Il tema del giorno, quindi, è il principio di indeterminazione di Heisenberg. Come tutti sanno, questo caposaldo della saggezza popolare asserisce che non è possibile misurare simultaneamente in modo deterministico, cioè con precisione arbitrariamente grande, la posizione e la quantità di moto di una particella subatomica, per esempio di un elettrone.
Detta così potrebbe non suscitare soverchi entusiasmi. In fondo, si sta solo affermando che la covarianza degli errori di misura delle due grandezze ha un limite inferiore al di sotto del quale non può scendere: embè? E allora?
Lo stesso Heisenberg, pare, non colse subito in pieno tutte le implicazioni della formuletta che aveva scritto, ed ebbe bisogno di qualcuno dotato di maggiore concretezza per capire; la storia attribuisce questo merito a Niels Bohr, ma avrebbe potuto arrivarci anche il suo salumiere, ponendogli la questione sotto la giusta luce. Bohr, infatti, disse al crucco Heisenberg che il problema non stava negli strumenti di misura, ma proprio nel fatto stesso di misurare: per poterlo fare, è necessario interagire con l’oggetto della misurazione, alterandone proprio il comportamento che si vuole misurare; nel caso specifico, l’intimità dell’elettrone viene spiata bombardandolo con un fotone – il che ne altera sia la velocità che la posizione che si volevano rilevare - senza che i movimenti pacifisti muovano mai un dito per difendere la povera particella e, quel che è peggio, neppure il garante della privacy. Come dire che non è possibile agire in modo certo per modificare una situazione nella quale si è coinvolti: e questo il salumiere di Heisenberg lo sapeva senz’altro, come lo sa chiunque abbia mai provato a giudicare serenamente le abitudini domestiche del coniuge o, peggio, a fare una disamina oggettiva dell’argomento di una riunione a cui si sta partecipando.
Insomma, pare proprio che in natura non esista la neutralità.
Io credo che il massimo esempio di questo teorema l’abbia dato Marx (altro crucco, benché ebreo), che peraltro non lo poteva neppure conoscere, essendo morto parecchio prima che Heisenberg scrivesse quella strana formuletta:
Che il buon Karl abbia scoperto (misurato) qualcosa di fondamentale sul modo in cui la storia evolve e sui suoi motori ultimi è per me difficile negarlo, anche se oggi solo a dire questo si rischia l’anatema; è anche possibile che, se Marx non avesse scoperto niente, l’umanità al comunismo ci sarebbe arrivata davvero, secondo le tappe (incautamente) illustrate dal maestro: trionfo della borghesia, genesi e maturazione dell’antitesi proletaria, giustapposizione e sintesi hegeliana. Ma Marx ha visto, ha misurato e ha divulgato, e allora sono iniziati i tentativi di anticipare l’esito finale: a che pro aspettare e lasciare tanta parte dell’umanità a subire l’Ingiustizia, se tanto la fine è nota? E così abbiamo avuto una rivoluzione in un impero dove non c'era ancora una borghesia, e poi il comunismo in un paese solo, e come è finita lo sappiamo tutti. Insomma il sanguigno crucco Marx, per il solo fatto di aver conosciuto, ha fatalmente alterato la realtà che voleva interpretare, deviandola dal suo corso, esattamente come avrebbe detto una settantina di anni dopo il crucco algido Heisenberg. Chissà che sarebbe successo, se fosse nato prima lui… Ma questo sarà probabilmente oggetto di un romanzo di fantapolitica che il GPZ scriverà a breve, ovviamente solo per trarne un adattamento bloggistico che sia l’equivalente di una soap opera da rifilare tutte le mattine alle legioni dei suoi lettori. Del resto, date un’occhiata agli orari dei miei post: prevale la mezza mattina, l’ora delle soap!
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