Avete letto l’intermezzo (il post sotto a questo)? Sì? Bene, allora possiamo proseguire. Però leggetelo, perché è propedeutico.
Dunque, in cerca di una nuova spiaggia d’elezione, il GPZ e Signora Cucciola (dismettiamo gli avatar francesi, che alla fine mi danno sui nervi) si fiondano su Lozari: un po’ scoscesa e molto, molto ventosa, ma comunque superlativa. Qui, soprattutto arrivando presto, si sta davvero bene, e questo noi facciamo, mentre le due famigliole che sono con noi se la prendono comoda e ci raggiungono più tardi. Il GPZ sarebbe un vile mentitore se raccontasse di essere stato infastidito anche qui dagli italici portatori di fagotti, ma qualcosa da raccontare c’è lo stesso.
Intanto, l’incontro con una rarissima famigliola di fagottari germanici: io non ho mai capito l’impulso che spinge la gente, su una spiaggia enorme e completamente deserta, a piazzarsi a dieci centimetri dal tuo asciugamano, e giuro che prima o poi lo chiederò a qualche eminente sociologo, o psicologo, o magari direttamente al molestatore. Sta di fatto che il GPZ deve avere una specie di calamita per questi soggetti, perché il primo giorno sulla nuova spiaggia (ribadisco: deserta), dopo dieci minuti che eravamo lì, eccoci di nuovo: arriva una tizia bianchiccia, flaccida e tutta vestita, con una faccia che in fondo – penso – Lombroso proprio del tutto torto in fondo non aveva, e che fa? Piazza l’asciugamano accanto al mio e mi si accoccola vicino.
Seguono quattro marmocchi più marito pingue, bassottino e grassottello con occhialini d’ordinanza, che non si toglie nemmeno quando entra in acqua.
L’entomologo che è in me mi ha salvato dal dare libero sfogo a ‘U Gattupuzzu, che premeva per uscire e prenderli seduta stante a calci tutti quanti, fino ai valichi alpini della natìa Alemagna; perché era davvero interessante osservare con occhio scientifico, senza ombra di pregiudizio, il comportamento (a)sociale di questi magnifici esemplari: della fisiognomica dei genitori ho già detto, di quella dei figli non c’è molto da dire, se non che ce n’era uno inspiegabilmente bellino. La mattinata il papino l’ha trascorsa tutta in acqua, manco fosse una foca, mentre mammina non si è bagnata mai, ma soprattutto non si è neppure (alleluia!) spogliata: si è limitata a stazionare al limitare della nostra ombra, aggiungendo la sua (sgradita) a quella degli ombrelloni nostri e dei nostri amici.
Il GPZ, perfido, leggeva, ma da dietro al libro gli occhi emergevano a scrutare impietosi i giochi (pietosi, quelli invece sì) del papino-otaria e dei suoi figlioli: la signora Cucciola, che l’idioma crucco lo capisce, mi assicurava la totale insipienza dell’intera conversazione, che a quanto pare si è svolta per intero mediante l’uso di quattro-cinque vocaboli di base tipo “salta”, “tuffati-che-papino-ti-prende”, “adesso-tutti-insieme”, “sorridi-alla-mamma-sulla-spiaggia”.
La classificazione della specie non è stata difficile: trattavasi indubbiamente di esemplari di Gioventù Ardente Mariana, o Focolarini (Fagottarini, magari? Ci sono?), o qualche altra perniciosissima setta.
A quel punto, perso ogni interesse, ho concluso la mia indagine scientifica e ho spostato l’asciugamano e la sediola. Quando se ne sono andati non me ne sono accorto, ma era certamente troppo tardi.
Sono seguite ore languide e bellissime di bagni e di sole, durante le quali ho finalmente riassaporato la Corsica che avevo conosciuto l’anno scorso, accogliente e discreta.
Ma credete davvero che la tenzone GPZ versus Fagottari sia finita qui? Eh, no, cari miei! Sarebbe stato troppo bello, e probabilmente non sarebbe valso nemmeno la pena raccontarla…
Ma restate su questi schermi, vi prometto che entro lunedì vi racconto il resto.
Buon week end a tutti!
Con l'iniziale maiuscola, perché la speciazione si è fermata ad un solo esemplare, e quindi il nome della specie è anche nome proprio. Il Gattopuzzo è un animale un po' puzzola e un po' faina, una creatura dei boschi che si è urbanizzata. Uno spirito vagabondo che potreste incontrare, a vostra insaputa, in un bar o per la strada, a Roma come a Delhi. Sa mimetizzarsi molto bene nell'ambiente urbano, ma in fondo all'anima rimane uno spirito selvatico. Unico segno distintivo: il pelo grigio.
venerdì 5 settembre 2008
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