martedì 16 settembre 2008

La vita secondo P.

Se il bullismo è una esasperazione caricaturale di alcune caratteristiche di genere, si capisce perché di solito a finire sul giornale sono i maschi, che nel tentativo di rafforzare una identità (anche di genere, appunto) percepita debole passano con facilità il confine della violenza fisica.
Il bullismo femminile, quindi, non è quello delle adolescenti che scimmiottano i maschietti e se ne vanno in giro con il culo di fuori, bestemmiando ruttando e menando le mani: specularmente, secondo questa mia personalissima visione del fenomeno, il bullismo femminile va cercato nell’atteggiamento di quelle donne che fondano rigidamente la propria identità su uno stereotipo di donna quale madre, moglie e signora della famiglia, e brandiscono questa immagine come una clava per farsi largo nella vita cercando di mettere in mora chi moglie e madre non è, o chi moglie e figli non ha, gente che ai loro occhi appare fondamentalmente come uno sgorbio di natura, la cui esistenza in vita è a malapena tollerabile.
Questa riflessione, che ripropongo oggi senza un motivo preciso, la feci anni fa, quando lavoravo in un’altra azienda e dividevo la stanza con P.
P. era una ragazza senza grilli per la testa, molto concreta, che diceva di sapere molto bene cosa voleva dalla vita: si era laureata in economia piuttosto giovane, si era sposata, aveva trovato un lavoro, aveva avuto una figlia ed era più giovane di qualche anno del GPZ, che invece era ancora al palo, fatta eccezione per laurea e lavoro.
La convivenza procedeva bene: P. e il GPZ non erano proprio amici per la pelle, ma c’era un rapporto di forte rispetto reciproco, ci si aiutava spessissimo e si scambiavano anche ben più che due chiacchiere; che vertevano per lo più sulle vicende familiari di P., dato che lei faceva un po’ fatica e nemmeno troppo nascostamente si annoiava ad ascoltare delle prodi zingarate del GPZ, o delle sue spedizioni estive negli angoli più remoti del pianeta.
La profondità dell’abisso che ci divideva la scoprii tutta in una volta, e in modo assolutamente inatteso, quando si andò a votare per quel disgraziatissimo referendum sulla procreazione medicalmente assistita; all’epoca non potevo sapere quanto poi quei temi sarebbero entrati di prepotenza nella mia vita, ma di non andare a votare non mi passò manco per l’anticamera del cervello: primo perché condividevo i quesiti referendari (abolizione, nell’ordine, del divieto di diagnosi pre-impianto e di fecondazione eterologa, e dell’obbligo di impiantare tre-embrioni-tre), e secondo, ma non meno importante, perché se pure fossi stato contrario ci sarei andato lo stesso a votare, essendo il GPZ un animaletto scrupolosamente osservante dei doveri civili.
Più per fare conversazione che per altro, chiesi a P. come la pensava in proposito; quello che segue è il resoconto di ciò che sortì dalla mia imprudentissima uscita.
- P.(quasi imbarazzata): mah… io il senso di sprecare soldi per questo referendum non lo capisco proprio.
- GPZ: perché?
- P.(prende baldanza): perché se vuoi fare figli ti sposi e li fai, che è ‘sta cosa che ti devi far prestare gli ovuli o lo sperma e se sei sposato o no non fa niente…
- GPZ (si sforza di non soffiare come i gatti): ma questo è solo uno dei tre quesiti, e capisco che forse è anche il meno facile da condividere, però gli altri due mi sembrano sacrosanti…
- P.: che dicono gli altri due?
- GPZ (avatar attuale: gattopuzzus patiens patiens): adesso la legge vieta di effettuare la diagnosi sull’embrione e c’è il rischio che venga impiantato un embrione malato che poi porterà alla necessità di un aborto…
- P. (infervorata): no, scusa, e che io quando sono rimasta incinta ho fatto la diagnosi pre-impianto?
- GPZ (tra sé e sé: certo che no, a meno che tuo marito non abbia uno scanner montato sul pisello): l’amniocentesi l’avrai fatta…
- P. (con noncurante orgoglio): per la verità no…
- GPZ (devo capire!): sei cattolica?
- P.: non praticante.
- GPZ: però comunque sei credente.
- P.: sì.
- GPZ (forse riesco a farla ragionare…): e va bene, è stata una tua scelta personale quella di portare avanti la tua gravidanza in qualsiasi caso, ma perché vuoi togliere ad altre persone la possibilità di risparmiarsi un aborto al quarto mese?
- P. (ieratica): io penso che una donna ha una responsabilità verso la vita, e non ha la libertà di scegliere se portarla avanti o meno.
- GPZ (sforzo sovrumano per non piantarle le unghie negli occhi): ripeto, è una tua idea… E guarda che a ricorrere a queste tecniche è gente che ha problemi, persone portatrici sane di malattie genetiche che avrebbero una elevatissima probabilità di generare embrioni non in grado di arrivare alla fine della gravidanza, o addirittura figli malati di sindromi gravissime… O persone un po’ in là con gli anni, che sono arrivate tardi alla decisione di avere un figlio e quindi rischiano, oltre che di non riuscirci, anche la sindrome di down…
- P.: senti, a me questa gente non fa pena per niente. Se volevano figli potevano pensarci prima, come ho fatto io. Si sono voluti godere la vita, si sono voluti “realizzare”, come dicono loro? Adesso paghino il prezzo.
- GPZ (mo’ la pio a sediate): e con le coppie a rischio di anemia mediterranea e altro come la metti?
- P.: mah… adesso tutti lì a dire quanto è difficile avere figli, e a piagnucolare… quello che so è che io ho sempre avuto le idee chiare su quello che volevo e non ho avuto nessun problema a ottenerlo. Il resto sono chiacchiere. Ma le nostre madri come hanno fatto? Mica ce l’avevano loro, la diagnosi pre-impianto e la fecondazione assistita, ma ci hanno partorito e ci hanno allevato come si deve. Chi vuole fare figli si metta in testa che si fa così, altrimenti non è adatto, punto e basta.
E la discussione sarebbe andata avanti per ore o magari sarebbe finita subito lì, con un omicidio, se il capo una volta tanto non si fosse rivelato provvidenziale entrando in stanza come un ciclone con una delle sue infinite crisi isteriche per urgenze che erano tali solo per lui, come fa ogni capo che si rispetti.
Ovviamente, questo discorso non l’ho mai più affrontato, con P.; altrettanto ovviamente, la mia stima nei suoi confronti è scesa sotto il livello di guardia; e, ancora più ovviamente, non solo il referendum l’ha vinto lei, ma di lì a tre, quattro anni i conti con le conseguenze di quel (non) voto criminale mi è toccato patirle a me, che ci faccio ancora i conti, mica a lei, che invece (ri-ovviamente) dopo qualche mese è rimasta incinta per la seconda volta. Sarà perché il Grande Cocomero nume tutelare di tutte le pance gravide esiste davvero e ha voluto premiare lei che lo venera e punire invece il GPZ agnostico, che lo ignora?
Certo che, se è così, allora questo Padreterno è parecchio diverso da come mi ricordo che me lo descrivevano da ragazzino, tutto buono e misericordioso, mentre invece non vede l’ora di beccarti in castagna e farti il culo… Perché alla fine il GPZ non solo s’è beccato l’esibizione di bullismo appena raccontata, ma gli è toccata in sorte pure la nemesi di andare a toccare con mano le situazioni di cui allora parlava in astratto…
Uno dei paradossi che discendono dalle idee di Cantor sull’infinito matematico è che Dio c’è, ma è contraddittorio; questa storia ne genera invece un altro, e cioè che Dio c’è, ma è berlusconiano*…
E che dite, non sarà mica il caso che il GPZ metta da parte tutti i vecchi rancori e decida di far incontrare P. con IRRSC (http://ilgattopuzzo.blogspot.com/2008/07/perch-gli-italiani-sono-diventati.html)? Ne potrebbe nascere una bella amicizia...

* Mi rendo conto che qui il nano pelato c’entra come i cavoli a merenda, ma il blog è mio e anche gli insulti me li gestisco io.

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