E Celine non me ne vorrà se uso in modo improprio il titolo del suo libro (anche perché è morto da un pezzo, mi dicono).
Riprendo il mio post catastrofale (http://ilgattopuzzo.blogspot.com/2008/09/vedonero.html), che era appunto un addentrarsi ben bene nella notte fonda e nera che ci attende, e provo a spingermi ancora oltre; stavolta, però, mi rendo conto che il rischio di fare fantapolitica è forte, per cui faccio una premessa: tanto quello che sto per scrivere, quanto Vedonero, raccontano degli scenari. Uno scenario, ovviamente, non è il Vangelo, ma è una previsione che ha un certa probabilità di avverarsi; e mentre la probabilità che attribuisco a quello di Vedonero è piuttosto elevata, ne attribuisco una tutto sommato bassa a quello che sto per tratteggiare. Però descriverlo mi sembra lo stesso importante, perché una probabilità bassa è comunque una possibilità in nuce, ancorché remota, e magari potremmo anche scoprire con raccapriccio che in fondo non è poi nemmeno così remota.
Dunque, eravamo rimasti ad un’Italia del futuro (prossimo) federale, impoverita e incattivita, diciamo pure istupidita e completamente in balìa di una propaganda che esaspera a senso unico un solo tema – la sicurezza – usato a gogò dal governo centrale per sviare l’attenzione dai problemi economici e sociali e creare una valvola di sfogo alle pulsioni rabbiose del corpaccione elettorale, attizzando continue guerre tra poveri. In questo i governi che si susseguiranno troveranno buon appoggio – anche se in apparenza l’interazione sarà conflittuale – nei nuovi centri di potere locali, egemonizzati da un leghismo ormai esteso a scala nazionale e che sarà al tempo stesso forza di governo (locale) e di opposizione al governo nazionale, visto come controparte in un gioco politico che non si articola più sulla distinzione storica tra destra e sinistra, ma su quella tra potere centrale e potere decentrato. In questa nuova Italia la distinzione tra destra e sinistra non sarà più il discrimine in base a cui i cittadini sceglieranno la rappresentanza: già oggi vediamo che livellare le disuguaglianze (il programma storico della sinistra) non solo non è più possibile, ma non interessa neanche più; quelli che oggi strillano contro l’allargarsi a dismisura della forbice tra ricchi-ricchissimi e gente comune che sempre più scivola nella povertà non si organizzano per perseguire collettivamente una politica dei redditi, che sarebbe un progetto di sinistra; piuttosto, progettano individualmente azioni idonee a fare il gran salto dalla parte dei fortunati, o almeno a raccogliere qualche briciola del loro banchetto. Sembrano più mossi da invidia che da sentimenti di giustizia sociale, stringono alleanze precarie e strumentali per affrancarsi individualmente dal proprio destino miserabile e sono quindi, politicamente parlando, compagni di strada infidi e rissosi, pronti a tirare fuori il coltello contro gli stessi alleati di un quarto d’ora prima, qualora dovessero conseguire un vantaggio anche piccolo, ma tale da farli ritenere ormai fuori dalla volgare schiera (scusa, Dante, se uso i tuoi versi in un contesto così indegno). In presenza di questa nuova polarizzazione – centralisti versus localisti – forze come il PD, se non si saranno disintegrate prima, non avranno alcun motivo di stare all’opposizione: stringeranno senz’altro un’alleanza di governo con gli eredi del PDL, sostituendo la Lega, ma – a differenza di questa – saranno in posizione subalterna. Veltrusconi alla fine camminerà tra noi, insomma, e chissà che non siano ancora loro due, dati i tempi biblici del ricambio dei vertici politici in Italia, a creare questo Frankstein.
In questo scenario, a implodere potrebbe essere proprio la costola forzitaliota del PDL: da sempre tentata dal leghismo, l’emergere di localismi forti potrebbe costringerla a portare alla luce questa contraddizione di fondo, svuotando di consensi un partito (anzi, una corrente del PDL) che a quel punto avrebbe fatto il suo tempo, avendo oltre tutto raggiunto il suo scopo; avendo compiuto la sua mission, direbbe Voi-Sapete-Chi, essendo la mission nient’altro che affermare in Italia la nuova egemonia “culturale” dell’individualismo solipsistico e autoreferenziale (e un bel po’ telerincoglionito) così funzionale ai padroni del vapore per liberarsi di qualsiasi rivendicazione sociale.
Venendo così a mancare, a livello centrale, il nerbo vero e proprio della coalizione di governo – il PD, se ci sarà ancora, sarà una pallida ombra, e Alleanza Nazionale è un partito nato farlocco e vigliacco – è possibile che le spinte autonomiste del Nord ricco riprendano vigore, e si arrivi infine ad un divorzio addirittura consensuale dal Centro-Sud: in fondo – si dirà – è una separazione solo “funzionale”, nel senso che tutti e due i tronconi staranno comunque nell’Unione Europea; e anzi il Sud, con una ritrovata povertà nazionale, potrebbe tornare a beneficiare di quei finanziamenti UE per lo sviluppo che ha perso quando a far parte dell’Unione sono arrivati stati poveri come la Romania. Alle elite del Sud, storicamente figlie della criminalità organizzata, la cosa non dovrebbe dispiacere: fondi UE da intercettare per le clientele e un territorio in cui la criminalità organizzata può finalmente farsi davvero e ufficialmente stato, dopo tanti decenni in cui ha svolto le stesse funzioni – dall’ordine pubblico al pagamento delle pensioni alle vedove degli uomini d’onore -, ma illegalmente. Senza contare il fatto che, con leggi ad hoc, il Sud si potrebbe proporre – e stavolta legalmente – come fornitore di servizi indispensabili al Nord: smaltimento a basso costo di rifiuti tossici, per esempio. Chiaro che, operando in questo modo, nel medio periodo il Sud finirebbe fuori dalla UE; ma questo evento è sufficientemente lontano nel tempo da non preoccupare nessuno di quelli che sono vivi e fanno affari oggi; e “in the long run”, come diceva Keynes, saremo tutti morti.
Con l'iniziale maiuscola, perché la speciazione si è fermata ad un solo esemplare, e quindi il nome della specie è anche nome proprio. Il Gattopuzzo è un animale un po' puzzola e un po' faina, una creatura dei boschi che si è urbanizzata. Uno spirito vagabondo che potreste incontrare, a vostra insaputa, in un bar o per la strada, a Roma come a Delhi. Sa mimetizzarsi molto bene nell'ambiente urbano, ma in fondo all'anima rimane uno spirito selvatico. Unico segno distintivo: il pelo grigio.
giovedì 25 settembre 2008
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento