Voglio scrivere un post banale.
Del resto, perché si deve essere originali per forza? Ci sono cose che sono state dette all’infinito, ma vanno ridette, perché tanto nessuno provvede a risolverle.
Parliamo, per esempio, della tanto dibattuta pillola del giorno dopo, la RU 46. Che in Italia la sua distribuzione sfiori la clandestinità per compiacere una cricca di sessuofobi vestiti di nero è uno scandalo che ormai non scandalizza più nessuno, perché il popolo sovrano si è definitivamente rincoglionito davanti alla TV; hai voglia di strillare che è un tuo diritto, che nessuna legge consente l’obiezione ai farmacisti: tanto nessuno li punisce quando obiettano, e in alcune regioni (Veneto, Liguria e altre) è diventata impossibile anche l’interruzione di gravidanza ospedaliera, dato che non si trova più un ginecologo che non sia obiettore – almeno quando presta pubblico servizio, perché poi molti nelle cliniche private gli aborti li fanno, eccome.
Tutto perché qui in Italia - più o meno come in Messico, dove la legge sull’aborto l’hanno approvata soltanto qualche mese fa tra le alte strida dei prelati di quel paese – a fare le leggi ormai non è più il parlamento, ma i preti; che non sentono ragioni quando gli si spiega che tu l’aborto lo puoi anche vietare, ma tanto continuerà ad esistere e anzi sarà più pernicioso, perché riconsegneremo le nostre donne alle arti delle mammane, che non poche ne hanno sterminate prima del 1978.
Il pensiero che c’è dietro questa incontenibile voglia di divieto dei preti è chiaro a tutti, se lo dicono infinite volte infinite persone in infinite chiacchierate e discussioni, eppure nessun giornale lo scrive, nessuna televisione lo dice: i preti pensano che una donna che abortisce merita la morte, né più né meno di questo.
Per cui chissenefrega se una mammana la squarterà: sarà nient’altro che la giusta punizione per il suo delitto.
Questo blog ha un solo lettore che è lo stesso che lo scrive, per cui penso che non offenderò nessuno chiamandoli assassini e macellai, a cominciare dal pastore tedesco e da sua eminence; e comunque se capita per sbaglio quanlcun altro e si offende il problema è solo suo, si trovi un percorso in rete più confacente alle sue deficienze mentali.
Un’ultima cosa: smettiamo di rappresentarci il mito consolatorio della solidarietà tra donne, della sorellanza e della trasversalità di certi valori all’interno dell’universo femminile. Sono tutte palle, accanto a un gran numero di donne in gambissima ne conosco un botto che sono, se non complici, quanto meno disinteressate a questi temi e ai diritti delle altre; fanno parte di quell’orda immensa di femmine che, una volta felicemente accasate e riprodottesi, eleggono la famiglia non a valore, ma a esperienza mistica, a orizzonte unico nel quale asserragliarsi contro le brutture del mondo. E se gli si fa osservare che qualche anno fa, magari, hanno diversamente pensato e addirittura diversamente praticato, è sempre pronto un cattolicissimo pentimento a salvare la coerenza: errore di gioventù…
Con l'iniziale maiuscola, perché la speciazione si è fermata ad un solo esemplare, e quindi il nome della specie è anche nome proprio. Il Gattopuzzo è un animale un po' puzzola e un po' faina, una creatura dei boschi che si è urbanizzata. Uno spirito vagabondo che potreste incontrare, a vostra insaputa, in un bar o per la strada, a Roma come a Delhi. Sa mimetizzarsi molto bene nell'ambiente urbano, ma in fondo all'anima rimane uno spirito selvatico. Unico segno distintivo: il pelo grigio.
venerdì 11 luglio 2008
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