domenica 7 settembre 2008

Autonomia fagottara - terza parte

Dunque, ci siamo: raccontati gli antefatti, è ora di concludere l’epica narrazione dello scontro GPZ versus Fagottari. Che poi scontro non è stato, dato che, tenendo a freno ‘U Gattutpuzzu (leggi più sotto, http://ilgattopuzzo.blogspot.com/2008/09/autonomia-fagottara-intermezzo.html, n.d.r.), il GPZ si è condannato da solo ad una desolante e desolata passività, tipica di chi non è sempre capace di far valere le proprie ragioni senza ricorrere alla viuuuleeeenza più estrema e si rassegna, quindi, ad abbozzare. Ma per fortuna c’era anche la signora cucciola, che almeno una zampata l’ha piazzata.
Altra spiaggia, altri esemplari: il paradiso di Ghineparu, subito dopo Ile Russe, si raggiunge dopo breve migrazione podistica per un sentierino che attraversa la ferrovia, e si caratterizza per la presenza di alcuni scoglietti, proprio alla fne del sentiero, davvero deliziosi: ci puoi appoggiare l’asciugamano, fanno ombra alla bottiglia dell’acqua, ma soprattutto movimentano il paesaggio e proseguono in acqua, scurendo con la loro massa la tonalità verde smeraldo e rendendo lo spettacolo, già favoloso, ancor più fantastico. Naturale, quindi, che GPZ e signora Cucciolotta stazionino lì, arrivando la mattina presto quando ancora non c’è nessuno nei paraggi.
La pacchia, ovvio, dura poco, perché anche qui si appalesano presto, infestanti e infiniti come una fila di processionarie, gli italioti portatori di fagotti.
Intendiamoci, non è che noi abbiamo nulla contro i fagotti in sé, anzi: carichi come siamo di panini, acqua, ombrelloni e materassino possiamo senz’altro incorrere a nostra volta nel temuto appellativo, e non mi sentirei di rimbeccare chi dovesse affibbiarmelo; e non dimentichiamo, poi, che l’archetipo del fagottaro è il popolano del secondo dopoguerra che finalmente si può permettere il mare, dopo secoli di penuria, e però è costretto a portarsi tutto da casa perché, poverino, i soldini per arrivare al mare in cinquecento (marito moglie suocera e due marmocchi) ce li ha, ma basta così, e non può certo scendere in stabilimento ad affittare l’ombrellone e pasteggiare al ristorantino sulla spiaggia; si tratta di una figura quasi nobile della rinascita italiana, dunque, benché più volte derisa, e su quel tipo di fagottaro e sui suoi eredi (a breve dedicherò un post anche a loro) mai mi sognerei di affondare lo stiletto polemico. Ma qui è di altri fagottari che si sta parlando, della degenerazione della specie, e mi perdonerete se, in cerca di chiarezza e incisività, mi sono risolto ad adoperare lo stesso vocabolo per designare i barbari da spiaggia.
Arrivano tutte le mattine in fila indiana, non meno di venti-venticinque, e fin qui niente di male; bambini urlanti e scalcianti sabbia sugli altri frequentatori della spiaggia, come noi, e nessun genitore che si perita di richiamarli; piantano i loro ombrelloni dove gli pare, incuranti della presenza degli altri, che si ritrovano all’improvviso, a seconda dei casi, o circondati alla distanza d’ordinanza di dieci centimetri o ombreggiati senza mai aver chiesto questo beneficio.
L’accampamento viene rizzato con una velocità e un’efficienza da far invidia alle truppe di Giulio Cesare, e qui si vede senz’altro la superiorità del longobardo sul romano: e sì, perché il gruppone è tutto padano, fino al midollo, e l’idioma tutt’altro che sussurrato non lascia dubbio alcuno. Non sono solo i bambini a urlare, genitori e nonni non sono affatto da meno, anzi… Proviamo ad analizzare, ancora una volta con lo spirito freddo e scientifico dell’entomologo, un campione di dialogo tra due esemplari maschi adulti della suddetta orda: - Uhè Mario, non è che mi daresti una mano con l’orecchio? Sai, mi shi è tappato… Mi han detto che tu sai fare da solo, è vero? – Ma scertooo… l’ultima volta che scion andato dallo stappatore (sic!) mi ha scucito ottanta euri… E allora mi scion detto ma va là, che scion capace anche da solo… - allora che faccio, vengo da te stasera? – OK, ti aspetto in camera, porta una bacinella, eh, che ne esce di roba… - Ma davvero? – Ehhh… Non pare, ma un orecchio ne può contenere di robaccia, altrochè se ne può contenere…
Analizziamo…
Ma che cazzo c’è da analizzare? A me sta venendo da vomitare solo a ricordarlo, e questi due cazzoni l’hanno urlato in faccia a una spiaggia intera, e fortunati i crucchi e i francesi che almeno non hanno capito una parola!
Bleah! Razza padana, sì… Ma se vogliono fare la secessione, perché non gliela facciamo fare davvero? Ma voi la sentireste la mancanza di questa gente? Basta, il GPZ ha lo stomaco delicato, non ce la faccio più a raccontare queste efferatezze… E mi manca ancora di narrare l’insurrezione della cucciola, e tanto tanto altro… Vabbè, mi rassegno, non sarà questo l’ultimo atto, ne seguirà almeno un altro, e chissà, forse anche altri due…
Buona vita a tutti voi!

Nessun commento:

Posta un commento