivo, del pogrom catartico a cui un intero popolo si sta abbandonando con voluttà, incurante delle ferite che si autoinfligge, purché a ciascuno sia concesso di infierire su qualcun altro, fosse pure per una volta sola.
Basta leggere la cronaca: a Roma un signore si sente male alla guida, provoca un tamponamento e viene linciato dalla folla, compresi diversi passanti del tutto estranei ai fatti; vivo per miracolo, viene operato al cervello; a Palermo, per bloccare un folle che aggredisce la gente a martellate devono intervenire due clandestini, perché tutti gli italiani presenti se la fanno sotto, salvo tentare il linciaggio una volta che il tizio è stato immobilizzato; un indiano che dorme in stazione viene dato alle fiamme per divertimento, e a distanza di un paio di mesi non è dato sapere se sia vivo oppure morto; un ragazzo nero di nazionalità italiana viene ucciso a sprangate per aver (forse) rubato un pacco di biscotti; a Napoli un campo Rom pieno di bambini viene incendiato di notte e nessuno finisce in galera; a Roma un rumeno arrestato troppo in fretta per uno stupro che non ha commesso viene assunto in un ristorante e deve essere subito licenziato perché gli altri dipendenti si rifiutano di lavorare con lui, anche se è innocente.
E per i pedofili? Pena di morte, ulula la massa in coro; e intanto, però, un premier che da almeno un mese si impappina e si contraddice sui suoi rapporti con una minorenne viene difeso a spada tratta da una nazione intera, compatta come un sol uomo.
Già una volta gli italiani si innamorarono follemente, fino a perdere il lume della ragione, di un Uomo della Provvidenza: se c’è bisogno di ricordarlo, quella volta l’avventura finì a Piazzale Loreto, e la strada per arrivare fin lì fu lunga e costellata di catastrofi. Sarebbe proprio così sconveniente, cercare di evitare il bis?
