....diceva così, un tipo molto ganzo, qualche decennio fa… Ma io no, I had a nightmare, questa notte!
Dunque, vi racconto; io sognavo, e il mio corpo astrale – che, come tutti sanno, è libero di andare e venire come gli pare e piace oltre le barriere dello spazio e del tempo – si è preso una licenza di troppo. Prima si è librato per la stanza, poi su, oltre il terrazzo, e per il quartiere, ma sempre più su, e alla fine non lo so dove è finito, perché ho sentito una specie di vertigine, come se il mondo mi scappasse da sotto e un vortice blu mi risucchiasse, terribile!
Per un lunghissimo terrificante momento ho temuto di perdermi, la mia anima disintegrarsi in mille e mille filamenti, brandelli di sogni, sparire per sempre, come non essere mai esistito…
E invece ecco che all’improvviso sono di nuovo in qualche dove. Un dove proprio strano, perché il corpo astrale era partito di notte e adesso è giorno, ma parlano italiano, e allora non sono dall’altra parte del pianeta… ma dove cavolo mi trovo? Ci sono una mandria di bambini, la stanza è graziosa, anche se un po’ sgarrupata. Ci sono tutte quelle cose che stanno sempre nelle scuole: un sacco di disegni alle pareti, i banchi, le finestre grandi da dove entrano i raggi caldi del sole, si vede fuori il giardino tutto verde, per cui almeno non sono finito fuori stagione, dato che pure qui era maggio, quando sono andato a letto. Fanno un casino micidiale questi marmocchi, mi sa che è una seconda o una terza elementare, non la invidio davvero, questa povera crista della maestra. Cioè, comunque si vede che le piace quello che fa, e anche quando alza la voce e batte forte il palmo sulla cattedra ha come un sorriso sotto i baffi, fa fatica a nasconderlo, “bambini, adesso basta!!!”, sì, vabbè, come se non lo sapesse che tanto quelli continueranno a sgarrupargli l’aula. Lo sa, sì, ma non le importa, si vede che è contenta, li deve amare davvero, questi guastatori in erba.
Alla fine, com’è come non è, riesce ad ottenere la loro attenzione. E’ proprio una tipa curiosa, questa maestra: pare la maestrina dalla penna rossa del libro Cuore, con questo look un po’ all’antica, la gonna lunga stretta sotto al ginocchio, la camicetta bianca, una spruzzata di lentiggini e gli occhiali su cui spiove una ciocca riccia un po’ ribelle, sfuggita all’acconciatura castigata che non riesce a essere severa. E il sorriso, appunto, il sorriso trattenuto che sembra sempre sul punto di sbocciare a illuminarle il viso. Ma mi sono distratto, e lei ha iniziato a parlare, sono curioso. E chissà che, ascoltandola, non riesca anche a capire dove cavolo mi ha portato questo rincoglionito di un corpo astrale, che poi voglio proprio vedere come la ritrova, la strada di casa…
- ….uunaaaa storia! Allora bambini, vi va di ascoltare una storia?
- Sììììììììì!!!!!
Dall’entusiasmo, si direbbe che questa maestra sia un vero asso nel raccontare storie.
- e che storia vorreste ascoltare oggi? Solo storie vere, però, che dobbiamo andare avanti con il programma! La scuola sta per chiudere, è estate e ancora non abbiamo finito, le favole le lasciamo per l’anno prossimo!
- Fon-da-zio-ne!!! Fon-da-zio-ne!!! Fon-da-zio-ne!!!
I marmocchi scandiscono manco fossero allo stadio, io non so di che si parla perché l’unica fondazione che conosco è la trilogia di fantascienza di Asimov, ma questa ha premesso che vuole raccontare una storia vera… Vabbè, stiamo a sentire, prima o poi qualcosa capirò. E lei comincia.
- In un tempo non molto lontano, ma prima dell’anno zero…
Oh cavolo, ma che dice? Di quale anno zero va cianciando? Io non mi ricordo di ripartenze del calendario in tempi recenti!
- … il nostro paese era scosso dalle lotte. Erano innumerevoli anni che le fazioni si fronteggiavano, e solo di recente il Bene aveva iniziato a prevalere. Ma non era ancora finita, non era ancora finita…
- Chi erano i nemici, maestra?
- Donne e uomini cattivi…
Però… Politically correct, prima le signore, anche se perfide…
- … che avevano tanto potere, opprimevano il popolo e si rifiutavano di andarsene per fare posto ai Buoni, che volevano restituire a tutti la Libertà!
- E come vivevano le persone, senza libertà?
- Male bambini, molto male. Pensate che esisteva addirittura un Ordine Nero, un’associazione malvagia di persone che pretendevano di avere il diritto di decidere sulla vita degli altri, e se a loro giudizio uno faceva qualcosa che non andava fatta, lo perseguitavano per anni!
- Come le Guardie Azzurre?
- Noooooo!!! Non dire mai una cosa del genere, Filippo! Le Guardie Azzurre ci proteggono, vigilano sulla nostra libertà…
- Allora come le Lanterne Verdi?
- Lorenzo, non dire mai più una scemenza del genere!
… Si sta alterando… Ma che minchia sono queste Guardie Azzurre e queste Lanterne Verdi? Sarò mica finito in un fumetto? Ma ecco che riprende.
- Le Lanterne Verdi vegliano sulla nostra sicurezza, battono palmo a palmo le strade mentre noi dormiamo, snidano i cattivi che ancora, nonostante tutto, si nascondono tra noi, magari arrivando da lontano, gli Uomini Neri…
- Ma l’altra notte hanno pestato il papà di mio cugino…
- Adesso basta, Lorenzo! Non interrompere! E non dire bugie! Le Lanterne non pestano nessuno, al massimo l’avranno riaccompagnato a casa, magari aveva bevuto un po’ troppo e si è fatto male da solo, sarà caduto…
- Veramente l’hanno sbattuto in una cella…
- E si vede che ha fatto qualcosa di sbagliato! Piantala di fare il bastian contrario! Valerio, tu che hai più giudizio, mettiti vicino a tuo fratello e fallo tacere, che dobbiamo andare avanti con il programma!
Vedo un bimbetto dall’aria assorta mettersi vicino all’altro e stringergli di soppiatto un braccio, mentre gli fa un gesto inequivocabile,da adulto, visibile solo al fratellino e che in ogni lingua può significare solo “aspetta…”. Mi sa che non ha del tutto ragione, la tizia, a giudicare quest’acqua cheta… Prevedo che le darà un oceano di guai, senza neanche darsi il disturbo di farle capire da che parte sono arrivati.
- … Allora, bambini, riprendiamo. Dunque, dicevamo degli ostacoli che i Buoni hanno superare per far trionfare la libertà… Dovete sapere che a quell’epoca, un’epoca in cui, ripetiamo, i cattivi avevano dominato per tanto tempo, si era persa anche la conoscenza delle cose più elementari. C’era addirittura gente che sosteneva che la Libertà c’era già, che le cose andavano bene in quel modo, e che si era tutti uguali, cose folli! Pensate che esistevano perfino persone pagate per scrivere menzogne, erano i cattivi a pagarle, e così giravano pagine e pagine di calunnie sui Buoni, che venivano descritti come se i cattivi fossero loro!
- Ma tu, maestra, come fai a sapere queste cose?
- Perché io sono più grande di voi, Maria. Io c’ero già, anche se non ero ancora adulta c’ero, e ho visto con i miei occhi.
- E non ti sei battuta anche tu per riconquistare la Libertà?
- Beh, una lezione importante è che ognuno deve fare solo le cose che sa fare bene, e io sapevo già allora che a lottare per me c’erano persone molto più brave a fare quel mestiere.
- E tu, maestra? Che hai fatto?
- Io ho servito la causa diventando quello che sono adesso, una maestra. Fin da quando ero bambina sono sempre stata brava a raccontare storie, e quindi mi hanno selezionato per fare questo mestiere, per raccontare a voi come stanno le cose. Ma andiamo avanti. Dicevamo delle menzogne: la più grossa fu l’accusa rivolta al capo dei Buoni proprio nel momento in cui era più vicino al trionfo: si permisero, incredibilmente, di rinfacciargli l’amicizia con una bambina un po’ più grande di voi!
- E quanti anni aveva?
- Diciassette…
- No, lui.
- Ma che c’entra, piccola? Il capo dei Buoni è come tutti gli eroi, è sempre giovane e bello!
- Come L’Uomo del Popolo?
- Sì, brava! Mi hai anticipato, perché era proprio lui il capo dei buoni…
- Daaaavveeeeerooooo? Ma quello è un vecchio tutto rugoso…
- Eh, no! Non si può parlare così della Suprema Guida! Lui, che tanto si è sacrificato per tutti noi…
- E che c’entra la ragazzina?
- Adesso basta! La ragazzina era sua amica, gli teneva compagnia quando si sentiva solo…
- A me mica garberebbe tanto dover tenere compagnia a un vecchio rugoso tutto spelacchiato. E quando parla sputazza, pure…
- Tu non sei una buona bambina! Invece devi imparare a esserlo, come lo sono le cinquanta che tutti gli anni hanno l’onore di festeggiare il nuovo anno con Lui!
E poi, ricolta ad un maschietto:
- Tu, bada a tua sorella, che mi sta facendo perdere il filo.
Ed ecco che il bimbo furbetto, svelto svelto, si mette seduto vicino alla sorellina e le fa un sorrisetto complice, e lei si quieta.
E in questo esatto momento provo una strana sensazione, come se li conoscessi già, questi due bambini… E anche Valerio e Lorenzo, i due fratellini di prima… Un deja vu, chissà. Ma è la storia, adesso, che mi incuriosisce: di che parla la maestra? Ma ecco, ora riprende:
- Allora, bambini, dove eravamo rimasti?
- I buoni, i buoni!!!!
- Ah, sì. Allora, dovete sapere che la Guida Suprema è paziente, molto paziente, e nella sua bontà aveva deciso di sopportare: che dicessero pure quello che volevano! Tanto, il popolo era con lui.
Ma ecco, questa cosa dell’amicizia con la ragazzina, quest’amicizia nobile e pura, che gli veniva rimproverata come una cosa sporca… Ecco, questo lo fece davvero infuriare. ‘Ma come?’ Si arrovellava, "io faccio del bene a questa ragazzina, la strappo a un futuro di povertà, mi impegno per lei, disinteressatamente, in cambio solo di un po’ di compagnia, le concedo anche qualche gioco di quelli che lei tanto ama e che solo gente malata può defnire immorale… E questo è il ringraziamento?"
Erano già anni che Sua Eccellenza sopportava in silenzio gli insulti degli uomini in toga, che anche questa volta si stavano preparando ad aggredirlo; da ancora più tempo sopportava le cattiverie che su di lui scrivevano i giornali, ed era anche tanto che desiderava ricevere la comunione, e si era dovuto rassegnare a non poter accedere a questo sacramento – lui, così devoto - per l’intransigenza fanatica di una Chiesa che non la concedeva ai divorziati; e adesso, addirittura, si permettevano anche loro di rimproverarlo per quella innocente amicizia! Dopo quello che aveva fatto per loro!
Non perse più tempo: la sua prima mossa, a sorpresa, fu quella di ritirare la richiesta di divorzio da sua moglie. In nome della tolleranza religiosa, chiese di poter risposare lei e poi prendere in moglie anche Noemi, la ragazza, con rito musulmano. Per dare un esempio di apertura ai costumi dei nuovi italiani. SI presentò dal vecchio che si faceva chiamare Papa, così, con la moglie e Noemi, tutte e due consenzienti, e altre centoventisette giovani pronte a chiederlo in marito, in condominio. E, quando il vecchio si rifiutò di celebrare il multimatrimonio, la Somma Guida dichiarò lo scisma: prima di lui, solo Enrico ottavo aveva osato tanto. Ma non si comanda al cuore, né alla generosità: Noemi, Veronica e le altre centoventisette, tutte, furono sposate a Silvio e la cerimonia la officiò lui stesso, finalmente Grande Sacerdote dell’Unica, Vera, Ultima Grande Religione Rivelata. E i cattivi li cacciò semplicemente via. E’ troppo buono, Silvio, per poter far loro del male: li mandò in vacanza, lontano da qui. Antartide, Siberia, Sahara: luoghi esotici, bambini, lo so che non li conoscete, ormai la TV trasmette – giustamente – solo programmi atti a non turbare le coscienze pure del popolo, e questi luoghi non sono così importanti da richiedere che voi li conosciate… Ma sono posti fantastici, veri villaggi vacanze. E speriamo che almeno laggiù i cattivi se ne stiano buoni, a spese di Papi!
- Papi?
- Sì, è il titolo di capo della Nuova Grande Chiesa Rivelata Ultima Universale; quello di prima si chiamava Papa… E adesso invece abbiamo finalmente il Papi, che va bene pure come eroe civile, e infatti abbiamo anche l’altare al Papi della Patria! E domani lui compie ottantuno anni, ed è più giovane di me e di voi! Ma non è meraviglioso? Pensate, per i festeggiamenti si offriranno in quattromila per sposarlo! Quattromila!
- Anche tu, maestra?
Era Valerio a parlare. La maestra arrossì, compiaciuta ed emozionata.
- Sì….
Lo disse con voce rotta, al colmo della passione.
- Non volevo ancora dirvelo, ma sì… Non so perché, ma ha scelto anche me il Sommo Papi… Me, capite? Che non sono bella, che non sono niente! Pensate, quanto è generoso!
- Eh sì, maestra… proprio generoso!
E mentre diceva così, il piccolo lestofante le si avvicinava fin quasi a scomparire sotto le sue sottane, e con mossa da borseggiatore le infilava un topo morto nelle mutande, mentre Lorenzo e gli altri due di prima sghignazzavano paonazzi nello sforzo di trattenersi – Regalo per Papi! Regalo per Papi!
- Che cosa, bambini? Volete fare un regalo a Papi?
- Sììììì!!! Sììììì!!!!!!!
E i quattro erano i più scalmanati, esagitati, e la maestrina, commossa, li accarezzava, se li baciava – Lo sapevo, piccoli miei! Lo sapevo, che non potevate essere sul serio così insensibili! Lo sapevo che quelle cose brutte che avete detto prima non le sentivate davvero nei vostri cuoricini… Ma ditemi, chi ve le ha dette? Dove le avete sentite? Perché sapete, alle Guardie Azzurre lo dobbiamo dire, che ci sono ancora dei cattivi… Loro se ne occuperanno, li manderanno in vacanza con gli altri… E vedevo i quattro farsi seri seri, e poi si avvicinavano, con le faccine compunte e le sussurravano all’orecchio qualcosa… E lei sbiancava…
- Oh mio Papi! Ma no, ma non potete dire sul serio! Per favore, guardatemi in faccia!
E loro la guardavano, sì, sull’orlo del pianto si sarebbe detto, e poi abbassavano lo sguardo vergognosi, e con un filo di voce ripetevano, li poteva udire solo lei – sì, maestrina… non volevamo darti un dispiacere, ma sono stati proprio loro… il tuo paparino e la tua mammina, l’altro giorno, quando li hai portati qui a conoscere i tuoi bambini, cioè noi…
Piccole iene! Ma che goduria, però! Goditelo adesso, maestrina dalla penna rossa, il tuo matrimonio in multiproprietà! Sai che divertimento!
E però rabbrividivo, perché finalmente avevo capito che non ero andato in un altro luogo, ma in un altro quando, e che quel rincoglionito del corpo astrale stava scrutando, chissà, forse… il futuro! E pure vicino, l’animaccia sua!
Non ho retto più, mi sono riprecipitato nel vortice azzurro (che coloraccio, mamma mia!): che si sbrindelli pure l’anima, ma in questo universaccio non voglio starci un secondo di più, che se tanto è il futuro troppo a lungo mi toccherà starci, vedrete… A meno di non essere mandato in vacanza pure io, ovvio!
E mi sono risvegliato nel mio letto, tutto sudato e con il mal di testa, vicino a me c’era la mia cucciolotta… E allora ho ricominciato a respirare, e pure un po’ a sperare: coraggio! Magari era un futuro alternativo, un universo parallelo… Magari qui da noi non finirà così… Magari….