Eh sì, lo so… Vi sentite trascurati e abbandonati dal vostro GPZ, che dopo avervi abbindolato con il miraggio dei succulenti resoconti delle vacanze corse si è dato alla macchia, inseguendo la sua natura silvestre…
Niente paura, si tratta solo di shock post vacanziero, il GPZ si riorganizzerà presto e ricomincerà a intrattenervi quotidianamente, come le vostre eccellentissime persone indubbiamente meritano.
Dunque, eravamo rimasti alla ritirata strategica, per dirla come Rommel, di Monsieur le ChatPuz e Madame Cucciolà dalla mirifica spiaggia di Ostriconi, ormai perduta all’Eden e irreversibilmente inghiottita dall’Orda dei Fagottari, al cui confronto gli orchi del Signore degli Anelli possono tranquillamente passare per compassati gentleman oxfordiani.
Vi chiederete, tra parentesi, la ragione dei vezzosi appellativi che hanno designato GPZ e signora nella puntata precedente, che sono tra l’altro francesi, e quindi poco rispettosi della fiera anima autonomista del popolo corso che ci ha ospitato; ebbene, dovete sapere che il Gattopuzzo (e per estensione la sua signora, familiarmente detta Cucciola) è un animale localizzativo, o se preferite un cambiaforma, un metamorfo: insomma, la specie è forse l’ultima a conservare quella rarissima capacità che ormai appartiene solo ai software, e che consiste nell’assumere la forma esteriore che più si confà all’ambiente in cui si è immersi. Si tratta di una manifestazione del principio di conservazione dell’energia, in virtù del quale la forma assunta da ciascuna specie vivente è quella che meglio consente di utilizzare l’energia, dati i vincoli ambientali; nel caso del GPZ, la cosa si estende anche al nome e a quello della sua signora.
Ora capirete, quindi, le remote origini delle fosche leggende che appena appena si osa sussurrare accanto al fuoco nelle notti buie di tante contrade dell’orbe terracqueo, e che narrano di misteriosi esseri che di volta in volta in volta si manifestano come Gattopuzzo (Italia, con l’aggiunta della variante Jatte Puzze in Abruzzo e Molise), ChatPuz (Francia), El Gato Puzo (aree di influenza spagnola, in Europa e in Sudamerica), e così via.
La localizzazione corsa – ‘U Gattupuzzu - è particolarmente feroce e bellicosa, e per questo il vostro amichevolissimo GPZ aveva optato per la versione francese, più gentile e urbana, essendo lui e la sua signora di grandissimo buonumore all’inizio della vacanza e non volendo affliggere gli amici con le ruvide manifestazioni di territorialità del selvaticissimo Gattupuzzu.
Vi anticipo subito che durante la vacanza ‘U Gattupuzzu non si è mai manifestato, grazie alle fatiche immani che il GPZ ha profuso per evitare la metamorfosi, che è molto più cruenta di quella che trasforma il povero Bruce Banner in quel pupazzone verde noto ai più come l’incredibile Hulk, e che si crede chissà chi solo perché non ha mai incocciato ‘U Gattupuzzu, che ne farebbe in pochissimi minuti una appetitosissima lasagna verde degna della migliore cucina emiliana.
Ora però sono pentito, perché l’Orda un bel ruggito in faccia se lo sarebbe senz’altro meritato, altroché…
Ma passate oltre questo intermezzo, vedrete che qualcosa poi è successo!
Con l'iniziale maiuscola, perché la speciazione si è fermata ad un solo esemplare, e quindi il nome della specie è anche nome proprio. Il Gattopuzzo è un animale un po' puzzola e un po' faina, una creatura dei boschi che si è urbanizzata. Uno spirito vagabondo che potreste incontrare, a vostra insaputa, in un bar o per la strada, a Roma come a Delhi. Sa mimetizzarsi molto bene nell'ambiente urbano, ma in fondo all'anima rimane uno spirito selvatico. Unico segno distintivo: il pelo grigio.
venerdì 5 settembre 2008
martedì 2 settembre 2008
Autonomia fagottara - prima parte
Ciao a tutti, il GPZ è tornato!
A dire la verità, il vostro felino preferito è già in circolazione per la città eterna da un paio di giorni, ma è ancora stordito dal dolce fancazzismo della vacanza appena trascorsa e non è particolarmente ispirato alla scrittura. Mi piego per senso del dovere verso il mio blog e soprattutto per gratitudine verso la Corsica, che è talmente bella da non meritare la mia pigrizia; però chiedo subito perdono alle legioni di lettori per lo stile evidentemente pesante, lo sento che non sono in vena. Vabbè, mica sempre si può volare alto…
Il GPZ, per il secondo anno consecutivo (cosa mai successa prima), è andato in vacanza in Corsica, accompagnato dalla sua signora Cucciola, dalla coautrice di tanti post Cristiana (e famiglia) e da una simpatica famigliola russo-romana di amici loro, che adesso sono pure amici nostri.
Le bellezze della Corsica non le decanto, per i miei gusti ci ho trovato pure troppa gente e avrei preferito potermele godere in maggiore solitudine; per cui, onde evitare di invogliare troppo qualche lettore di passaggio, mi tengo per me foto ed emozioni sperando così di non incrementare ulteriormente il numero spropositato di compatrioti che ne affollano le coste. E qui arriviamo alle dolenti note, ahi ahi ahi…
Se non fossi il Gattopuzzo che sono - ruspante, campagnolo e ben fiero delle mie origini contadine, benché perfettamente mimetizzato nell’ambiente urbano - non mi arrischierei a scrivere quanto sto per scrivere, perché già lo so che più di uno mi darà dello snob; e allora passiamo direttamente ai fatti, che parlano da soli e mi evitano pure di dover fare lo spiritoso per tirare su il tono del post.
Scena 1 - Spiaggia L’Ostriconi
L’Ostriconi è un fiume che si getta nel mare in un posto fantastico, una spiaggia di sabbia bianchissima con acqua di un verde caraibico dalle trasparenze luminosissime, il fiume alle spalle e il mare davanti, una cosa da urlo. L’anno scorso (ma venimmo a luglio) questo posto diventò la nostra spiaggia di elezione, passammo lì quasi tutta la vacanza. Quest’anno ci siamo fiondati appena arrivati, la mattina presto, e ci siamo sparapanzati a godere (pensavamo noi). Questo il tristissimo svolgimento della mattinata:
- Monsieur Le ChatPuz: che meraviglia!
- Madame Cucciolà: sembra davvero di stare ai Caraibi!
- Monsieur Le ChatPuz: …….. (sospiro metafisico)….
- Madame Cucciolà: …… (silenzio mistico)…..
- Monsieur Le ChatPuz: certo che quest’anno è proprio sporca però… guarda qua che schifezza! Bottiglie di plastica, tovaglioli… Lì c’è un cestino, aspetta che do una pulita, mi sembra davvero un crimine sporcare questo paradiso… Ecco fatto, adesso va decisamente meglio!
- Madame Cucciolà: mmhh… sì, in effetti l’anno scorso non abbiamo mai visto rifiuti abbandonati, è strano...
- Monsieur Le ChatPuz: però… guarda un po’ la gente che sta scendendo…
- Madame Cucciolà: sì, ma la spiaggia è talmente grande… e poi anche l’anno scorso - ti ricordi, no? Erano tutte persone tranquillissime… Piuttosto ‘ste vespe… Mamma mia, ma quante ce ne sono?
- Monsieur Le ChatPuz: mi sa che il gruppone che arriva sono tutti italiani, certo quest’anno ce ne sono proprio tanti!
- Madame Cucciolà: mmmhhh…. Lasciami leggere, che chiacchieri troppo!
- Monsieur Le ChatPuz: …….. (nuovo sospiro metafisico)….
- Madame Cucciolà: …… (prolungato silenzio mistico)…..
- Monsieur Le ChatPuz: ma… e no, che cavolo! Ma di tutto questo spazio proprio a dieci centimetri mi si dovevano appiccicare questi?
- Madame Cucciolà: e diglielo!
- Monsieur Le ChatPuz: e che gli dico? Dovrei fare un comizio, non hai visto quanti sono? Ci hanno circondato!
- Madame Cucciolà: e che cazz… questo ci si è piazzato proprio davanti, non si vede più nemmeno il mare! Ci manca solo che ci prende l’ombrellone e ce lo sposta!
- Monsieur Le ChatPuz (alzando gli occhi verso il sentiero): oddio, ma che è? Sembra la fila delle formiche quando rientrano al formicaio! Ma quanti cazzarola sono?
Fagottari (parlando in una radiolina!): uhè, ma dove siete? Noi siam già qui… vi abbiam preso il posto, vi abbiam preso… sta con voi il Luca?
- Madame Cucciolà: non ci posso credere… ma chi sono questi selvaggi? E guarda che macello che hanno fatto in dieci minuti, sono loro che hanno lasciato tutta quella spazzatura! Ma sono degli animali!
- Monsieur Le ChatPuz: e sono pure tutti italiani…
- Madame Cucciolà: italiani un cavolo… questi sono padani, se vogliono fare gli autonomisti lasciaglielo fare, che meno ci confondiamo con loro e meglio è!
- Monsieur Le ChatPuz: oddio, e questi adesso che fanno? Pure dietro ci si piazzano, e sempre a dieci centimetri! Ma che è, soffrono di solitudine?
- Madame Cucciolà: aiuto! Le vespe, i fagottari della Padania… Io qui non ci sto un altro minuto, ‘fanculo L’Ostriconi, quest’anno se è così non mi vede proprio!
- Monsieur Le ChatPuz (tristemente annuisce): e io che pensavo di averli lasciati tutti a Rimini…
Monsieur Le ChatPuz e Madame Cucciolà, a questo punto, raccolgono le loro cose indignati e desolati e se ne vanno, abbandonando il campo alla masnada, che tanto non potrebbero far nulla per contrastare. Ma questa è solo la prima puntata della puzzonovela del GPZ in Corsica, vacanze 2008: aspettate i prossimi post, e ne leggerete delle belle…
Fine prima puntata - continua
A dire la verità, il vostro felino preferito è già in circolazione per la città eterna da un paio di giorni, ma è ancora stordito dal dolce fancazzismo della vacanza appena trascorsa e non è particolarmente ispirato alla scrittura. Mi piego per senso del dovere verso il mio blog e soprattutto per gratitudine verso la Corsica, che è talmente bella da non meritare la mia pigrizia; però chiedo subito perdono alle legioni di lettori per lo stile evidentemente pesante, lo sento che non sono in vena. Vabbè, mica sempre si può volare alto…
Il GPZ, per il secondo anno consecutivo (cosa mai successa prima), è andato in vacanza in Corsica, accompagnato dalla sua signora Cucciola, dalla coautrice di tanti post Cristiana (e famiglia) e da una simpatica famigliola russo-romana di amici loro, che adesso sono pure amici nostri.
Le bellezze della Corsica non le decanto, per i miei gusti ci ho trovato pure troppa gente e avrei preferito potermele godere in maggiore solitudine; per cui, onde evitare di invogliare troppo qualche lettore di passaggio, mi tengo per me foto ed emozioni sperando così di non incrementare ulteriormente il numero spropositato di compatrioti che ne affollano le coste. E qui arriviamo alle dolenti note, ahi ahi ahi…
Se non fossi il Gattopuzzo che sono - ruspante, campagnolo e ben fiero delle mie origini contadine, benché perfettamente mimetizzato nell’ambiente urbano - non mi arrischierei a scrivere quanto sto per scrivere, perché già lo so che più di uno mi darà dello snob; e allora passiamo direttamente ai fatti, che parlano da soli e mi evitano pure di dover fare lo spiritoso per tirare su il tono del post.
Scena 1 - Spiaggia L’Ostriconi
L’Ostriconi è un fiume che si getta nel mare in un posto fantastico, una spiaggia di sabbia bianchissima con acqua di un verde caraibico dalle trasparenze luminosissime, il fiume alle spalle e il mare davanti, una cosa da urlo. L’anno scorso (ma venimmo a luglio) questo posto diventò la nostra spiaggia di elezione, passammo lì quasi tutta la vacanza. Quest’anno ci siamo fiondati appena arrivati, la mattina presto, e ci siamo sparapanzati a godere (pensavamo noi). Questo il tristissimo svolgimento della mattinata:
- Monsieur Le ChatPuz: che meraviglia!
- Madame Cucciolà: sembra davvero di stare ai Caraibi!
- Monsieur Le ChatPuz: …….. (sospiro metafisico)….
- Madame Cucciolà: …… (silenzio mistico)…..
- Monsieur Le ChatPuz: certo che quest’anno è proprio sporca però… guarda qua che schifezza! Bottiglie di plastica, tovaglioli… Lì c’è un cestino, aspetta che do una pulita, mi sembra davvero un crimine sporcare questo paradiso… Ecco fatto, adesso va decisamente meglio!
- Madame Cucciolà: mmhh… sì, in effetti l’anno scorso non abbiamo mai visto rifiuti abbandonati, è strano...
- Monsieur Le ChatPuz: però… guarda un po’ la gente che sta scendendo…
- Madame Cucciolà: sì, ma la spiaggia è talmente grande… e poi anche l’anno scorso - ti ricordi, no? Erano tutte persone tranquillissime… Piuttosto ‘ste vespe… Mamma mia, ma quante ce ne sono?
- Monsieur Le ChatPuz: mi sa che il gruppone che arriva sono tutti italiani, certo quest’anno ce ne sono proprio tanti!
- Madame Cucciolà: mmmhhh…. Lasciami leggere, che chiacchieri troppo!
- Monsieur Le ChatPuz: …….. (nuovo sospiro metafisico)….
- Madame Cucciolà: …… (prolungato silenzio mistico)…..
- Monsieur Le ChatPuz: ma… e no, che cavolo! Ma di tutto questo spazio proprio a dieci centimetri mi si dovevano appiccicare questi?
- Madame Cucciolà: e diglielo!
- Monsieur Le ChatPuz: e che gli dico? Dovrei fare un comizio, non hai visto quanti sono? Ci hanno circondato!
- Madame Cucciolà: e che cazz… questo ci si è piazzato proprio davanti, non si vede più nemmeno il mare! Ci manca solo che ci prende l’ombrellone e ce lo sposta!
- Monsieur Le ChatPuz (alzando gli occhi verso il sentiero): oddio, ma che è? Sembra la fila delle formiche quando rientrano al formicaio! Ma quanti cazzarola sono?
Fagottari (parlando in una radiolina!): uhè, ma dove siete? Noi siam già qui… vi abbiam preso il posto, vi abbiam preso… sta con voi il Luca?
- Madame Cucciolà: non ci posso credere… ma chi sono questi selvaggi? E guarda che macello che hanno fatto in dieci minuti, sono loro che hanno lasciato tutta quella spazzatura! Ma sono degli animali!
- Monsieur Le ChatPuz: e sono pure tutti italiani…
- Madame Cucciolà: italiani un cavolo… questi sono padani, se vogliono fare gli autonomisti lasciaglielo fare, che meno ci confondiamo con loro e meglio è!
- Monsieur Le ChatPuz: oddio, e questi adesso che fanno? Pure dietro ci si piazzano, e sempre a dieci centimetri! Ma che è, soffrono di solitudine?
- Madame Cucciolà: aiuto! Le vespe, i fagottari della Padania… Io qui non ci sto un altro minuto, ‘fanculo L’Ostriconi, quest’anno se è così non mi vede proprio!
- Monsieur Le ChatPuz (tristemente annuisce): e io che pensavo di averli lasciati tutti a Rimini…
Monsieur Le ChatPuz e Madame Cucciolà, a questo punto, raccolgono le loro cose indignati e desolati e se ne vanno, abbandonando il campo alla masnada, che tanto non potrebbero far nulla per contrastare. Ma questa è solo la prima puntata della puzzonovela del GPZ in Corsica, vacanze 2008: aspettate i prossimi post, e ne leggerete delle belle…
Fine prima puntata - continua
domenica 10 agosto 2008
Ah' Bbrune'....
.... Ma l'hai letto il post qui sotto (http://ilgattopuzzo.blogspot.com/2008/08/esserci-o-non-esserci.html)? E' inutile che attizzi queste guerre tra poveri, tipo Resto del Mondo contro dipendenti pubblici. Anche perché nel Resto del Mondo non è che ci giochino proprio le All Stars delle grandi occasioni: a menare legnate contro i dipendenti pubblici ci troviamo gli idraulici che una fattura non gliela estorci manco sotto tortura, i tassisti che tengono le città in ostaggio, i dirigenti che pagano e incassano tangenti e compagnia cantante.
Sto difendendo la tizia che da dietro lo sportello mi ha sbarrato la strada verso il mio sacrosanto diritto ad avere la mia cartella clinica? Claro que no: vorrei solo far riflettere su quanti animali, e di che diverse specie, popolano lo zoo del pubblico impiego. Io, per esempio, sono entrato in un ospedale pubblico dove hanno preso i miei sintomi ancora più sul serio di quanto non li avessi presi io, mi hanno salvato la pelliccia, sono stati tempestivi, professionali, gentilissimi e pure simpatici; poi, a margine mi è capitata la disavventura (piccola, paragonata ai benefici) di incontrare l'esemplare tardigrado dello sportello. E BBBBRRRRRRRUNETTA che fa? Si arma di un'unica clava con cui mena mazzate ai medici che mi hanno salvato e agli infermieri che mi hanno assistito, che già guadagnano cifre da fame, e lui se si ammalano dopo essersi ammazzati di straordinario (spesso non pagato) gli decurta pure lo stipendio; e sì, magari qualche mazzata arriverà pure alla signora dietro allo sportello, che però non è che non ci fosse, al suo, posto... Solo che non faceva quello che doveva fare.
Questo ministro, come tutto il governo di cui fa parte, è un cialtrone. Si sta conquistando una facile popolarità sparando su una categoria che ha un sacco di difetti e colpevolmente non si è mai emendata, ma lui sta ingigantendo ad arte le sue colpe reali e ne sta facendo il capro espiatorio di tutti i mali di questo paese, insieme ai nomadi, agli extracomunitari, a quelli che rovistano nei cassonetti (chissà come si divertono!) e a tutti i poveracci di ogni ordine e grado. Può fare questo perché governa non su cittadini, ma su un popolo di beoti felicissimi di essersi riscoperti plebaglia e sudditi, chiedetegli anche di crepare ma per favore non di esercitare la propria responsabilità civile, non sia mai. Preferiscono riunirsi ad applaudire la polizia che perquisisce un campo Rom, come hanno fatto ieri a Roma, ma se gli chiedi degli omicidi della criminalità organizzata ti rispondono come a Casal di Principe, "sono stati puniti quelli che se lo meritavano".
Fra cinque anni ci troveremo un cumulo di macerie, un paese diviso in corporazioni nemiche tra loro, l'evasione fiscale e la criminalità organizzata trionfanti e tasse più alte di prima per tutti tranne che per chi può evaderle, e infatti già ha ricominciato, come testimonia il gettito IVA di questi primi mesi di governo del nano pelato. E sta pure scritto nero su bianco nel Documento di Programmazione Economica e Finanziaria (ma tanto gli italiani non lo leggono) che da qui la 2013 le tasse aumenteranno, alla faccia delle promesse elettorali. La foglia di fico è che si stanno colpendo banche e petrolieri, che sono due solenni cazzate, perché i dettagli dei provvedimenti (altra roba che gli italiani non leggono, si contentano degli annunci) mostrano chiaramente che le banche ci hanno guadagnato, e ai petrolieri hanno tolto quattro spiccioli.
La cosa tragicomica è che ad applaudire più di tutti sono anziani pensionati, dipendenti a reddito fisso terrorizzati dalla microcriminalità da film telesomministrata dalle TV del Dominus, financo precari che allo specchio si vedono imprenditori; insomma quelli che lo stanno prendendo nel culo più brutalmente, senza vaselina e anzi con abluzioni di sabbia. Ma lo sanno che la chiesa cattolica proibisce severamente di godere di queste pratiche?
Sto difendendo la tizia che da dietro lo sportello mi ha sbarrato la strada verso il mio sacrosanto diritto ad avere la mia cartella clinica? Claro que no: vorrei solo far riflettere su quanti animali, e di che diverse specie, popolano lo zoo del pubblico impiego. Io, per esempio, sono entrato in un ospedale pubblico dove hanno preso i miei sintomi ancora più sul serio di quanto non li avessi presi io, mi hanno salvato la pelliccia, sono stati tempestivi, professionali, gentilissimi e pure simpatici; poi, a margine mi è capitata la disavventura (piccola, paragonata ai benefici) di incontrare l'esemplare tardigrado dello sportello. E BBBBRRRRRRRUNETTA che fa? Si arma di un'unica clava con cui mena mazzate ai medici che mi hanno salvato e agli infermieri che mi hanno assistito, che già guadagnano cifre da fame, e lui se si ammalano dopo essersi ammazzati di straordinario (spesso non pagato) gli decurta pure lo stipendio; e sì, magari qualche mazzata arriverà pure alla signora dietro allo sportello, che però non è che non ci fosse, al suo, posto... Solo che non faceva quello che doveva fare.
Questo ministro, come tutto il governo di cui fa parte, è un cialtrone. Si sta conquistando una facile popolarità sparando su una categoria che ha un sacco di difetti e colpevolmente non si è mai emendata, ma lui sta ingigantendo ad arte le sue colpe reali e ne sta facendo il capro espiatorio di tutti i mali di questo paese, insieme ai nomadi, agli extracomunitari, a quelli che rovistano nei cassonetti (chissà come si divertono!) e a tutti i poveracci di ogni ordine e grado. Può fare questo perché governa non su cittadini, ma su un popolo di beoti felicissimi di essersi riscoperti plebaglia e sudditi, chiedetegli anche di crepare ma per favore non di esercitare la propria responsabilità civile, non sia mai. Preferiscono riunirsi ad applaudire la polizia che perquisisce un campo Rom, come hanno fatto ieri a Roma, ma se gli chiedi degli omicidi della criminalità organizzata ti rispondono come a Casal di Principe, "sono stati puniti quelli che se lo meritavano".
Fra cinque anni ci troveremo un cumulo di macerie, un paese diviso in corporazioni nemiche tra loro, l'evasione fiscale e la criminalità organizzata trionfanti e tasse più alte di prima per tutti tranne che per chi può evaderle, e infatti già ha ricominciato, come testimonia il gettito IVA di questi primi mesi di governo del nano pelato. E sta pure scritto nero su bianco nel Documento di Programmazione Economica e Finanziaria (ma tanto gli italiani non lo leggono) che da qui la 2013 le tasse aumenteranno, alla faccia delle promesse elettorali. La foglia di fico è che si stanno colpendo banche e petrolieri, che sono due solenni cazzate, perché i dettagli dei provvedimenti (altra roba che gli italiani non leggono, si contentano degli annunci) mostrano chiaramente che le banche ci hanno guadagnato, e ai petrolieri hanno tolto quattro spiccioli.
La cosa tragicomica è che ad applaudire più di tutti sono anziani pensionati, dipendenti a reddito fisso terrorizzati dalla microcriminalità da film telesomministrata dalle TV del Dominus, financo precari che allo specchio si vedono imprenditori; insomma quelli che lo stanno prendendo nel culo più brutalmente, senza vaselina e anzi con abluzioni di sabbia. Ma lo sanno che la chiesa cattolica proibisce severamente di godere di queste pratiche?
venerdì 8 agosto 2008
Antropologia post ospedaliera
Dedico un post al ministro Brunetta, che ovviamente non lo leggerà non per quello che pensate voi tutti, miei milioni e milioni di lettori, ma perché sempre rifuggirà – lui, criceto fellone! – dal confronto con l’intelligenza della mente superiore dei gattopuzzi.
Ricorderete che un mesetto e mezzo fa il GPZ ha avuto un problemino di salute che lo aveva fatto includere nella lista delle specie a rischio estinzione, in quanto unico rappresentante del suo ramo tassonomico. Proprio a questa unicità si deve l’abnegazione con cui si sono prodigati medici e infermieri (tutti animalisti) che gli hanno salvato la pelliccia.
Siccome sta per salpare le ancore alla volta della Corsica, il Gattopuzzus previdens previdens ha pensato di andare a ritirare la sua cartella clinica, potenzialmente utile (con i debiti scongiuri, anche quelli meno urbani) ai veterinari indigeni dell’isola, in caso di reiterato rischio per la pelliccia grigia di cui sopra.
Quindi raggiungo l’ufficio a piedi, sotto il sole cocente, entro, do un’occhiata intorno; quando ero venuto a fare la richiesta, appena dimesso, ero ancora troppo intronato per apprezzare il luogo, che è a suo modo carico di atmosfera, di un suo fascino languido vagamente sudamericano, nella calura agostana: porta sgarrupata con androncino che si atteggia a sala d’attesa, invaso da due sedie scompagnate e una poltrona, tutte rigorosamente esposte al sole; utenti in attesa palliducci e appiccicaticci, pavimento sbrecciato, muri onusti di scritte lasciate a perenne memoria del loro passaggio da generazioni antichissime di impiegati che, a giudicare dagli strati di inchiostro sui muri, devono aver cominciato a scriverci sopra già ai tempi dello Stato Pontificio, e magari ci sono anche i graffiti originari di qualche amanuense di San Camillo, addetto alla copiatura manuale delle cartelle.
Quando avevo chiesto la cartella, il giorno stesso che ero stato messo alla porta (i gattopuzzi non sono ammessi nei locali pubblici, se non per il tempo strettamente indispensabile), avevo notato che c’era scritto grosso così, sulla vetrina dello sportello (con ditate d’ordinanza), che ci voleva un mese, e anche che era meglio telefonare prima di passare a ritirarla; il GPZ, essendosi ricordato della cosa dopo più di un mese e mezzo, ha pensato bene di andarci senza telefonare, e ha fatto male, perché ovviamente - ma che fa, nun me telefona? Mica è pronta... - lo salutò la voce gutturale da dietro lo sportello, dove se ne stava piantata una signora.
D’istinto, il GPZ ha riconosciuto la sfida: la signora mi guatava da dietro il vetro con sguardo infido ma all’apparenza servizievole, lo conosco, è lo sguardo di battaglia dell’addetto al pubblico rotto a mille e mille scontri contro gli utenti più perniciosi, - altro che una mammoletta come te - , sembra apostrofarmi.
Io, a dire la verità, ero ancora intrippato a contemplare l’ambiente, al quale la signora si intonava perfettamente, con la sua permanentina e i dentoni da coniglio, la postura un po’ gobba, l’aria sfatta.
Dietro le sue spalle si intravedevano scrivanie abbandonate invase da pile e pile di carte polverose, da far fantasticare di papiri e pergamene persi da secoli, densi di chissà quali misteri e naufragati lì, direttamente dalla biblioteca di Alessandria.
Ma lei continua a guardarmi con i dentoni di fuori, che non si capisce se è per un sorriso o perché è lì che li tiene abitualmente, e capisco che non ho molta scelta, devo raccogliere il guanto di sfida, e quindi provo ad attaccare, così, tanto per saggiare le difese dell'avversario - No, scusi, ma come fa a sapere che non è pronta se non controlla? Io l’ho chiesta più di un mese e mezzo fa… - Seee… ma semo pieni de lavoro… nun ce se la fa a fa’ tutto in tempo… apposta ce dovete telefonà…se lei me telefonava io je lo dicevo che era mejo che nun veniva, magari la facevo venì lunedì… ancora manco me l’hanno portata giù, e je la devo pure fotocopià... E’ proprio tosta, un esemplare perfettamente adattato al suo habitat; non si scompone neppure, speranze di scalfirla praticamente nessuna. Ogni fibra del suo essere ribadisce fermamente “no pasaran”, inutile farsi illusioni. Una roccia. Ci penso solo un attimo, perché il GPZ sa riconoscere la superiorità dell’avversario, capisce quando è il caso di offrire una resa incondizionata, sperando nello spirito cavalleresco del nemico – Va bene signora – esordisco con le orecchie basse e la coda tra le gambe – purtroppo non avevo capito che telefonare era necessario… certo è un problema, sa, questa cosa che mi è capitata mi ha spaventato davvero molto, e adesso partire in vacanza senza avere la cartella clinica… starò in ansia tutto il tempo… se mi succede qualcosa… è proprio un guaio, devo partire sabato (che non è vero, n.d.r.)...- e la guardo implorante, mentre con il corpo assumo la posizione di chi se ne sta per andare scornato. E – miracolo! – breccia è fatta: - aspetti ‘n’attimo, vedemo un po’… Come ha detto che se chiama, lei? Ah, guarda che caso, sta qui… me l’hanno portata proprio stamattina… certo, mica po’ pretende che je la faccio subbito, però magari se lei venerdì po’ passà je la faccio trovà pronta…- davvero, signora? Sarebbe una salvezza, magari potesse farmi questa cortesia, guardi, mi salva letteralmente le ferie, sennò non me le sarei godute per niente, lo so… - ma se figuri, quando se po’… che problema c’è? Stamo qui apposta... E poi lei lo chiede con gentilezza, sapesse quanta gente c’è che ruga, lo pretende… e che se credono, che qui nun ch’avemo niente da fa’? – Ma quando mai, signora, sono un dipendente pubblico anch’io (che è vero a metà, il posto in cui lavora il GPZ ancora non si sa di chi è, n.d.r.), lo so quello che succede da quando è cominciata questa storia dei fannulloni... Non mi permetterei mai di mettere in dubbio la buona volontà di una collega... - Eh, lei ragiona bene... ma mica so’ tutti così... e però la prossima volta telefoni, eh? Che mica je posso venì sempre incontro come oggi... - Ma certo signora (il GPZ dice questo avendo ormai voltato le spalle per potersi meglio grattare i gioielli, dato che la signora ha anche una vaga aria da iettatrice), e poi (ridendo) spero di non averne più bisogno! Buongiorno e grazie ancora – Bongiorno, allora se ricordi, venerdì mattina...
A parte l’incommensurabile ruffianeria del GPZ, cosa potrebbe dimostrare questo scambio al destinatario di questo post? Cioè all’ineffabile e cazzuto ministro Brunetta?
Ma l’abbiamo fatta anche troppo lunga, per oggi: rinviamo la dimostrazione ad altra data, magari domani, così almeno so già cosa scrivere...
Ricorderete che un mesetto e mezzo fa il GPZ ha avuto un problemino di salute che lo aveva fatto includere nella lista delle specie a rischio estinzione, in quanto unico rappresentante del suo ramo tassonomico. Proprio a questa unicità si deve l’abnegazione con cui si sono prodigati medici e infermieri (tutti animalisti) che gli hanno salvato la pelliccia.
Siccome sta per salpare le ancore alla volta della Corsica, il Gattopuzzus previdens previdens ha pensato di andare a ritirare la sua cartella clinica, potenzialmente utile (con i debiti scongiuri, anche quelli meno urbani) ai veterinari indigeni dell’isola, in caso di reiterato rischio per la pelliccia grigia di cui sopra.
Quindi raggiungo l’ufficio a piedi, sotto il sole cocente, entro, do un’occhiata intorno; quando ero venuto a fare la richiesta, appena dimesso, ero ancora troppo intronato per apprezzare il luogo, che è a suo modo carico di atmosfera, di un suo fascino languido vagamente sudamericano, nella calura agostana: porta sgarrupata con androncino che si atteggia a sala d’attesa, invaso da due sedie scompagnate e una poltrona, tutte rigorosamente esposte al sole; utenti in attesa palliducci e appiccicaticci, pavimento sbrecciato, muri onusti di scritte lasciate a perenne memoria del loro passaggio da generazioni antichissime di impiegati che, a giudicare dagli strati di inchiostro sui muri, devono aver cominciato a scriverci sopra già ai tempi dello Stato Pontificio, e magari ci sono anche i graffiti originari di qualche amanuense di San Camillo, addetto alla copiatura manuale delle cartelle.
Quando avevo chiesto la cartella, il giorno stesso che ero stato messo alla porta (i gattopuzzi non sono ammessi nei locali pubblici, se non per il tempo strettamente indispensabile), avevo notato che c’era scritto grosso così, sulla vetrina dello sportello (con ditate d’ordinanza), che ci voleva un mese, e anche che era meglio telefonare prima di passare a ritirarla; il GPZ, essendosi ricordato della cosa dopo più di un mese e mezzo, ha pensato bene di andarci senza telefonare, e ha fatto male, perché ovviamente - ma che fa, nun me telefona? Mica è pronta... - lo salutò la voce gutturale da dietro lo sportello, dove se ne stava piantata una signora.
D’istinto, il GPZ ha riconosciuto la sfida: la signora mi guatava da dietro il vetro con sguardo infido ma all’apparenza servizievole, lo conosco, è lo sguardo di battaglia dell’addetto al pubblico rotto a mille e mille scontri contro gli utenti più perniciosi, - altro che una mammoletta come te - , sembra apostrofarmi.
Io, a dire la verità, ero ancora intrippato a contemplare l’ambiente, al quale la signora si intonava perfettamente, con la sua permanentina e i dentoni da coniglio, la postura un po’ gobba, l’aria sfatta.
Dietro le sue spalle si intravedevano scrivanie abbandonate invase da pile e pile di carte polverose, da far fantasticare di papiri e pergamene persi da secoli, densi di chissà quali misteri e naufragati lì, direttamente dalla biblioteca di Alessandria.
Ma lei continua a guardarmi con i dentoni di fuori, che non si capisce se è per un sorriso o perché è lì che li tiene abitualmente, e capisco che non ho molta scelta, devo raccogliere il guanto di sfida, e quindi provo ad attaccare, così, tanto per saggiare le difese dell'avversario - No, scusi, ma come fa a sapere che non è pronta se non controlla? Io l’ho chiesta più di un mese e mezzo fa… - Seee… ma semo pieni de lavoro… nun ce se la fa a fa’ tutto in tempo… apposta ce dovete telefonà…se lei me telefonava io je lo dicevo che era mejo che nun veniva, magari la facevo venì lunedì… ancora manco me l’hanno portata giù, e je la devo pure fotocopià... E’ proprio tosta, un esemplare perfettamente adattato al suo habitat; non si scompone neppure, speranze di scalfirla praticamente nessuna. Ogni fibra del suo essere ribadisce fermamente “no pasaran”, inutile farsi illusioni. Una roccia. Ci penso solo un attimo, perché il GPZ sa riconoscere la superiorità dell’avversario, capisce quando è il caso di offrire una resa incondizionata, sperando nello spirito cavalleresco del nemico – Va bene signora – esordisco con le orecchie basse e la coda tra le gambe – purtroppo non avevo capito che telefonare era necessario… certo è un problema, sa, questa cosa che mi è capitata mi ha spaventato davvero molto, e adesso partire in vacanza senza avere la cartella clinica… starò in ansia tutto il tempo… se mi succede qualcosa… è proprio un guaio, devo partire sabato (che non è vero, n.d.r.)...- e la guardo implorante, mentre con il corpo assumo la posizione di chi se ne sta per andare scornato. E – miracolo! – breccia è fatta: - aspetti ‘n’attimo, vedemo un po’… Come ha detto che se chiama, lei? Ah, guarda che caso, sta qui… me l’hanno portata proprio stamattina… certo, mica po’ pretende che je la faccio subbito, però magari se lei venerdì po’ passà je la faccio trovà pronta…- davvero, signora? Sarebbe una salvezza, magari potesse farmi questa cortesia, guardi, mi salva letteralmente le ferie, sennò non me le sarei godute per niente, lo so… - ma se figuri, quando se po’… che problema c’è? Stamo qui apposta... E poi lei lo chiede con gentilezza, sapesse quanta gente c’è che ruga, lo pretende… e che se credono, che qui nun ch’avemo niente da fa’? – Ma quando mai, signora, sono un dipendente pubblico anch’io (che è vero a metà, il posto in cui lavora il GPZ ancora non si sa di chi è, n.d.r.), lo so quello che succede da quando è cominciata questa storia dei fannulloni... Non mi permetterei mai di mettere in dubbio la buona volontà di una collega... - Eh, lei ragiona bene... ma mica so’ tutti così... e però la prossima volta telefoni, eh? Che mica je posso venì sempre incontro come oggi... - Ma certo signora (il GPZ dice questo avendo ormai voltato le spalle per potersi meglio grattare i gioielli, dato che la signora ha anche una vaga aria da iettatrice), e poi (ridendo) spero di non averne più bisogno! Buongiorno e grazie ancora – Bongiorno, allora se ricordi, venerdì mattina...
A parte l’incommensurabile ruffianeria del GPZ, cosa potrebbe dimostrare questo scambio al destinatario di questo post? Cioè all’ineffabile e cazzuto ministro Brunetta?
Ma l’abbiamo fatta anche troppo lunga, per oggi: rinviamo la dimostrazione ad altra data, magari domani, così almeno so già cosa scrivere...
mercoledì 6 agosto 2008
La ragazza con la pistola
Tra le innumerevoli incarnazioni (Avatar, visto che siamo in rete, e comunque il termine ha un’origine nobile, dato che in sanscrito indica le incarnazioni di Visnù), il Gattopuzzo è apparso sul terzo pianeta del sole anche in veste di vigile urbano.
Erano anni di giovanile squattrinatezza, in cui pur di mettere insieme una pizza e una birra si era disposti ai crimini più efferati, tra cui quello di elevare contravvenzioni ai propri concittadini; i quali, in più di una occasione, rappresentarono al GPZ il proprio disappunto con il garbo che da sempre li contraddistingue (gomme tagliate e due tentativi di aggressione, uno dei quali con un piccone).
Ma l’intrepido GPZ non era solo, a fronteggiare l’indisciplina e l’ira funesta dei compaesani; era affiancato da due valentissime pulzelle, una delle quali davvero notevole: bionda (senza averne l’aria, cantava Guccini, e Paola era proprio così), grintosa, lineamenti squadrati da dura, eppure… sorriso luminoso e disarmante, dolcissimo, sorprendente, del tutto inaspettato su quel viso di bellezza euclidea. Insomma, uno schianto.
Ve la ricordate, no, la canzoncina di Vasco Rossi dedicata a una vigilessa così: “fammi la multaaaa… fammela adesssooooo…”, che spiega (alle signore, perché i maschietti sanno benissimo di cosa sto parlando) quale ascendente possa avere su tutti noi una ragazza con la divisa.
Il GPZ, più giovane di parecchi anni della stratosferica collega, era solito, in sua compagnia, indulgere a uno scodinzolare scemo e inconcludente, oltre ad atteggiare il muso a un’espressione cangiante tra l’intimidito e l’ebete totale, e non di rado, trovandosi in servizio insieme a questa meraviglia, ne combinava di tutti i colori, tipo scrivere multe senza mettere il numero di targa, fare la multa alla sua stessa macchina e altre testimonianze di amore aulico, accolte generalmente da Paola in modo benigno e indulgente verso il collega più giovane, che di solito veniva blandamente redarguito in modo che non più della metà del paese sentisse le urla e spedito immediatamente a fare notifiche di atti giudiziari, possibilmente a concittadini abitanti in lande remote raggiungibili solo con attrezzatura da montagna e - ahimè - in totale solitudine e con le vibrisse mosce.
Maschietti che mi leggete, provate a immaginarvela questa trentenne avatar (lei sì) della bellezza androgina con addosso la sua divisa, gonna blu e camicetta bianca con le mostrine, occhiali a specchio a coprire (ma soprattutto scoprire, quando se li toglieva all’improvviso lasciando per l’ennesima volta senza fiato chi le stava davanti) due occhi tra il pervinca e il grigio, e ditemi quale ventitreenne non avrebbe dato la stura alle più sfrenate fantasie, al suo cospetto.
E adesso che ve la siete immaginata, provate ad aggiungere un particolare piccolo piccolo, uno solo, che però non può non sfrizzolare il velopendulo almeno ai sadomaso, e ce ne sono tanti, sotto mentite spoglie…
Un reggiseno con le mostrine? Acqua, acqua…Le calze a rete sotto la divisa? già meglio, ma sempre acqua… Mannaggia, il maschio italiano proprio non è più quello dei vitelloni di Fellini… E un po’ di fantasia, porca miseria, o mica sarete tutti di sinistra, intellettualoidi gracilini minidotati a cui non funziona il pistolino… Pistolino… Fuochino, fuochino…
L’avete capito, adesso, perché il sindaco Alemanno appena eletto ha fatto fuoco e fiamme per dare la pistola ai vigili urbani?
E la prossima frontiera sarà la frusta, insieme a giubbotto d'ordinanza borchiato e calze a rete.
I vigili maschi si sentiranno vilipesi, strepiteranno un po',ma gliene frega assai a lui dell'autodifesa dei vigili... Le vigilesse sono il nocciolo della questione, le vigilesse...
Il corpo dei vigili (e delle vigilesse) secondo Alemanno
Erano anni di giovanile squattrinatezza, in cui pur di mettere insieme una pizza e una birra si era disposti ai crimini più efferati, tra cui quello di elevare contravvenzioni ai propri concittadini; i quali, in più di una occasione, rappresentarono al GPZ il proprio disappunto con il garbo che da sempre li contraddistingue (gomme tagliate e due tentativi di aggressione, uno dei quali con un piccone).
Ma l’intrepido GPZ non era solo, a fronteggiare l’indisciplina e l’ira funesta dei compaesani; era affiancato da due valentissime pulzelle, una delle quali davvero notevole: bionda (senza averne l’aria, cantava Guccini, e Paola era proprio così), grintosa, lineamenti squadrati da dura, eppure… sorriso luminoso e disarmante, dolcissimo, sorprendente, del tutto inaspettato su quel viso di bellezza euclidea. Insomma, uno schianto.
Ve la ricordate, no, la canzoncina di Vasco Rossi dedicata a una vigilessa così: “fammi la multaaaa… fammela adesssooooo…”, che spiega (alle signore, perché i maschietti sanno benissimo di cosa sto parlando) quale ascendente possa avere su tutti noi una ragazza con la divisa.
Il GPZ, più giovane di parecchi anni della stratosferica collega, era solito, in sua compagnia, indulgere a uno scodinzolare scemo e inconcludente, oltre ad atteggiare il muso a un’espressione cangiante tra l’intimidito e l’ebete totale, e non di rado, trovandosi in servizio insieme a questa meraviglia, ne combinava di tutti i colori, tipo scrivere multe senza mettere il numero di targa, fare la multa alla sua stessa macchina e altre testimonianze di amore aulico, accolte generalmente da Paola in modo benigno e indulgente verso il collega più giovane, che di solito veniva blandamente redarguito in modo che non più della metà del paese sentisse le urla e spedito immediatamente a fare notifiche di atti giudiziari, possibilmente a concittadini abitanti in lande remote raggiungibili solo con attrezzatura da montagna e - ahimè - in totale solitudine e con le vibrisse mosce.
Maschietti che mi leggete, provate a immaginarvela questa trentenne avatar (lei sì) della bellezza androgina con addosso la sua divisa, gonna blu e camicetta bianca con le mostrine, occhiali a specchio a coprire (ma soprattutto scoprire, quando se li toglieva all’improvviso lasciando per l’ennesima volta senza fiato chi le stava davanti) due occhi tra il pervinca e il grigio, e ditemi quale ventitreenne non avrebbe dato la stura alle più sfrenate fantasie, al suo cospetto.
E adesso che ve la siete immaginata, provate ad aggiungere un particolare piccolo piccolo, uno solo, che però non può non sfrizzolare il velopendulo almeno ai sadomaso, e ce ne sono tanti, sotto mentite spoglie…
Un reggiseno con le mostrine? Acqua, acqua…Le calze a rete sotto la divisa? già meglio, ma sempre acqua… Mannaggia, il maschio italiano proprio non è più quello dei vitelloni di Fellini… E un po’ di fantasia, porca miseria, o mica sarete tutti di sinistra, intellettualoidi gracilini minidotati a cui non funziona il pistolino… Pistolino… Fuochino, fuochino…
L’avete capito, adesso, perché il sindaco Alemanno appena eletto ha fatto fuoco e fiamme per dare la pistola ai vigili urbani?
E la prossima frontiera sarà la frusta, insieme a giubbotto d'ordinanza borchiato e calze a rete.
I vigili maschi si sentiranno vilipesi, strepiteranno un po',ma gliene frega assai a lui dell'autodifesa dei vigili... Le vigilesse sono il nocciolo della questione, le vigilesse...
Il corpo dei vigili (e delle vigilesse) secondo Alemanno
Profondità da spiaggia
Blog d'agosto... Ma quanto non mi va, proprio no, non mi va... E la calura, e la spossatezza, e l'orizzonte liquido... Ma come si fa a scrivere un post?
Vabbè, orsù miei prodi, insomma... inventiamoci qualcosa, non fosse che per l'audience... Ecco, ho trovato: cosa leggiamo in spiaggia?
Io, come tutti i velleitari, metto ogni anno in borsa Dostoevskij, Severino, Joice, Proust, illudendomi che sia la spiaggia il posto dove recuperarare la crassa ignoranza accumulata in gioventù. E puntualmente naufrago sui romanzi Urania, su Dan Brown e compagnia.
In cerca di una giusta via di mezzo tra lo sciamannato e l'impegnato, l'anno scorso ho scoperto Gianrico Carofiglio, giallista filosofico, giudice di professione.

Il passato è una terra straniera non ha solo un titolo bellissimo, ma è dostoevskijano nello sviluppo della storia e nella profilazione dei personaggi, tutti torbidi, nessuno innocente, eppure tutti scolpiti, tutti profondi, ciascuno con le sue proprie ragioni. Alcuni con un ruolo quasi metafisico, come l'insondabile Francesco, il demone corrotto e corruttore, il ladro dannato di innocenza e di gioventù.
Ragionevoli dubbi è stato invece il mio primo incontro con l'avvocato Guido Guerrieri, trasparente alter ego dello scrittore, quarantenne viscerale e per questo nostalgico di immagini e suoni che sono gli stessi che hanno segnato la mia adolescenza, come la sua. Insomma, una folgorazione.
L'avvocato Guerrieri è un don Chisciotte, un classico del legal thriller, e però che bel classico! Carofiglio lo sviluppa proprio bene, questo avvocato sempre roso dal dubbio esistenziale prima che professionale, sempre tentato dalla strada più facile e però inesorabilmente sospinto dai suoi demoni su quella meno frequentata, e più interessante. Avvincente la storia, e avvincenti anche le riflessioni filosofico-epistemologiche sulla verità giudiziaria, che è verità di senso statistico e di senso comune, è massima verosimiglianza e ragionevolezza che non può pretendere di ascendere alla sfera dell'assoluto. Come nulla lo può, su questa terra.
Non ha scritto molto, Carofiglio, e spero anzi che il suo nuovo mestiere di deputato del PD non sottragga troppo tempo alla sua penna, che sicuramente genera esiti infinitamente più interessanti degli atti parlamentari di questo triste finale di partita della nostra storia democratica.
E comunque gli altri tre libri me li tengo per una altro momento di crisi bloggistico-creativa, mica me li posso sparare subito tutti e cinque e poi non so che scrivere a ferragosto, no?
Buona estate a tutti!
Vabbè, orsù miei prodi, insomma... inventiamoci qualcosa, non fosse che per l'audience... Ecco, ho trovato: cosa leggiamo in spiaggia?
Io, come tutti i velleitari, metto ogni anno in borsa Dostoevskij, Severino, Joice, Proust, illudendomi che sia la spiaggia il posto dove recuperarare la crassa ignoranza accumulata in gioventù. E puntualmente naufrago sui romanzi Urania, su Dan Brown e compagnia.
In cerca di una giusta via di mezzo tra lo sciamannato e l'impegnato, l'anno scorso ho scoperto Gianrico Carofiglio, giallista filosofico, giudice di professione.

Il passato è una terra straniera non ha solo un titolo bellissimo, ma è dostoevskijano nello sviluppo della storia e nella profilazione dei personaggi, tutti torbidi, nessuno innocente, eppure tutti scolpiti, tutti profondi, ciascuno con le sue proprie ragioni. Alcuni con un ruolo quasi metafisico, come l'insondabile Francesco, il demone corrotto e corruttore, il ladro dannato di innocenza e di gioventù.
Ragionevoli dubbi è stato invece il mio primo incontro con l'avvocato Guido Guerrieri, trasparente alter ego dello scrittore, quarantenne viscerale e per questo nostalgico di immagini e suoni che sono gli stessi che hanno segnato la mia adolescenza, come la sua. Insomma, una folgorazione.

L'avvocato Guerrieri è un don Chisciotte, un classico del legal thriller, e però che bel classico! Carofiglio lo sviluppa proprio bene, questo avvocato sempre roso dal dubbio esistenziale prima che professionale, sempre tentato dalla strada più facile e però inesorabilmente sospinto dai suoi demoni su quella meno frequentata, e più interessante. Avvincente la storia, e avvincenti anche le riflessioni filosofico-epistemologiche sulla verità giudiziaria, che è verità di senso statistico e di senso comune, è massima verosimiglianza e ragionevolezza che non può pretendere di ascendere alla sfera dell'assoluto. Come nulla lo può, su questa terra.
Non ha scritto molto, Carofiglio, e spero anzi che il suo nuovo mestiere di deputato del PD non sottragga troppo tempo alla sua penna, che sicuramente genera esiti infinitamente più interessanti degli atti parlamentari di questo triste finale di partita della nostra storia democratica.
E comunque gli altri tre libri me li tengo per una altro momento di crisi bloggistico-creativa, mica me li posso sparare subito tutti e cinque e poi non so che scrivere a ferragosto, no?
Buona estate a tutti!
lunedì 4 agosto 2008
Il guru
Mi hanno raccontato una cosa che mi ha fatto morire dal ridere. Poi però, tutte le volte che ho provato a ri-raccontarla, sono incappato nello scetticismo dell’ascoltatore. Io di fronte a una storia allegra o curiosa ho deciso di sospendere del tutto lo scetticismo, e di crederci per partito preso: intanto la realtà spesso supera anche le fantasie più sfrenate, e poi perché privarsi di una bella risata solo per fare mostra di essere uomini di mondo? Serve a qualcosa?
Dunque, la storia è questa: pare che qualche tempo fa il figlio di Al Bano, Yari, abbia fatto un viaggio in India, e ad un certo punto qualcuno gli abbia parlato di un grande guru, in odore di santità, che attirava folle oceaniche. Il guru si trovava in un posto lontanissimo e pare che Yari non sia particolarmente interessato alle filosofie orientali, ma… per una volta si lascia vincere dalla curiosità – in fondo in India non è che ci si torni tutti i giorni, e un guru è comunque una parte importante dello spirito del luogo – e decide di andare anche lui.
E quindi eccolo andare in stazione, salire su un treno indiano (che è un’esperienza mistica non inferiore all’incontro con il guru), sciropparsi un paio di giorni di sballottamenti, di olezzi e accalcamenti, e infine giungere nel posto dove il guru riceve i suoi devoti.
Naturalmente gli tocca mettersi in fila in mezzo a una turba oceanica di poveri, derelitti cenciosi, malati di varie malattie con prevalenza di lebbrosi, semplici turisti come lui e varia umanità. Sta in fila non meno di due giorni, dormendo in terra, all’aperto e acquisendo pian piano un aspetto del tutto simile a quello della turba di pellegrini locali, e infine arriva il suo turno: entra nell’antro del guru.
Solo che, giunto lì, non sa bene di cosa parlare: si guarda intorno, il sant’uomo se ne sta completamente immobile davanti a lui, silenzioso, la barba chilometrica, seminudo, completamente assente al mondo che lo circonda, lo sguardo perso davanti a sé.
Però ormai è lì, qualcosa deve pur dire, e attacca incerto: “Hi… My name is Yari Carrisi… I’am the son of a very famous italian singer…” e a questo punto, inopinatamente, il santone si riscuote dalla sua atarassia: alza gli occhi sull’interlocutore, lo fissa come se solo in quel momento si fosse reso conto di avere davanti un altro essere umano, si scosta i capelli per vedere meglio, tra i peli della barba spunta una bocca, parole vengono articolate… E finalmente echeggia nell’antro la domanda del guru: “Meeeeee….. ma davvero ‘u figliu ‘e Albano sei?”. Tutto in purissimo dialetto di Manfredonia, dove in una –come dire - precedente incarnazione, il sant’uomo aveva esercitato la professione di elettrauto…
E qualcuno ha il coraggio di stare a sindacare se è vera oppure no? Ma certo che lo è! E poi scusate, ma in un paese che è stato capace di credere che qualcuno era pronto a comprarsi l’Alitalia per amore di bandiera, chi può avere il coraggio di mettere in dubbio financo l’esistenza di Babbo Natale? E questa storiella, in fondo, è molto più plausibile di quelle che ci vengono ammannite tutti i giorni, con la massima serietà, dai nostri TG nazionali. E in più fa ridere, mentre i TG fanno piangere, o più spesso cag….O no?
Dunque, la storia è questa: pare che qualche tempo fa il figlio di Al Bano, Yari, abbia fatto un viaggio in India, e ad un certo punto qualcuno gli abbia parlato di un grande guru, in odore di santità, che attirava folle oceaniche. Il guru si trovava in un posto lontanissimo e pare che Yari non sia particolarmente interessato alle filosofie orientali, ma… per una volta si lascia vincere dalla curiosità – in fondo in India non è che ci si torni tutti i giorni, e un guru è comunque una parte importante dello spirito del luogo – e decide di andare anche lui.
E quindi eccolo andare in stazione, salire su un treno indiano (che è un’esperienza mistica non inferiore all’incontro con il guru), sciropparsi un paio di giorni di sballottamenti, di olezzi e accalcamenti, e infine giungere nel posto dove il guru riceve i suoi devoti.
Naturalmente gli tocca mettersi in fila in mezzo a una turba oceanica di poveri, derelitti cenciosi, malati di varie malattie con prevalenza di lebbrosi, semplici turisti come lui e varia umanità. Sta in fila non meno di due giorni, dormendo in terra, all’aperto e acquisendo pian piano un aspetto del tutto simile a quello della turba di pellegrini locali, e infine arriva il suo turno: entra nell’antro del guru.
Solo che, giunto lì, non sa bene di cosa parlare: si guarda intorno, il sant’uomo se ne sta completamente immobile davanti a lui, silenzioso, la barba chilometrica, seminudo, completamente assente al mondo che lo circonda, lo sguardo perso davanti a sé.
Però ormai è lì, qualcosa deve pur dire, e attacca incerto: “Hi… My name is Yari Carrisi… I’am the son of a very famous italian singer…” e a questo punto, inopinatamente, il santone si riscuote dalla sua atarassia: alza gli occhi sull’interlocutore, lo fissa come se solo in quel momento si fosse reso conto di avere davanti un altro essere umano, si scosta i capelli per vedere meglio, tra i peli della barba spunta una bocca, parole vengono articolate… E finalmente echeggia nell’antro la domanda del guru: “Meeeeee….. ma davvero ‘u figliu ‘e Albano sei?”. Tutto in purissimo dialetto di Manfredonia, dove in una –come dire - precedente incarnazione, il sant’uomo aveva esercitato la professione di elettrauto…
E qualcuno ha il coraggio di stare a sindacare se è vera oppure no? Ma certo che lo è! E poi scusate, ma in un paese che è stato capace di credere che qualcuno era pronto a comprarsi l’Alitalia per amore di bandiera, chi può avere il coraggio di mettere in dubbio financo l’esistenza di Babbo Natale? E questa storiella, in fondo, è molto più plausibile di quelle che ci vengono ammannite tutti i giorni, con la massima serietà, dai nostri TG nazionali. E in più fa ridere, mentre i TG fanno piangere, o più spesso cag….O no?
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