domenica 13 luglio 2008

Quale energia?

di Cristiana Capagni
pubblicato da La Voce Democratica – 14 febbraio 2008


Vengono i brividi, nonostante sia uno degli argomenti caldi del momento. Vengono i brividi a risentir parlare di energia nucleare, soprattutto per ciò che viene detto. Come è possibile che scienziati di altissimo livello la definiscano “energia pulita”? Dal momento che lo sanno anche i sassi che le centrali nucleari producono - insieme con l’energia - anche scarti radioattivi che non si sa dove mettere, è evidente che l’energia nucleare pulita non è. Non si sa dove metterli, tranne naturalmente chiuderli in bidoni che vengono sotterrati per lo più in quella che è diventata la pattumiera dell’Occidente: l’Africa, ma non solo, poiché ne abbiamo anche sotto casa. Basterebbe forse questo argomento per lasciar perdere futuri sviluppi. Ma vogliamo invece dire di più, ricordando che alcuni altri Paesi, i quali nel corso degli anni hanno fatto ricorso all’energia nucleare come ad esempio l’Inghilterra, stanno facendo pian piano marcia indietro. E si orientano verso fonti di energia rinnovabile, come molti Paesi del Nord Europa, i quali non possono vantare un’esposizione solare al pari dell’Italia eppure ricavano una discreta percentuale del loro fabbisogno d’energia proprio attraverso impianti fotovoltaici.
Non ci sembra neppure sostenibile la tesi secondo la quale l’Italia compera l’energia prodotta appena oltre confine (Francia, per esempio) dove, se accadesse una fuga radioattiva, sarebbe come se accadesse entro i patri confini e quindi tanto vale produrla direttamente da noi. Non ci risulta infatti che oltre confine abbiano problemi di organizzazioni criminali che gestiscono i rifiuti… vogliamo immaginarci la stessa (dis)organizzazione attualmente vigente nella nostra Campania in fatto di cassonetti e discariche, riprodotta su una centrale nucleare, una sola? Non basterebbe emigrare a mille chilometri di distanza… si pensi a Chernobyl.
Già, Chernobyl, Kiev, Ucraina. Tanti chilometri in su, tanti anni fa. Eppure nonostante gli italiani abbiano una pessima memoria storica, dovrebbero ricordarselo, almeno quelli che c’erano. Noi c’eravamo, allora. E ricordiamo bene i supermercati presi d’assalto a seguito della raccomandazione da parte delle autorità di non consumare vegetali freschi né latte: la gente si accaparrò tutte le provviste conservate o surgelate disponibili per alimentarsi con cibo evidentemente preparato tempo addietro e dunque non contaminato direttamente dalle radiazioni. Per giorni tra gli scaffali desolatamente vuoti dei supermercati non si trovava più quasi nulla da mangiare. Ma poi comunque, finite le scorte, che il cibo sia contaminato o no, mangiare si deve…
Ricordiamo bene anche la raccomandazione di non restare esposti all’aria aperta, soprattutto i bambini. Era aprile, ma non si poteva portarli al parco, no, meglio chiusi in casa.
Ricordiamo purtroppo anche le immagini dei piccoli innocenti “mostri” nati lassù (e non tutti deceduti) negli anni che seguirono. E non abbiamo dimenticato la maggiore incidenza di tumori e disfunzioni alla tiroide, anche qui da noi, così geograficamente lontani. Siamo sicuri di voler correre questo rischio? In nome di cosa? Dell’opportunità di girare un interruttore e lasciarci investire in piena estate da un getto d’aria gelida senza la quale le generazioni che ci hanno preceduti hanno vissuto benissimo…. Perché questo è il punto: fare marcia indietro, se non impossibile, è certamente difficile; è opportuno sviluppare le risorse di energia rinnovabile ed essenziale sostenere la ricerca in questo senso, ma in ogni caso limitare i consumi - oltre ad essere moralmente doveroso - è necessario alla sopravvivenza.

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