giovedì 17 luglio 2008

Questioni di omogeneità

di Cristiana Capagni
La Voce Democratica – 3/17 luglio 2008

Poniamo il caso che abbiate una casa con il terrazzo. Un terrazzo ampio e molto bello, che avete però arredato in modo disomogeneo: un lato è desolatamente vuoto, mentre gli altri lati sono eccessivamente gremiti di vasi con piante, arredi da esterni in ferro battuto, magari anche un dondolo. Un vostro amico architetto un giorno vi viene a trovare e vi mette in guardia dal pericolo che il peso eccessivo rappresenta: vi dice che il terrazzo potrebbe avere dei cedimenti strutturali dalla parte dove avete accumulato troppi oggetti pesanti.
Cosa fareste? E’ logico supporre che spostereste alcuni degli arredi o dei vasi più pesanti sul lato rimasto vuoto, così da distribuire il peso, che ora grava concentrato su pochi punti, su di una superficie più ampia.
E cosa pensereste di una persona che al vostro posto lasci il peso gravare sugli stessi punti ed in più aggiunga altri vasi stracolmi di terra e piante ed un tavolo in ferro e terracotta e delle seggiole pesanti e magari anche un ombrellone sul lato rimasto vuoto?
Se nella rappresentazione succitata sostituiamo alcuni elementi con altri e poniamo gli stessi interrogativi, si presume che delle risposte sensate non dovrebbero discostarsi troppo da quelle già date.
Sostituiamo quindi l’ambiente terrazzo con il pianeta Terra; i vasi, le piante e gli arredi con la popolazione mondiale; il lato vuoto sarà infine il nostro Paese: questa Italia che i demografi considerano sconsolatamente vuota.
E domandiamoci: che senso ha pianificare un incremento considerevole della popolazione italiana, che ci dicono essere in calo, quando il Pianeta contiene già ora più di sei miliardi di individui i quali, è bene ricordarlo, per la maggior parte non hanno accesso a cibo e ad acqua potabile in misura sufficiente?
E quando – come la coscienza ci impone – saremo riusciti a risolvere positivamente le disuguaglianze fra Primo e Terzo Mondo e quindi tutti i sei miliardi di abitanti potranno a giusta ragione bere, mangiare, lavarsi, vestirsi, rinfrescarsi e riscaldarsi ed andare in giro in auto e dunque peseranno non più quanto sei ma almeno quanto dieci o dodici miliardi di individui, cosa accadrà?
Le campagne per l’incremento demografico che tentano di convincerci che servono giovani che paghino le pensioni degli anziani appaiono il frutto di una mentalità vecchia di decenni e che non ha più riscontri nella realtà. Ci dicono che oggi i giovani sono pochi. Ebbene, di quei pochi, sono in gran numero i disoccupati o precari senza futuro.
Siamo così certi che se aumentassero di numero i giovani (disoccupati e precari), essi contribuirebbero a risanare il nostro disastrato sistema pensionistico?
Che sia così oppure no, la logica ci impone di distribuire al pari dei vasi e degli arredi da terrazzo gli esseri umani affinché non vi siano vuoti da colmare da un lato e pericolosissimi sovraffollamenti altrove. Se il terrazzo crolla, non c’è lato che si salvi.

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