venerdì 25 luglio 2008

Sognatori di giorno

Ieri un elicottero pakistano ha portato in salvo i due compagni di Karl Unterchirker, caduto sul Nanga Parbat dieci giorni fa. Loro ce l'hanno fatta, Karl è rimasto là. Troppo presto, anche se è la fine che probabilmente si sarebbe augurato, solo un po' più in là, molto più in là.
E sono più di due anni che se ne è andato anche Angelo D'Arrigo, trasvolatore, come si diceva una volta; o "volatore", che è più bello ed è il termine che usò Leonardo per descrivere il pilota di quel suo prototipo di elicottero che mai vide la luce, troppo in anticipo sui tempi. Anche Angelo se ne andò nel suo elemento, che era l'aria, quella stessa aria a cui stava per restituire due pulcini di condor orfani presi sulle Ande e allevati in Sicilia, in attesa di tornare a solcare quei cieli purissimi.
Alpinisti, volatori, gente che non sa tenere i piedi attaccati per terra, ha bisogno di portarli tra le nuvole, a raggiungere la testa. Per loro trovo bella questa frase attribuita a T. H. Lawrence, o Lawrence d'Arabia, che lessi con un groppo in gola ai piedi dell'Aconcagua, incisa sulla targa con foto in memoria di una altro grande sognatore, un ragazzo di trentadue anni con una gran barba e un sorriso epico, che da quella montagna non è sceso mai: "Tutti gli uomini sognano, non pero' allo stesso modo. Quelli che sognano di notte nei polverosi recessi della mente si svegliano al mattino per scoprire che il sogno e' vano. Ma quelli che sognano di giorno sono uomini pericolosi, giacche' ad essi e' dato vivere i sogni ad occhi aperti e far si' che si avverino."
In questo mondo di polistirolo, non si sa se il demone che invasa questa gente e la spinge dove nessun altro osa sia piuttosto una maledizione; però è bello, anche nella tragedia, sapere che c'è ancora qualcuno capace guardarsi dentro e fare né più né meno che quello che legge nella sua anima. Assumendosene le responsabilità fino in fondo, anche davanti all'estremo.

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