di Cristiana Capagni
La Voce Democratica – 19 giugno-3 luglio 2008
Ci risiamo: la scuola è finita e ciascuno si gestisca il pupo a modo suo.
Va fatto tuttavia qualche distinguo. La scuola materna, dedicata ai bambini dai tre ai sei anni circa, prosegue fino alla fine di questo mese per riprendere a settembre inoltrato. Totale: più di due mesi di “buco”. Il nido, considerato servizio pubblico dedicato ai neonati e fino ai tre anni di età circa, chiude i battenti soltanto per il mese di agosto, obbligando dunque le famiglie ad andare in massa in vacanza in quel periodo, cioè l’esatto contrario delle tanto decantate “vacanze intelligenti” (mostrando in tal modo la vetustà di un certo pensiero nazionale, ancora legato alla serrata d’agosto). La scuola elementare ha un periodo di vacanza di più di tre mesi. Evidentemente troppo per qualsiasi lavoratore, dipendente o autonomo che sia. Le soluzioni sono le più disparate: c’è chi manda i propri figli presso nonni o zii, chi nonostante non sia separato effettua vacanze separate dal proprio coniuge per estendere il periodo di “copertura”, chi prende un periodo di aspettativa non retribuita (e non tutti se lo possono economicamente permettere, senza considerare che non sempre il lavoro può essere sospeso per lunghi periodi), chi – e sono la maggioranza – usufruisce dei centri estivi tanto in voga.
Negli ultimi anni sono sorti come funghi, fiutando il business ed andando a colmare una immensa lacuna lasciata dai servizi pubblici. Ve ne sono in mezzo alla natura, dove vengono organizzati veri e propri “campus” con soggiorno completo (a prezzi proibitivi), e dove non tutti i genitori sono disposti a mandare i propri figli, specie se più piccoli e figli unici. Si parla del “mammismo italiano”, tuttavia non sempre questo atteggiamento è soltanto deteriore: il senso di famiglia si sgretola anche così, spedendo i figli come pacchi postali ingombranti e non potendoli seguire, per ovvie ragioni di distanza, nel loro percorso di crescita, riducendo il contatto emotivo alla telefonata serale di un minuto.
Vi sono poi i centri estivi cittadini: alcuni eccellenti, dove svolgono attività di animazione giovani estremamente motivati e preparati, che organizzano attività sportive e ludiche davvero di ottimo livello, mentre altri centri estivi francamente lasciano a desiderare, pur utilizzando le stesse identiche frasi sui volantini che reclamizzano “attività ludico ricreative” si rivelano essere in realtà quasi dei parcheggi, dove i bambini si annoiano e non si riposano neppure.
Manca quindi un organismo che certifichi la reale validità di questi centri e la loro rispondenza alle aspettative dei piccoli fruitori e dei loro genitori: sarebbe auspicabile una graduatoria pubblica, con punteggio assegnato per qualità di servizi.
Manca soprattutto un aiuto economico alle famiglie, che devono sobbarcarsi costi talvolta davvero molto elevati per sopperire alle mancanze dei servizi pubblici: se i Comuni non possono assumersi l’onere organizzativo, potrebbero almeno partecipare con dei contributi in modo da sgravare le famiglie di parte di questi consistenti costi aggiuntivi necessari all’accudimento dei propri figli.
Nel nostro Paese si parla demagogicamente di tutela della famiglia ma al dunque gli oneri ricadono esclusivamente su chi, testardamente, si ostina a mettere al mondo esseri umani che dovrebbero essere considerati dalla società come il più prezioso degli investimenti.
Con l'iniziale maiuscola, perché la speciazione si è fermata ad un solo esemplare, e quindi il nome della specie è anche nome proprio. Il Gattopuzzo è un animale un po' puzzola e un po' faina, una creatura dei boschi che si è urbanizzata. Uno spirito vagabondo che potreste incontrare, a vostra insaputa, in un bar o per la strada, a Roma come a Delhi. Sa mimetizzarsi molto bene nell'ambiente urbano, ma in fondo all'anima rimane uno spirito selvatico. Unico segno distintivo: il pelo grigio.
domenica 27 luglio 2008
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