Eh sì, lo so… Vi sentite trascurati e abbandonati dal vostro GPZ, che dopo avervi abbindolato con il miraggio dei succulenti resoconti delle vacanze corse si è dato alla macchia, inseguendo la sua natura silvestre…
Niente paura, si tratta solo di shock post vacanziero, il GPZ si riorganizzerà presto e ricomincerà a intrattenervi quotidianamente, come le vostre eccellentissime persone indubbiamente meritano.
Dunque, eravamo rimasti alla ritirata strategica, per dirla come Rommel, di Monsieur le ChatPuz e Madame Cucciolà dalla mirifica spiaggia di Ostriconi, ormai perduta all’Eden e irreversibilmente inghiottita dall’Orda dei Fagottari, al cui confronto gli orchi del Signore degli Anelli possono tranquillamente passare per compassati gentleman oxfordiani.
Vi chiederete, tra parentesi, la ragione dei vezzosi appellativi che hanno designato GPZ e signora nella puntata precedente, che sono tra l’altro francesi, e quindi poco rispettosi della fiera anima autonomista del popolo corso che ci ha ospitato; ebbene, dovete sapere che il Gattopuzzo (e per estensione la sua signora, familiarmente detta Cucciola) è un animale localizzativo, o se preferite un cambiaforma, un metamorfo: insomma, la specie è forse l’ultima a conservare quella rarissima capacità che ormai appartiene solo ai software, e che consiste nell’assumere la forma esteriore che più si confà all’ambiente in cui si è immersi. Si tratta di una manifestazione del principio di conservazione dell’energia, in virtù del quale la forma assunta da ciascuna specie vivente è quella che meglio consente di utilizzare l’energia, dati i vincoli ambientali; nel caso del GPZ, la cosa si estende anche al nome e a quello della sua signora.
Ora capirete, quindi, le remote origini delle fosche leggende che appena appena si osa sussurrare accanto al fuoco nelle notti buie di tante contrade dell’orbe terracqueo, e che narrano di misteriosi esseri che di volta in volta in volta si manifestano come Gattopuzzo (Italia, con l’aggiunta della variante Jatte Puzze in Abruzzo e Molise), ChatPuz (Francia), El Gato Puzo (aree di influenza spagnola, in Europa e in Sudamerica), e così via.
La localizzazione corsa – ‘U Gattupuzzu - è particolarmente feroce e bellicosa, e per questo il vostro amichevolissimo GPZ aveva optato per la versione francese, più gentile e urbana, essendo lui e la sua signora di grandissimo buonumore all’inizio della vacanza e non volendo affliggere gli amici con le ruvide manifestazioni di territorialità del selvaticissimo Gattupuzzu.
Vi anticipo subito che durante la vacanza ‘U Gattupuzzu non si è mai manifestato, grazie alle fatiche immani che il GPZ ha profuso per evitare la metamorfosi, che è molto più cruenta di quella che trasforma il povero Bruce Banner in quel pupazzone verde noto ai più come l’incredibile Hulk, e che si crede chissà chi solo perché non ha mai incocciato ‘U Gattupuzzu, che ne farebbe in pochissimi minuti una appetitosissima lasagna verde degna della migliore cucina emiliana.
Ora però sono pentito, perché l’Orda un bel ruggito in faccia se lo sarebbe senz’altro meritato, altroché…
Ma passate oltre questo intermezzo, vedrete che qualcosa poi è successo!
Con l'iniziale maiuscola, perché la speciazione si è fermata ad un solo esemplare, e quindi il nome della specie è anche nome proprio. Il Gattopuzzo è un animale un po' puzzola e un po' faina, una creatura dei boschi che si è urbanizzata. Uno spirito vagabondo che potreste incontrare, a vostra insaputa, in un bar o per la strada, a Roma come a Delhi. Sa mimetizzarsi molto bene nell'ambiente urbano, ma in fondo all'anima rimane uno spirito selvatico. Unico segno distintivo: il pelo grigio.
venerdì 5 settembre 2008
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