Non avrei voluto più scrivere post politico-filosofici, che tanto mi piacciono mentre li scrivo quanto mi annoiano quando li rileggo, e ai quattro frequentatori in croce di questo blog devono fare un effetto ancora più deprimente, non essendosi nemmeno divertiti a scriverli; però c’è qualcosa che mi si agita dentro da mesi, e alla fine mi tocca almeno provare a dirlo. Confido nella pazienza di tutti e chiedo scusa in anticipo per il tono vagamente profetico che finirò per infondere a questo post: vorrei evitarlo, ma tanto lo so che non ci riesco.
Io penso che la sinistra italiana, come l’abbiamo conosciuta e come la immaginiamo ancora noi nati prima della caduta del muro, sia definitivamente morta.
L’anno zero è infine arrivato e ce lo siamo lasciato alle spalle, anche se qualcuno ancora non se ne è accorto e sta lì a berciare in piazza di falce e martello e di politiche antagoniste, di rinascite e rifondazioni, di ritorno alle origini e al territorio. I Diliberto, i Pecoraro Scanio, i Bertinotti - ve lo posso assicurare perché un minimo di frequentazione con ambienti a loro vicini ancora lo mantengo – non ci credono più neppure loro e (visti certi comportamenti) forse non ci credevano neppure prima; ma si illudono di poter mettere nel sacco una volta di più uno zero virgola percento di elettori per riconquistare uno strapuntino, e come biasimarli? In fondo, star seduti in parlamento è l’unica cosa che hanno imparato a fare, nella vita, e la pagnotta a casa ce la devono portare pure loro. Certo, Voi-Sapete-Chi ha in mente di tagliarli fuori definitivamente con lo sbarramento al cinque percento, con l’ovvio benestare tacito di Veltroni, ed è quindi probabile che di certa gente non sentiremo parlare mai più.
I meno impresentabili tra loro troveranno ospitalità nel PD e pagheranno dazio, perché quel partito è una mafia che ti può anche accogliere se porti in dote qualche voto, ma poi ti sia chiaro che ti devi accontentare dello strapuntino e non devi rompere le palle con temi desueti come l’ambiente o la politica dei redditi, che loro hanno da fare ben altri affari: chiedete a Caltagirone e compagnia palazzinara di come hanno vissuto a Roma sotto Veltroni, se volete avere maggiori delucidazioni in proposito. E con questo abbiamo anche detto quanto si può sperare dal PD.
Degli altri, gente tipo Paolo Cento e altri decerebrati del suo genere, non mi stupirei di ritrovarmeli, tra qualche anno, a fare gli usceri in un museo semideserto, impegnati nella recita del proprio epitaffio, che propineranno quotidianamente con riflesso pavloviano ai pochi sfortunati turisti capitati in qualche afoso pomeriggio agostano nel deserto polveroso che circonderà la loro scrivania: - lei ora mi vede qui, ma vent’anni fa ero sottosegretario…
La sinistra, storicamente, ha trovato la sua ragione di esistere nell’abbattimento delle disuguaglianze, a cominciare da quelle economiche; la crisi – questo non lo scopro certo io - è con tutta evidenza mondiale, perché oggi questo mandato non se lo da più nessun partito di sinistra, nemmeno quelli al governo. E’ impossibile che se lo diano, se non nei proclami elettorali, perché con la fine dell’illusione comunista e l’attacco sempre più violento di cui è oggetto il concetto stesso di socialdemocrazia, l’unico paradigma economico rimasto disponibile sulla piazza è quello capitalista, che tutto può fare tranne che ridurre le disuguaglianze. In mancanza di un nuovo Marx che inventi un regime meno cruento e più efficace del comunismo quale alternativa egualitaristica al capitalismo, la sinistra ha quindi esaurito la sua missione storica. Sulla saracinesca abbassata e rugginosa può anche scrivere “Chiuso Per fallimento”, o “In liquidazione”.
Credo che nei prossimi due-tre anni assisteremo anche ad una progressiva disgregazione del PD, perché chi vuole fare affari troverà più comodo farli stando dalla parte di chi comanda, e quel che resterà di quel partito sarà tenuto in vita con la respirazione artificiale proprio da Voi-Sapete-Chi, che troverà molto comoda la (non) opposizione di quella combriccola, piuttosto che un antagonismo vero da parte di qualche forza nuova interessata ad occupare il posto che fu di Berlinguer.
Questo potrebbe produrre uno scenario articolato in due movimenti: intanto una risorgente opposizione extraparlamentare armata, ma stavolta senza un programma rivoluzionario come negli anni settanta; semplicemente un’opposizione emarginata e disperata che sparerà per rabbia e ribellismo frustrato, non trovando più alcun canale istituzionale in cui veicolare le proprie istanze; credo che sarà questo il frutto avvelenato dello sbarramento al cinque percento, e Voi-Sapete-Chi ne sarà felice, perché nella paura che susciterà questo risorgente terrorismo troverà l’humus perfetto per spazzare via qualsiasi ombra di opposizione al pensiero unico dominante e potrà perpetuare il proprio potere con periodiche, rassicuranti esibizioni muscolari, perché sarà molto facile sbattere in cella ed esporre al pubblico ludibrio, periodicamente e alla bisogna, qualche disperato con una molotov in mano. Adesso, in mancanza di terrorismo interno, cerca di accaparrarsi almeno un attentatino sul fronte internazionale e quasi lo implora – ma che cosa hanno Zapatero e Blair che io non ho, perché a loro le bombe le avete date e a me no… - O come altro leggere le sue periodiche sparate contro l’Islam (l’ultima è di ieri, Ahmadinejad paragonato a Hitler, con ovvia conseguente levata di scudi dell’islamismo radicale).
L’altro movimento potrebbe avvenire invece sul versante istituzionale: se non vorrà perdere la propria ragione di esistere – e non vorrà farlo, almeno perché alle poltrone conquistate nessuno vuole rinunciare – a incarnare l’opposizione vera sarà la Lega, o ciò che diventerà. Non più, quindi, un confronto destra-sinistra come siamo stati abituati a vedere tutti noi, fin dalla nostra nascita, ma una dinamica centro-territorio potrebbe diventare il luogo della contesa politica. In fondo, è qualcosa che sotterraneamente sta già accadendo: la Lega non è interessata ai temi tanto cari a Voi-Sapete-Chi, tipo la giustizia o il business delle telecomunicazioni, e se sta con lui è solo per portare a casa il federalismo; quando l’avrà ottenuto in forma compiuta, sotto forma di autonomia impositiva delle regioni e riforma del Senato in senso regionalistico, troverà più conveniente tornare al territorio, e probabilmente si articolerà in una forma tale da poter stringere alleanze proficue anche con le forze autonomiste del Meridione. Già ora le concessioni più grosse il nano alfa le ha dovute fare quando ha puntato i piedi Bossi, non certo quando si è mobilitato il PD; e lo stesso Bossi non si fa pregare troppo quando c’è da fare la voce grossa, dimostrando che questo centro-destra un padrone ce l’ha, sì, ma in fondo a lui non fa poi così paura. Ed è normale, essendo il suo partito l’unico, nella compagine di governo, che può vivere e prosperare anche senza la tutela di quel padrone. La sicurezza sarà probabilmente il terreno privilegiato su cui si svolgerà la pantomima governo centrale versus rappresentanze territoriali: con le seconde a invocare la forca per tutti gli esclusi, siano essi delinquenti veri o semplicemente poveri senza casa; e il governo centrale a speculare sulla lite per sviare l’attenzione dal sempre più devastante impoverimento delle classi medie, molti membri delle quali si troveranno un giorno, con loro sorpresa, ad essere oggetto delle stesse discriminazioni che avevano così tenacemente invocato per gli altri, prima di diventare poveri loro stessi.
E qui mi fermo, perché lo scenario è da incubo e mi sto sentendo male solo a immaginarlo. Chiaro che io la palla di cristallo non ce l’ho, scrivo quelle che sono le mie sensazioni, e purtroppo sono queste, sono pessime. E spero tanto di sbagliarmi, ma non di poco, mi vorrei sbagliare proprio di grosso e rileggere tutto questo tra dieci anni pensando a quanto ero coglione appena un po’ di tempo prima.
Un’ultima considerazione, ed è per noi stessi, essendo “noi” gli appartenenti a quella generazione nata negli anni sessanta e che forse è stata l’ultima del dopoguerra, quella che ha frequentato una scuola davvero antifascista, che ha tra i propri valori la giustizia sociale, un certo egualitarismo, e che ha ottenuto un posto nella vita quasi sempre a prezzo di studio serio e duro lavoro.
Noi potremmo forse essere lasciati in pace e semplicemente esclusi (come di solito già siamo ora) da qualsiasi dinamica di potere, e sarebbe già tanto; più probabilmente, in un’Italia sempre più incattivita e povera, noi saremo i privilegiati da additare domani alla furia popolare: quelli che hanno un posto di lavoro discretamente remunerato, che hanno la fortuna di avere una certa sicurezza economica, e vedrete che il come ci siamo conquistati queste cose non importerà a nessuno. Sarà ovvio, sarà scontato, che le avremo avute indebitamente, le avremo scippate. Le avremo rubate.
Ieri i Rom e gli extracomunitari, oggi i dipendenti pubblici e quelli di Alitalia, domani gli insegnanti, dopodomani alla fine toccherà anche a noi, non so ancora con quale etichetta collettiva, ma state certi che ce ne troveranno una. E così il nano alfa prospera e dal suo ritiro il Venerabile benedice: in fondo, non ci sperava più nemmeno lui, negli anni ottanta, che un giorno il progetto della P2 sarebbe diventato realtà.
Con l'iniziale maiuscola, perché la speciazione si è fermata ad un solo esemplare, e quindi il nome della specie è anche nome proprio. Il Gattopuzzo è un animale un po' puzzola e un po' faina, una creatura dei boschi che si è urbanizzata. Uno spirito vagabondo che potreste incontrare, a vostra insaputa, in un bar o per la strada, a Roma come a Delhi. Sa mimetizzarsi molto bene nell'ambiente urbano, ma in fondo all'anima rimane uno spirito selvatico. Unico segno distintivo: il pelo grigio.
domenica 21 settembre 2008
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