di Cristiana Capagni
La Voce Democratica – 5-19 giugno 2008
Quanti fra noi non hanno mai sostenuto che “le cose di una volta” erano migliori?
Eh, i pomodori del campo del contadino, e chi li trova più… Signora mia, oggi è tutto artefatto, per carità… Il rimpianto per “i sapori di una volta” è piuttosto comune. Eppure c’è una inspiegabile resistenza psicologica al biologico, che pure – a onor del vero – ha un trend in continuo aumento. Chi compera e consuma preferibilmente prodotti biologici avrà senz’altro provato quella fastidiosa sensazione di esser guardato come se fosse un ufo anche un po’ credulone, e non importa se le persone con cui sta parlando siano di mentalità aperta e buona cultura. Mangi biologico uguale povero illuso.
La contrarietà che viene più frequentemente espressa è che “tanto ormai è tutto inquinato”, pertanto sarebbe inutile illudersi che si possano coltivare dei vegetali esenti dalla contaminazione. Tuttavia ci arriva pure un bambino a capire che un prodotto coltivato in modo organico, senza pesticidi e fertilizzanti chimici, sarà comunque meno inquinato da tali sostanze (che pure potrebbero in minima misura essere presenti ovunque, visto che le hanno rinvenute anche tra i ghiacci del Polo) rispetto ad un vegetale industriale.
La seconda opposizione è “ma perché, ti fidi? Chissà che roba è, ti prendono in giro”. Ma questo vale per qualsiasi prodotto, biologico o no: il rischio di frode esiste, e che non sia solo un rischio lo abbiamo visto di recente con i casi dell’olio extra vergine di oliva edulcorato, il vino avvelenato, la mozzarella di bufala alla diossina. Nessuno di questi prodotti era spacciato per biologico. Ciononostante il consumatore non pensava certo di mettersi nel piatto o nel bicchiere un compendio di prodotti chimici dannosi per la salute. Ed infatti era truffa. Perciò il rischio della truffa alimentare esiste in qualsiasi caso, biologico o non biologico.
Capita poi di imbattersi in tesi fantasiose, come quella che sostiene che i vegetali coltivati biologicamente sono rischiosi poiché al posto dei fertilizzanti chimici utilizzano i vecchi sistemi di una volta, ossia il letame, e che dunque bisognerebbe lavarli con maggior attenzione. Seguendo lo stesso ragionamento, viene da chiedersi perché mai allora non sostituire i prati con delle distese di erba artificiale, che a pensarci bene offrirebbe il vantaggio di non dover essere irrigata e di non sporcare le suole, e poi vogliamo mettere il vantaggio di sdraiarsi su di un prato senza formiche?
Se vogliamo consegnare alle future generazioni un mondo ancora capace di accogliere e nutrire le proprie specie, razza umana inclusa, dovremmo invece ricorrere quanto più possibile alle coltivazioni biologiche giacché – se anche non ci interessa cosa mettiamo nel piatto – non possiamo ignorare che l’utilizzo di pesticidi e fertilizzanti chimici contamina la terra ed anche le falde acquifere per molti anni a venire.
Secondo un vecchio proverbio indiano, noi non abbiamo ereditato la Terra dai nostri genitori:l’abbiamo ricevuta in prestito dai nostri figli. Dovremmo trattarla meglio, per fargliela trovare in buone condizioni quando sarà il loro turno.
Con l'iniziale maiuscola, perché la speciazione si è fermata ad un solo esemplare, e quindi il nome della specie è anche nome proprio. Il Gattopuzzo è un animale un po' puzzola e un po' faina, una creatura dei boschi che si è urbanizzata. Uno spirito vagabondo che potreste incontrare, a vostra insaputa, in un bar o per la strada, a Roma come a Delhi. Sa mimetizzarsi molto bene nell'ambiente urbano, ma in fondo all'anima rimane uno spirito selvatico. Unico segno distintivo: il pelo grigio.
mercoledì 23 luglio 2008
E’ più logico mangiare bio (logico)
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